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TATTOO YOU!

Appena ripresomi dallo stupore per gli orari dei medici degli studenti , che ricevono solo al mattino (leggi), ecco un’altra tegola: anche i tatuatori…
Il valore del sapere
Ore otto, si aprono le porte: una massa di studenti supera la soglia, travolge bidelle e vicepreside per dirigersi, come ogni mattina, verso le accoglienti aule dell’istituto. Gli insegnanti si fanno sottili contro i muri per non essere travolti anche loro e salutano qualche studente di loro conoscenza, alle volte basta anche solo un sorriso o un gesto significativo con le mani.
Sono lì anch’io a fare le stesse cose, ma (variante inattesa del copione solito) un giovanotto si ferma per dirmi qualcosa:
“Professore, ha visto? Stamattina avevo da fare, ma sono venuto lo stesso perché dovevo farmi interrogare. Si ricorda? Ho preparato due capitoli… Poi esco, mi viene a prendere mio padre
Bravo! – gli rispondo – Ti interrogherò alla quarta ora, prima vorrei spiegare un po’. Siamo all’inizio dell’anno e già cominci con le uscite anticipate? Guarda che, così facendo, ti fai del male. Ricordati che sei appena stato promosso per il rotto della cuffia…”

Eh, no… Dovrebbe interrogarmi alla terza ora, perché poi mio padre mi viene a prendere…”. Non è ancora riuscito a rovinarmi la giornata, ma sembra intenzionato a provarci seriamente, perciò decido di assecondarlo e accetto.
Possibile che i vostri medici ricevano solo al mattino - gli faccio, convinto che l’uscita con genitore al seguito sia causata da qualche impegno ambulatoriale o ospedaliero - Ma non stai bene? Guai di salute?”. Lo guardo meglio per cogliere segni di malattie incipienti,  ma vedo solo un giovane virgulto fresco di dormita e corroborato da quella sana ignoranza che rende forti e vitali.
No, no, professore, va tutto bene. Solo che il tatuatore aveva posto solo stamattina”. Mi sento mancare, un tuffo al cuore e una rilassamento repentino di tutto ciò che pende, perfino i lobi delle orecchie. E’ successo qualcosa dentro di me, solitamente loquace e pronto alla battuta. Mi ha ucciso lo spirito, mi ha fatto diventare un vecchio bacucco rancoroso che non capisce più le giovani generazioni e che vive con la filosofia di “…ai miei tempi”, mi ha cancellato la voglia di insegnare e l’idea che il sapere è uno strumento di emancipazione sociale.
Anni di musica giovanile, di letteratura sperimentale, di frequentazioni colte e di sguardo persistentemente rivolto al futuro… tutto cancellato in dieci secondi da brivido.
Il flusso degli studenti è quasi finito, lui è ancora lì accanto a me che aspetta qualcosa. Non so che dire, ma per liquidarlo non mi viene in mente nient’altro che un:
La prossima volta, per favore, raccontami una bugia…”.
L’ho interrogato all’ora scelta da lui (sotto aveva il padre che lo aspettava) e sugli argomenti scelti da lui. Non ho fatto resistenza, mi sono arreso subito.
Mariano

PS E' successo per davvero!



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