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MATTARELLA: TORNA DI MODA LA COSTITUZIONE?

Perché è molto probabile che il nuovo Presidente della Repubblica faccia meglio del suo predecessore…
Italicum o Mattarellum?
I teorici del “tanto meglio tanto peggio” avrebbero forse preferito che questo Parlamento eleggesse a Presidente della Repubblica uno come Amato. Così la Casta avrebbe sancito definitivamente la sua siderale lontananza dal modo reale, dal sentire del popolo, dalla sfiducia che attraversa in ogni dove la società italiana. Sembravano avviati tutti su questa strada: gli uni per incapacità, nei momenti topici, di far valere il peso del consenso ottenuto; gli altri perché permeati di inciucismo e incapacità di andare oltre la preservazione ottusa delle posizioni e degli interessi delle lobbies di riferimento.
Queste caratteristiche sono ben chiare anche oggi, il giorno dopo l’elezione di Mattarella alla presidenza della Repubblica, ma resta la sorpresa di come la sintesi di due zavorre abbia prodotto un risultato che, alla fine, potrebbe perfino essere migliore di quello che appare. Non è tanto il personaggio scelto – le sua caratteristiche, la forze e le debolezze sono oggetto di minuziosa disamina e non è il caso di richiamarle qui –, ma come questa scelta è avvenuta, si è affermata. Poi anche della aspettative che crea, delle incertezze che genera e delle sicurezze che offre.

Singolare che il rottamatore – quello delle ministre vallette e dei ministri pocopensanti – sia stato così abile da capire che doveva #cambiare verso, lui, proprio lui, sennò sarebbe finito contro il muro che lui stesso aveva contribuito a erigere con le sue sparate e le sue provocazioni. Ha pescato nella prima repubblica, anche nella seconda, un vecchio, uno che ha trascorso almeno metà della sua vita adulta nella politica. Uno che è stato più volte ministro, addirittura vicepresidente del Consiglio con quel D’Alema che aveva costituito il suo governo sgambettando Prodi. Insomma uno che, in quanto a pedigree politico, non aveva nulla da invidiare ai personaggi che Renzi usa caricaturalmente per segnale la sua totale alterità. E’ venuto fuori questo siciliano che potrebbe perfino riservarci delle sorprese positive e che, sono certo, farà molto meglio del Napolitano degli ultimi tre anni, se non altro rispettando quella Carta costituzionale di cui è garante supremo.
Non so se la rottura con Berlusconi sia una sceneggiata utile a mascherare la sua sconfitta e la promessa di un futuro provvedimento per riabilitarlo (credo che gliel’abbiano promessa così tante volte che il vecchietto ora possa pretenderla); oppure se sia una rottura vera. In ogni caso, la turbolenza è destinata ad aumentare e un presidente della Repubblica come quello appena eletto è una bella garanzia.  Adesso ci vorrebbe un governo competente e con una linea politica meno addomesticata. L’insipienza renziana e le politiche dell’annuncio di provvedimenti col nome in inglese e dal senso tutto da scoprire non bastano più a frenare la miseria e lo scontento. Anche senza ammirare Tsipras, che cosa sia per davvero la velocità ce lo sta insegnando in questi giorni,; che cosa sia mettere in pratica il programma su cui si è stati eletti anche.
Non credo che sia affare di questa legislatura. Non ci resta che sperare che finisca prima possibile, magari dopo aver corretto l’unica vera porcata dell’Italicum: i candidati nominati, un vecchio vizio che proprio il Mattarellum aveva parzialmente corretto con l’istituzione dei collegi uninominali. Ma questa è un’altra storia, il nei Presidente è ben ferrato nell’argomento...
Mariano



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