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LA COAZIONE A RIPETERE

L’ennesimo grave scandalo che tocca, stavolta, direttamente il governo Renzi rischia di essere insabbiato come gli altri e, come gli altri, di confermare che il paese non ha vie d’uscita
Un paese senza speranza?
Un ministro intoccabile finisce in un’inchiesta che racconta della solita Italia, dell’infinita mangiatoia della grandi opere, dell’impunità degli alti tecnici da cui dipendono i canali di consenso - e dei quattrini  necessari a conquistarlo e conservarlo – della politichetta italiana, sempre più tossica e nociva. Il premier se ne sta lontano, manda avanti i suoi schierani che, con fare imbarazzato, ripetono gli slogan degli amanti della legalità per finta. Fra questi “Abbiamo fiducia nella Magistratura e attendiamo che le indagini mettano in luce le responsabilità”, “Fino alla condanna definitiva c’è la presunzione di innocenza”.
Scambiano le garanzie, che ogni paese civile deve fornire a privati cittadini accusati di aver commesso un reato, con la dignità che deve produrre chi serve il paese: è come se, pensandosi naturalmente delinquenti, già si difendessero coma farebbero i loro legali in tribunale. E’ qui il cortocircuito della politica. Del mondo rarefatto e impastato di debolezze umane, occasioni ghiotte e presunte impunità che porta alla rovina il paese e le sue buone speranze.

Così, scandalo dopo scandalo, non cambia mai nulla, non solo nell’articolazione del potere e nell’amministrazione della res pubblica, soprattutto non cambia mai il modo con cui la nazione reagisce alla tenaglia nella quale si trova per effetto della cultura dell’egoismo cieco e furbacchione, alla Alberto Sordi. Da una parte la voglia di progresso, di sviluppo, di dinamismo, di grandi opere, di entusiasmanti progetti grandiosi, di cambiamento e basta… Dall’altra la paura del malaffare, il sospetto di avere a che fare con dei ladri, la voglia di “andare a servizio “ dal potente di turno, di farsi raccomandare, di sperare che la sua promessa in cambio del voto si realizzi. Non credo che esista altro paese al mondo in cui si discute dell’utilità delle opere non in relazione all’impatto, al costo, al danno che generano, ai benefici che producono, ma in rapporto agli interessi malavitosi che potrebbero calamitare. Questo perché malavita, alta burocrazia e politica “che conta” sono ogni giorno di più la stessa cosa. Tutte parti di un disegno dove c’è chi raccoglie il denaro, chi programma eventi, opere e servizi per ripulirlo, chi lo magnifica dalle colonne dei giornali e dagli schermi della tivù di regime, chi progetta e chi costruisce sono indissolubilmente legati l’uno all’altro da una complicità che è basata sul girare la testa dall’altra parte ogni volta che qualcuno dei protagonisti vede e o sente qualcosa che è meglio che non sappia.
I professionisti della cultura della legalità sono sempre più la foglia di fico di questo sistema marcio, l’alibi a cui ricorrono pagando qualcuno di loro perché certifichi che è tutto a posto. Spesso gente buona per convegni e processioni, naturalmente a spese della collettività. prodotti anch’essi da un’Italia della forma, dove la sostanza è fatta di chiacchiere vane e da roboanti annunci di principi nobilissimi che gli stessi speakers sono pronti a violare cinque minuti dopo aver partecipato alle messe laiche in onore della trasparenza, della correttezza, della legalità. Penso a Impastato e a tutti quelli che hanno dato se stessi all’affermazione della necessità e possibilità di costruire un paese diverso, penso ai giovani delle cooperative nate sui beni confiscati alla Mafia, a quelli che si sforzano (anche vecchi, non solo giovani) di praticare ciò che predicano e in cui credono, poi guardo i politicanti da convegni e… mi viene male, scende quella disperazione che devono aver provato in tanti nel constatare che questo paese è irriformabile perché non ha nerbo.
I pozzi della politica sono avvelenati” affermò qualche anno fa sconfortato Don Ciotti, quando ancora molti di noi non avevano capito che razza di groviglio si fosse determinato nell’intreccio fra politica e malavita. Ecco perché non bisogna più abbeverarcisi a quei pozzi.
Gli Italiani hanno diritto a politici che siano migliori della media del paese, dal punto di vista della moralità, della capacità e della coerenza. Purtroppo ciò che è sotto gli occhi di tutto è l’esatto contrario. Oggi più che mai non si può davvero chiedere niente di meno, sennò la merda che è uscita dalla fogne avvelenerà anche i pozzi ancora buoni. Sempre che non sia già avvenuto.
Mariano    



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