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CREDIBILITA’

I "ribelli" del PD pongono temi seri e cercano – a loro modo – di dare una svegliata a una sinistra afona e spompata. Sono credibili?
Il piatto? Piange disperato
Lo scontro sulla legge elettorale – che sembra precludere quello più sostanzioso sull’elezione del nuovo presidente della Repubblica – ha finalmente fatto emergere posizioni e sentimenti che covavano da tempo nella “base” dei demos e anche fra alcuni del loro esponenti di punta, ma che finora non avevano preso la forma che in tanti auspicavano da tempo. Civati che si dichiara “con un piede fuori” da mesi e non se ne va mai, neppure rientra; Fassina e compagni, che minacciano fuoco e fiamme e poi si afflosciano come palloncini bucati alla prima occasione di scontro vero; la vecchia guardia - Bersani, Bindi e simili - che “aveva dei problemi anche seri e non ragionava male” (Dalla). Insomma una parata di cuori di leone, dalle grandi velleità e dallo spessore di un foglio di grafene, il solito spettacolo democratico, ma non solo. E di poche settimane fa la fiducia sul Jobs Act, da tutti digerita senza colpo ferire.
Ora sembrerebbe che abbiano tirato fuori gli attributi e che si siano messi a fare su serio. Perché? Le ragioni saranno sicuramente molte, complesse e diversificate, visto che nessuno va d’accordo con nessuna altro, anzi spesso è in conflitto perfino con le parti del sua corpo più lontane dai centri di potere del momento.

VACCHE DA MUNGERE

C’è stato un tempo in cui le vacche si chiamavano Italia… e non era per disprezzo
L’attitudine bovina
Quando ero bambino vivevo in un paese di montagna dove non c’era stalla che non avesse una mucca di nome Italia. Di solito quella chiamata Italia era una vacca pezzata e giunonica, brava produttrice di latte e sterco da letame, soprattutto molto calma al momento della mungitura. Era una specie di nave scuola di noi bambini, a cui gli adulti insegnavano a mungere senza prendere calci e impedendo che i movimenti della coda dell’animale sporcassero il latte nel secchio. Gli adulti stavano ad osservarci, ridendo dei nostri errori e sottolineando con apprezzamenti i progressi che registravamo: sapevano – forse speravano – che quello non sarebbe stato il nostro futuro, al massimo un mestiere del passato che ritornava sotto forma di hobby per le nuove generazioni. Il nostro futuro era la scuola, l’industria, l’ufficio, insomma qualcuno dei nuovi lavori che si andavano affermando, quelli che ti facevano salire di grado nella società.
Le altre mucche si chiamavano Isolina, Consuelo, Nerina e via con i nomi classici da stalla… Facevamo pratica di mungitura, sovente con una mucca che si chiamava come il nostro paese...

SIMPLICIO

Che ci fa un giocatore della Roma nell’opera fondamentale di Galileo? Soprattutto, è davvero così bravo come dicono?
Le beffe del sincretismo
Studente emozionato per l'interrogazione, ma determinato nelle risposte e nell'affrontare le domande a trabocchetto del professore: si è preparato bene, dal Barocco e Galileo passando per Shakespeare. La morte di Amleto la sa a menadito, anche sul monologo (To be or not to be…) c'è: pensa di presentarlo in inglese, così fa ancora più bella figura. Tutto sta procedendo al meglio, quando...
I personaggi del Dialogo di Galileo sono tre: Sagredo, nobile veneziano che fa da arbitro, Salviati e … Simplissio”. Dice proprio così: Simplissio, trasformando la c finale di Simplicio in una esse morbida alla brasiliana. L'ha sentito dire dai commentatori sportivi della tivù, loro se ne intendono di stranieri e di quegli strani nomi che portano.
Il professore lo guarda con occhio perplesso, lo interrompe e gli chiede di ripetere il nome del terzo protagonista di un'opera fondamentale nella divulgazione scientifica, oltre che capace di far sentire a Galileo il calore delle fiamme dell'Inquisizione. Lo sventurato, già sulle sue, lo guarda come se gli avesse chiesto il portafoglio e gli dice seccato:
Simplisssio...”, con la c ancora trasformata in una esse interminabile.

TERRORE E CONFORMISMO

Sulle stragi di Parigi molto si è detto. Sugli sciacalli che volano basso per sbranarsi il cadavere dell’Occidente invece qualcosa va fatto: la satira, quella vera, aiuterebbe
Serve più  Charlie...

Chissà come avrebbero raccontato la mobilitazione che è seguita alla strage di Parigi, i disegnatori e i giornalisti che ne sono state vittime! Come avrebbero descritto gli attentatori feroci e maldestri, come avrebbero rappresentato quell’Islam che sembra sempre più una specie di alibi per disperati di tutte le periferie. E come avrebbero raccontato la caccia all’uomo, l’epilogo, gli ostaggi (non sappiamo ancora se salvi o no) anche loro…

L’INVENTARIO

Non molti anni fa, i primi giorni dell’anno i supermercati e le fabbriche li dedicavano a un’attività che è scomparsa
Lavori scomparsi e nuove speranze
Impossibile fino a circa 20 anni fa andare per grandi magazzini e negozi nei primi giorni dell’anno: “chiuso per inventario” recitava il cartello che immancabilmente si trovava sulla porta sbarrata. Impossibile anche per i magazzinieri delle ditte di produzione assentarsi dal lavoro in queste giornate convulse in cui, anzi, occorreva fermarsi fino a tardi per… fare l’inventario.
Armati di strumenti cartacei, tutti a contare, catalogare, classificare, insomma inventariare tutta la merce, gli oggetti, i manufatti rimasti nel magazzino o perché invenduti- quindi da scontare per farli fuori durante i saldi successivi - o ancora disponibili all’utilizzo, nel caso di aziende manifatturiere. Gli uffici di collocamento lavoravano anch’essi per trovare personale temporaneo disponibile a lavorare anche di notte per realizzare l’inventario nel minor tempo possibile: studenti squattrinati, disoccupati temporanei e persone non interessate a un lavoro continuativo si davano disponibili a questo lavoro da cui ricavavano parecchio in cambio della disponibilità di orario illimitata. Poi è cambiato tutto, ci hanno pensato l’informatica e il capitale.



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