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CREDIBILITA’

I "ribelli" del PD pongono temi seri e cercano – a loro modo – di dare una svegliata a una sinistra afona e spompata. Sono credibili?
Il piatto? Piange disperato
Lo scontro sulla legge elettorale – che sembra precludere quello più sostanzioso sull’elezione del nuovo presidente della Repubblica – ha finalmente fatto emergere posizioni e sentimenti che covavano da tempo nella “base” dei demos e anche fra alcuni del loro esponenti di punta, ma che finora non avevano preso la forma che in tanti auspicavano da tempo. Civati che si dichiara “con un piede fuori” da mesi e non se ne va mai, neppure rientra; Fassina e compagni, che minacciano fuoco e fiamme e poi si afflosciano come palloncini bucati alla prima occasione di scontro vero; la vecchia guardia - Bersani, Bindi e simili - che “aveva dei problemi anche seri e non ragionava male” (Dalla). Insomma una parata di cuori di leone, dalle grandi velleità e dallo spessore di un foglio di grafene, il solito spettacolo democratico, ma non solo. E di poche settimane fa la fiducia sul Jobs Act, da tutti digerita senza colpo ferire.
Ora sembrerebbe che abbiano tirato fuori gli attributi e che si siano messi a fare su serio. Perché? Le ragioni saranno sicuramente molte, complesse e diversificate, visto che nessuno va d’accordo con nessuna altro, anzi spesso è in conflitto perfino con le parti del sua corpo più lontane dai centri di potere del momento.
Fra tutte, credo che la più importante, sia la loro sopravvivenza politica e già questo basta a far dubitare non tanto delle buonafede, ma certamente degli alti ideali che dicono di voler difendere e proporre ora che si apprestano a organizzare la fronda a Renzi.
Quando i partiti facevano più o meno il loro lavoro e magari praticavano perfino un barlume di democrazia interna, chi finiva in minoranza non veniva eliminato dal partito stesso, dalle liste elettorali, da qualunque forma di decisione futura. Semplicemente era minoranza: sviluppava la sua battaglia per diventare maggioranza, tessendo alleanze, facendo compromessi, qualcuno cambiando casacca… insomma facendo il gioco della democrazia. Chi vinceva i congressi trovava il modo di garantire anche un po’ di spazio per chi perdeva; così alle elezioni vi erano candidati di tutte le anime, magari distribuiti secondo il complesso sistema di pesi in uso in tutti i grandi partiti di massa.
Poi la politica si è berlusconizzata, i partiti sono diventati delle macchine per le elezioni e dei taxi per candidati rampanti, da una parte e dall’altra. Così si è affermato il principio che chi vince prende il piatto; per chi è sconfitto non resta nulla, nemmeno l’onore delle armi. Le persone normali sono scappate dalla militanza nei partiti, questi si sono trasformati in associazioni di cui fanno parte quelli che sperano – scegliendo il vincitore e scommettendo su di lui – che ci sarà qualche beneficio per sé e per i propri cari. Il clientelismo e la corruzione sono tornati a mille, impastati con la pratica politica del ricatto e della minaccia a chi non sia accoda. Le liste bloccate, il famoso porcellum hanno accompagnato questo processo di trasformazione dell’attività politica e del ruolo dei partiti. Consegnando al capo del partito la confezione delle liste elettorali, gli si è consegnato il Parlamento, il paese, moltiplicando il conformismo, amplificando le voci della mediocrità e del tirare a campare.
Non mi risulta che i D’Alema, Bersani Bindi abbiano mai seriamente provato a cambiarlo, questo sistema elettorale. Anzi, ci hanno sguazzato anche loro, contribuendo con B a disegnare una rappresentanza che mortifica il paese e ne distrugge le speranze, giorno dopo giorno. Vederli adesso paladini della preferenza, della democrazia interna, dell’avversione alle liste bloccate (capilista inclusi), mi fa un po’ ridere. Di loro, delle tante disonestà intellettuali che disegnano la miseria di questo paese, delle nobili battaglie che nascondono meschinità a bizzeffe, delle parole che cambiano a raccontare storie sempre uguali.
Mi dispiace per l’Italia, ma non vedo l’ora che si facciano tutti fuori l’uno con l’altro, magari con le stesse armi con cui hanno fatto fuori menti (non allineate) migliori delle loro, che tanto avrebbero potuto dare e fare. Hanno dato e fatto, lontano da qui e lontano da loro. Ecco, la brutta politica che ammazza il paese….
Mariano



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