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PASSERELLE TOSSICHE

I politici e le loro prediche nelle scuole, generano tossine anche lì. Ecco cosa combinano il sindaco portaborse e la sua padrona "imprenditiva"...
Tra il dire e il fare…
Auditorium di una importante scuola superiore, assai ben frequentata e sempre disponibile a innovare, aprirsi al territorio e sostenere gli studenti nelle scelte complicate che la vita riserva loro. Una mattinata di qualche giorno fa vi convergono gli allievi delle quinte superiori delle scuole della città. Obiettivo: partecipare a un’iniziativa del Comune finalizzata a migliorare i rapporti con Università, Poli e quant’altro per meglio orientare i ragazzi e le ragazze alla scelta dopo il diploma.
Studenti ben contenti di esserci (anche per via delle ore di lezione che saltano) e vogliosi di sapere qualcosa di più e di meglio di quello che i loro docenti hanno provato a confezionare per raggiungere i medesimi obbiettivi: stages, visite in aziende, incontri con professionisti, lezioni all’università, testimonianze di ex-allievi. Si sa che, di fronte a uno snodo così importante nella vita, le informazioni e gli stimoli non bastano mai, dunque eccoli lì! .
Ci trovano alcuni docenti delegati dell’Università di Torino, che racconteranno loro in pochi minuti quello che già sanno e  che si sono sentiti raccontare parecchie volte, un imprenditore che spiega loro come ha fatto (testimonianza quanto mai utile); non ci trovano nessun lavoratore che spieghi loro come fa (retorica terzinternazionalista)…, ma pazienza. Tutto serve e, sebbene l’iniziativa non abbia propriamente il marchio dell’originalità e della contestualità…
... si sta lì e si abbozza. Sarebbe bastato che gli addetti del Comune che hanno organizzato il tutto chiedessero alle scuole cosa stavano facendo in merito, avrebbero potuto imbastire una iniziativa certamente più utile a tutti e meno imbarazzante
Il piatto forte non sono però i soggetti di cui sopra, ma il sindaco del Comune e (udite, udite!) addirittura l’assessore regionale all’istruzione, scomodatasi per l’occasione a venire fin lì. Entrambi la cantano chiara agli studenti inermi: bisogna “essere imprenditori di se stessi”, “darsi da fare”, non smettere di studiare, aggiornarsi, formarsi. In poche parole, non bisogna smettere di “competere” nel duro e difficile mercato del lavoro. Una vera lezione di imprenditorialità, di volitività, di grinta, di coraggio, di impegno e di abnegazione. E la menano a lungo, tutti e due con la convinzione di un politico di professione, dalla chiacchiera pronta e dall’idealità polimorfa.
Qualcosa non quadra.  Se ne accorgono perfino gli studenti più ingenui, qualcuno di loro prende il cellulare e, in diretta, scopre che:
1 Il sindaco del comune – oltre che percepire la diaria per la carica che ricopre – è anche il portaborse dell’assessore regionale (puppa soldi pubblici anche da lì). Dunque ha preso due piccioni con una fava: ha fatto un lavoro per la sua padrona, creandole una passerella per farsi vedere (portaborse) e lo stesso ha fatto per sé (sindaco). Come essere pagato due volte per lo stesso lavoro.
2 Titolo di studio e imprenditorialità dell’assessore regionale, tanto accanita nel predicare la formazione continua, la necessità di studiare, di competere eccetera, non è dato saperli. Non ci sono né sul suo sito, né su quello della giunta regionale. Neanche se abbia partecipato e, magari, superato concorsi o selezioni pubbliche, se abbia maturato esperienze imprenditive di particolare rilievo. Insomma cose che la autorizzino a “fare la predica” agli studenti. 
3 Peggio perfino di lei il sindaco, eterno studente, mai laureato e senza un vero lavoro da sempre. Vive di politica e difende con accanimento e spregiudicatezza il suo “posto di lavoro” come ben sanno i suoi clienti (neo ed ex). Lui il vizio di fare la predica ce l’ha da tempo e non riesce proprio a perderlo, neppure di fronte alla figuracce che colleziona. Dovrebbe anche imparare a compilare un curriculum…
Questo ha scoperto lo studente, insieme ai suoi compagni, peraltro violando la regola che impedisce che si usi la rete durante le lezioni, senza precisa autorizzazione dei docenti. Per questo si è preso una bella lavata di capo, per il resto le scuse di adulti che gli hanno servito un mondo governato da simili piccolezze, condito per di più dalle balle che vanno disseminando in giro con l’aria gradassa di chi è impunito da troppo e crede che così sarà per sempre.

Mariano



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