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GLI ESAMI DI RIPARAZIONE

Perché c’è sempre un’ultima chance… e guai a non tentarla!
Al via i preliminari…
Primo settembre, si torna a scuola. Gli insegnanti per le attività di preparazione all’anno scolastico che comincia, qualche allievo delle superiori per gli esami di riparazione. Che cosa ci sia da riparare non si è ancora mai capito del tutto, infatti qualcuno dei ministri del passato ha cambiato il nome all'esame in “recupero del debito formativo”. La teoria vuole che gli studenti, che avevano diffuse insufficienze alla fine dell’anno scolastico e che non sono stati bocciati subito, possano presentarsi a settembre dopo aver fatto in poche settimane d’estate quello che non avevano fatto in 8 mesi di scuola, corsi di recupero compresi.
Qualche che sia il nome degli esami di settembre, si comincia oggi con Lettere, cioè Italiano e Storia. Poi a seguire le altre materie. Alla fine della prima settimana di settembre si conoscerà la sorte degli studenti che a giugno erano stati “sospesi”, intendendo con questa qualifica che il giudizio finale (promosso/bocciato) era stato sospeso in attesa dei formidabili recuperi che i pargoli avrebbero realizzato con il duro lavoro estivo.
I “graziati” di giugno si affacciano timidamente sull’uscio delle aule dove i docenti, che masticano ancora amaro per le boutades estive di Mr Bean (tutte puntualmente diasattese), attendono una loro performance che giustifichi almeno la presenza. E così cercano di spremere dai virgulti  - inchiattiti dal troppo cìbo spazzatura e bruniti da botte di sole preso tutto insieme e abbondantemente innaffiato dalle piogge monsoniche di quest’estate – frammenti di frasi che lascino intendere un qualche interessamento estivo verso la loro materia.
Oggi ho sentito raccontare: la peste del trecento con milioni di cadaveri del tempo pronti a risorgere per squartare lo studente interrogato; la riforma di Lutero che, sentendo il resoconto del giovanotto davanti a me, dalla tomba anelava ritornare dal papa per chiedere scusa per tutto il casino che aveva fatto, accompagnato dalla pulzella d’Orléans che aveva belle visioni  e desiderava tanto uno smarthphone; perfino la pace di Westfalia ha assunto un colore e una prospettiva che mi ha fatto amare il mio studente “riparante”.
Passerà anche lui, qualcosa ha studiato, speriamo solo che si sia preparato un po’ meglio nelle altre materie quelle che deve recuperare nei prossimi giorni.

Ascolti, deplori, scherzi e lo sgridi delicatamente, lui sa che promuovi parecchio e ti fila.
Poi ti chiedi se non sarebbe meglio che l’anno scolastico fosse diviso in due semestri (come negli USA): le materie che non sono sufficienti le ripeti – insieme a quelle nuove – anche nel secondo semestre. Se non basta, rifai l’anno. Avremmo meno ripetenti e più studenti che compiono il corso di studi negli anni regolari; la loro preparazione sarebbe almeno pari a quella attuale, in più ci eviteremmo la farsa degli esami di riparazione..

Questi sono solo i preliminari, poi si verrà al dunque. Ancora 14 giorni, poi turneremo a chiederci il senso del nostro lavoro, dell’istituzione, insieme a cosa possiamo fare per contribuire a creare un paese meno superficiale, ignorante e opportunista. Magari cominciando, noi per primi, con noi stessi...
Mariano



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