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SESSANTA

Non mi ero ancora abituato a essere adulto e mi ritrovo già vecchio!
Mollezze
Il 12 settembre sono arrivati i sessanta, un compleanno come tutti gli altri, se non fosse che quel numero è davvero uno spartiacque. O, almeno, lo era…
Prima della Fornero a sessant’anni si andava in pensione; anzi, ci andavano gli sfigati perché tutti gli altri lasciavano prima il lavoro con incentivi, bonus e anni di stipendio per stare a casa in attesa dell’agognata pensione. Il paese andava a fondo, ma brillanti cinquantenni sfoggiavano abbronzature fuori stagione (e ancora lo fanno), appena condite con qualche lamento sul mancato adeguamento della pensione negli anni. Li invidiavi, ma sapevi che anche tu, sfigato, a sessant’anni saresti andato in pensione, magari giusto in tempo per badare ai nipotini che nel frattempo sarebbero arrivati.
Poi è arrivato il governo Monti e sotto il loden verde - che tanto piaceva ai giornalisti, ai demos e a Napolitano - ci ha portato la fregatura di una ministra che ha riformato le pensioni senza nemmeno sapere cosa faceva...
Fine dei sessanta come traguardo di una vita, inizio dell’incertezza (quest’anno? il prossimo? no, ancora due, forse tre…). Una certezza nuova: ai nostri figli il compito di pagare le nostre pensioni, con l’assoluta sicurezza di non goderne nemmeno di striscio, se non per beneficienza indiretta.
A sessant’anni devi prepararti alla morte, hai già la dentiera che depositi la sera in un bicchier d’acqua che fa ribrezzo ai tuoi famigliari più giovani. Passi il tempo a lamentarti degli acciacchi dell’età ascoltando la musica dei tuoi anni ruggenti, ma non vai a ballare perché sei stato di estrema sinistra tutta la vita e cedi malvolentieri alle lusinghe delle gite sociali in pullman, quelli delle pentole. Intasi i servizi sanitari presentandoti alla mattina presto a fare i prelievi seguito dalle maledizioni dei più giovani che hanno fretta – devono andare al lavoro, a portare i figli a scuola… – e che si chiedono che cosa hai da fare tutto il giorno per esserti alzato così di buon ora. Dimentichi le cose, tranne che quelle del tuo passato e, a volte, ti vengono botte feroci di quel sano egoismo che avevi (solo in parte) lasciato diventando adulto e che adesso torna a invadere i tuoi pensieri e le tue ansie.
Oggi i giovani non hanno voglia di lavorare”, “Ai miei tempi, pane e polenta e pedalare…. mica tutti ‘sti vizi”, “Non ci sono più le stagioni di una volta, forse il buco nell’ozono è vero” e avanti così a commentare gli esiti del paziente lavoro proprio della tua generazione, quella che è riuscita a fare così bene, specie nella sua fase terminale.
Ti lamenti dell’educazione dei ragazzi, della mancanza di rispetto e del degrado della società: non come quando eri giovane tu. Fai finta di esserti dimenticato le trasgressioni, le follie, le ribellioni e, quando proprio non ci riesci, ti dici che le ragioni del tutto erano così nobili da legittimare ogni azione. Non come i giovani di adesso che hanno la pappa sempre pronta e sono smidollati…
In me c’è qualcosa che non funziona: sono arrivato a sessanta, ne ho lavorati 41 e non mi mandano in pensione. Per tutto questo tempo ho fatto un lavoro che mi ha fatto crescere, migliorare e divertire. Ho dato parecchio e ho ricevuto assai di più, non parlo di soldi. Sul lavoro ricevo tanto anche adesso, ma non ditelo a Poletti sennò davvero mi manda a lavorare fino alla morte.
La mia famiglia mi piace, tanto; certe volte mi fa arrabbiare, ma mai abbastanza da rendermi rancoroso e truce per più di qualche minuto. D’altra parte debbono resistere a un soggetto davvero ingombrante e so che hanno lottato e a volte lottano per non essere sopraffatti da una personalità un po’ strabordante. Non credo di aver mai detto loro dell’amore che provo perché non sono capace di queste smancerie, ma lo sanno. Non sono mica ottusi.
Ho degli amici che amo e che mi amano, sopportandomi e qualche volta facendosi sopportare. Alcuni li conosco e frequento da così tanti anni che mi sembrano fratelli e sorelle. Tanti mi vogliono bene perfino quando sarebbe per loro più semplice fare finta di non conoscermi. Vado in giro a testa alta perché sono certo che nessuno potrebbe imputarmi qualche atto disonesto o poco civile, ricevo ancora oggi apprezzamenti per le cose che ho fatto, per quelle che faccio. Qualche temerario si spinge a incitarmi a farne ancora.
Mi piace ascoltare la musica di adesso, mi vanto di essere quasi un’enciclopedia dei gruppi e dei solisti nuovi, quelli che cominciano adesso la loro carriera in musica (ultimamente ho una massione per J. Wilson i New Pornographers e Bugo). Torturo i miei studenti proponendo loro l’ascolto di tutti questi “strambi”, qualche volta si innamorano anche loro di musicisti di cui non sapevano l’esistenza e mi commuovo. Mi piacciono gli artisti originali, che non copiano e che presentano una visione un po’ esasperata e poco convenzionale, soprattutto quelli che tentano l’azzardo del futuro. Mi piacciono gli artisti seri e l’arte contemporanea che induce riflessione senza strafare per stupire; poi mi piacciono le donne della mia età, che assomiglino a mia moglie.
Mi sento spesso in colpa verso i ragazzi e le ragazze che hanno voglia di fare – e anche i numeri – perché li vedo annaspare e non so come aiutarli meglio. Ogni giorno che passa mi piace sempre meno la politica e quelle figure tristi che popolano i palazzi e le istituzioni: mi viene voglia di irriderli e, quando posso, lo faccio (una risata vi seppellirà). Non ho neanche la dentiera. Ci pensa la mia dentista, l’investimento più costoso dopo la casa.
Insomma, niente di quello che da giovane pensavo che sarebbero stati i miei sessant’anni si è avverato, tranne la gioia di Cloe e Maria: niente pensione, denti a posto, bella famiglia, affetti intensi e solidi, serenità maggiore, libido sommariamente intatta (mai stato un focoso, neanche da giovane), voglia di futuro, curiosità immensa e tanto altro che tralascio. Solo che…
Una cosa però mi ricorda che sono in età: accavallando le gambe, senza aggiustare il tutto prima, avverto un certo dolore che fino a qualche anno fa neanche sapevo si potesse provare… Che sia la vecchiaia? 
Mariano



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