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TRABALLARE IN PIEMONTE

Mala tempora currunt per i centrosinistri al governo della Regione: uno dopo l’altro vengono al pettine i nodi di un sistema che è alla fine della corsa
Dimissioni?
Il presidente della Regione Sergio Chiamparino annuncia che a luglio si dimetterà se la Magistratura non avrà chiuso per allora le inchieste sulle firme false alle liste del PD e della lista del Monviso. Insomma, il presidente ha dato i tempi ai magistrati e dimostra tutta la sua debolezza minacciando le dimissioni che, come ben sanno i personaggi pubblici, non si annunciano mai, si danno e basta. Che cosa ne sarà di questa inchiesta, quali le risultanze e quali le conseguenze lo vedremo, certo che il governo regionale è pesantemente azzoppato e infangato da una situazione che ricorda troppo quella di Cota per passare in sottofondo, confidando magari nella proverbiale caducità della memoria dei cittadini italiani.
Intanto la Magistratura scopre appalti truccati nella Sanità e non solo: via con arresti inchieste e il solito copione tante volte rappresentato. Singolare la posizione dell’assessore alla Sanità, Saitta. Lui sostiene che non sapeva nulla, che la responsabilità è dei direttori… insomma il solito scaricabarile a cui siamo tristemente abituati. Eppure proprio lui, da consigliere regionale, le zone grigie della sanità aveva dimostrato di conoscerle piuttosto bene, denunciandole con efficacia rara.

PIEMONTE, BASSO IMPERO

Le dichiarazioni di Soria nel processo di appello a suo carico aprono nuovi interessanti squarci sul sistema di potere che governa anche oggi il Piemonte
L'odore del potere, la dolce impunità
Le dichiarazioni che Giuliano Soria ha rilasciato alla conclusione del dibattimento conclusivo in Appello del processo a suo carico sono uno spaccato del Piemonte di ieri, di quello di oggi e di quello che ci è stato preparato per il futuro (leggi e leggi). Soldi pubblici a fiumi per regalie, celebrazioni della vanità di questo o quella presidente di regione, tartufi agli amanti del tubero, partecipazione alle sontuose cene elettorali bipartisan, insomma di tutto e di più.
Viaggi all’estero per festeggiare non si sa bene cosa, restauri sovrastimati e rimborsati dalla Regione a piè di lista per fare un po’ di soldi in nero, giusto quello che serviva a pagare (anche questi in nero) i nani e le ballerine – giornalisti snob compresi – che ricevevano e davano lustro a una creatura monstre che risucchiava come un’idrovora risorse pubbliche in crescendo.
Non so se le dichiarazioni di Soria - in merito alle responsabilità di politici giornalisti e attori -corrispondano al vero, ma so che il clima negli anni dal 2005 al 2008 erano davvero di allegria, grande allegria.

LONTANE RISSE

Se le danno di santa ragione nelle aule che hanno visto la nascita dell’Italia democratica e l’approvazione della Costituzione… e sembra tutto molto, troppo lontano
Distanze siderali
In qualunque modo le si voglia leggere, le scazzottature parlamentari di mercoledì notte (leggi) lasceranno un segno indelebile: è forse la prima volta che il paese ne ne sbatte, che non si preoccupa neppure di striscio del pericolo, delle pesanti responsabilità di chi ha ridotto così l’istituto principale della rappresentanza democratica. Troppo comodo dire Renzi e basta: lui è l’ultimo anello di una catena che origina da molto lontano e che poggia le sua basi nell’idea (fascista e totalitaria) che il Parlamento rappresenti “una perdita di tempo, “un freno all’azione del governo, un inutile spreco di danaro pubblico”.
Non c’è bisogno di andare troppo lontano per ricordare che gli attuali parlamentari sono tutti “nominati” dai responsabili delle liste. Il PD si trincera dietro le sue ridicole “primarie”, del tutto equivalenti alle “parlamentarie” dei M5S, ma chissà perché non altrettanto stigmatizzate dai giornali. Che la legge elettorale che li ha messi lì è stata riconosciuta come anticostituzionale e che, per questo, in qualunque paese del mondo si sarebbe rivotato un parlamento legittimo, prima di fare qualunque cosa, riforme costituzionali comprese.

