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TSIPRAS: E SE…

I nostri media, passata l’euforia per il braccio di ferro fra Tsipras e il resto del l’Europa, hanno cominciato a predire sciagure per il fresco vincitore delle elezioni greche. Ma…
Il realismo in salsa greca
Confesso che verso Tsipras ho sempre provato solo la simpatia che è naturale sentire per i deboli coraggiosi e  speranzosi, per quelli che ce la mettono tutta, per quelli che ci provano davvero a gettare il cuore oltre l’ostacolo, proponendosi imprese proibitive e destinate quasi sempre  e finire male anche per loro. Degli emuli nostrani di Syriza penso male: la somma di sigle e siglette che nessuno ricorda più che cosa abbiano di diverso l’una dall’altra, i leaderini che hanno vissuto tempi migliori, la retorica insopportabile fatta di proclami roboanti, accompagnata da una pratica quotidiana opposta, le declinazioni esasperate del rosso e del falcemartellismo fino a trasformare storie gloriose in parodie di una storia già consumata da tutti i furbacchioni della compagnia… Insomma, un partito di sinistra da noi ci sarà solo quando si riuscirà a togliere di mezzo tutti quelli che, con la presenza e l’infantile protagonismo, minano alle fondamenta ogni tentativo di costruzione di un soggetto politico di sinistra degno di questo nome. Sempre che interessi.
Tsipras i sinistri e ultrasinistri greci li ha messi tutti insieme, li ha fatti lavorare a soccorrere la gente azzoppata da governi irresponsabili prima e affamatori poi, li ha mandati a fare mense per i poveri, ambulatori, ripetizione e soccorso scolastico e chissà cos’altro ancora. Così hanno radicato una proposta politica...
... hanno gettato le basi per ottenere un consenso importante a un programma con un obiettivo solo: farla finita con le politiche dell’austerity, sostenere i più deboli, rilanciare l’economia con qualche investimento, perfino provando a far pagare le tasse a chi non la aveva mai pagare, o perché evasore o perché esonerato da leggi favorevoli. Passo dopo passo, ma molto in fretta, ha vinto elezioni locali e poi quelle nazionali.
Prima mossa a sorpresa: invece di fare il governo con quelli più vicini per schieramento, Tsipras si è alleato con un partito di centrodestra, prodotto di una scissione di Nea Dimokratia, altrettanto ostile alle politiche economiche della Troika. Mi è immediatamente diventato più simpatico. “Vuoi vedere, mi sono detto, che questo qua privilegia davvero il programma rispetto allo schieramento?”. La simpatia è aumentata a sentire lo starnazzare del sinistrismo locale (e non solo dei sinistri) che hanno cominciato a gridare al tradimento. Si sono dimenticati del rispetto del programma di cui ciarlano per rivendicare  posti e prebende qui da noi.
L’ammirazione è aumentata quando ho visto che, nella composizione del governo, ha attribuito al partito alleato l’Interno e la Difesa, così si è parato dalle voglie di regime ancora non del tutto sopite che attraversano le forze armate greche. Poi il capo dello stato, la trattativa con l’UE e la sua conclusione “al ribasso” per quanto riguarda i prossimi quattro mesi. Credo che abbia fatto bene a comportarsi così: non ha praticamente avuto il tempo di assestare il suo governo, visto che appena eletto ha dovuto provare a rinegoziare con un’Europa unita contro di lui, Germania e Spagna in testa. Fra quattro mesi in Spagna probabilmente le elezioni le avrà vinte Podemos e diverso sarà l’orientamento internazionale di quel paese. In Germania il partito della Merkel passa da una batosta elettorale all’altra (una settimana fa ad Amburgo ha dimezzato i voti), dunque la stabilità dalle Grosse Koalition potrebbe ben presto entrare in crisi. In quattro mesi puoi guardarti intorno per trovare altre forme e fonti di finanziamento che ti permettano di dare un po’ di ossigeno a un paese allo stremo.
Insomma, non so se Tsipras e Syriza ce la faranno, lo spero. Di certo finora la mia simpatia nei loro confronti è aumentata e cresce ogni volta che qualche ultras – quelli che devono sempre alzare l’asticella, sennò non riescono ad avere un’idea – punta il suo comodo ditino ad accusarli di aver tradito gli impegni elettorali. La Grecia non potrà mai essere un modello di politica nuova che possa andar bene a un paese molto più grande come l’Italia, ma un lavoro importante l’ha già fatto: sempre più persone osservano cosa succede laggiù e scoprono “live” il volto crudele della finanza europea, la distanza siderale fra la politica e l’economia dal desidero di vivere bene e in pace che anima le persone che vivono in questo continente. Mica poco.
Mariano



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