IL GRANELLO NELL’INGRANAGGIO

Da qualche giorno la Maserati produce le sue auto a regime ridotto, una parte dei dipendenti è a casa in attesa che… Un bel paradigma degli effetti indesiderati della globalizzazione
Globalizzazione & flessibilità
Lo stabilimento ipertecnologico della Maserati si ferma, manca un pezzo (pare) dell'impianto di alimentazione: i motori non possono essere completati, i dipendenti a casa in attesa che la crisi si risolva, ce lo racconta Stefano Parola su Repubblica di oggi. Il produttore del componente mancante a sua volta spiega di non aver potuto provvedere alla regolare consegna perché non ha ricevuto un sotto-componente altrettanto fondamentale da un produttore che sta dall'altra parte del mondo. Non sappiamo se quest'altro è a sua volta paralizzato da qualche altro difetto nella complessa catena che porta la materia prima a diventare una Maserati. Ci penseranno i vertici dell'azienda a trovare il bug, dunque è probabile che non lo sapremo mai.
Questo è uno dei risultati della globalizzazione e, in particolare, di uno degli aspetti che hanno cambiato radicalmente il modo di produrre, si chiama just in time.

UN UOMO ALLA FINESTRA

A distrarsi basta davvero poco. E se la distrazione non fosse altro che vedere la vita da un altro punto di vista?
Dilemma didattico
Tu sei lì che spieghi la questione di Fiume dopo la Grande Guerra e il ruolo di D’Annunzio nella faccenda. Condisci la tua spiegazione con qualche immagine sulla LIM e aneddoti che servirebbero a tenere vivo l’interesse, ma vedi che lo stesso cominciano a scambiarsi lievi gomitate e a guardarsi l’un l’altro ammiccando  a non capisci bene cosa. Lasci perdere e alzi di una tacca il volume della voce, nel tentativo di recuperare un po’ di attenzione, fissi i più distratti direttamente negli occhi. Cercano di sfuggire al tuo sguardo rapace, ma li rincorri e li riprendi, costringendoli a non cedere, a tenere gli occhi ben fissi nei tuoi e le orecchie tese a quello che stai spiegando. Presto ti rendi conto che sono troppi quelli che devi tenere sott’occhio e lasci perdere.
Che cos’avete mai da borbottare? Possibile che abbiate la capacità di attenzione di una diatomea? Avete un modo di fare umiliante e anche un po’ offensivo: ce la metto davvero tutta per rendere semplici e interessanti le cose di cui vi parlo. Ma voi…"", sbotti fra l’indignato e il rassegnato. Non sei di primo pelo, sei docente di mondo e sai che le cose vanno così. Solo che ti dispiace sempre constatarlo di persona.
No, prof, non è lei la causa. E’ che c’è lui, alla finestra”, risponde il rappresentante degli studenti, quello incaricato, con voto plebiscitario una volta l’anno, di parlare con i professori e di riassumere le onde celebrali dei compagni, così flebili da non essere avvertibili con mezzi normali.

MATTARELLA: TORNA DI MODA LA COSTITUZIONE?

Perché è molto probabile che il nuovo Presidente della Repubblica faccia meglio del suo predecessore…
Italicum o Mattarellum?
I teorici del “tanto meglio tanto peggio” avrebbero forse preferito che questo Parlamento eleggesse a Presidente della Repubblica uno come Amato. Così la Casta avrebbe sancito definitivamente la sua siderale lontananza dal modo reale, dal sentire del popolo, dalla sfiducia che attraversa in ogni dove la società italiana. Sembravano avviati tutti su questa strada: gli uni per incapacità, nei momenti topici, di far valere il peso del consenso ottenuto; gli altri perché permeati di inciucismo e incapacità di andare oltre la preservazione ottusa delle posizioni e degli interessi delle lobbies di riferimento.
Queste caratteristiche sono ben chiare anche oggi, il giorno dopo l’elezione di Mattarella alla presidenza della Repubblica, ma resta la sorpresa di come la sintesi di due zavorre abbia prodotto un risultato che, alla fine, potrebbe perfino essere migliore di quello che appare. Non è tanto il personaggio scelto – le sua caratteristiche, la forze e le debolezze sono oggetto di minuziosa disamina e non è il caso di richiamarle qui –, ma come questa scelta è avvenuta, si è affermata. Poi anche della aspettative che crea, delle incertezze che genera e delle sicurezze che offre.



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