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UNA GIUSTA

La cricca dei sindacalisti pubblici sotto attacco. Forse stavolta il governo ne ha fatta una giusta
A lavorare!
La notizia esplode coma una bomba d’estate: la Ministra “madonna” Madia ha dato attuazione all’impegno di ridurre del 50% i distacchi di dipendenti pubblici presso i sindacati delle categorie corrispondenti. Pare che i responsabili dei sindacati abbiano tempo una settimana per fornire l’elenco dei dipendenti pubblici distaccati presso i loro uffici che rientreranno in servizio per “cessato privilegio”. Una vera goduria, anche se sono certo che i sindacati si terranno ben stretti non già dei più bravi e e solerti nell’assistenza ai lavoratori, ma quelli più appoggiati da questo o quel dirigente o sponsor politico.
Pazienza per i bravi sindacalisti, potranno ben farsi valere nei luoghi di lavoro, ansiosi di accogliere gente che hanno visto magari vent’anni fa per qualche minuto e poi solo più a libro paga.

IL NUOVO CHE INVECCHIA

Manutenzione estiva. Oltre che la salute, gli immobili, anche le esperienze incoraggiano l’esplorazione di un paese che sorprende sempre
Rottamando…
Sala d’attesa di un noto gabinetto medico torinese, famoso per la professionalità dei dottori, l’eccellenza delle strumentazioni, l’abitudine rilasciare sempre fattura, anche se non la chiedi (giuro! è vero!) e per le attese chilometriche nonostante l’appuntamento. Gente seduta, un po’ di tutti i tipi e – si intuisce – di condizioni sociali ed economiche molto differenti. C’è quello che ha fatto sacrifici per arrivare lì, quello che ci viene per la fama e la cura, quello che è sempre venuto qui e si è sempre trovato bene. Dato che le attese sono interminabili (mai aspettato meno di tre ore, stavolta quattro e mezza!), una grande tv sempre accesa intrattiene gli ospiti  senza giornali o libri da leggere;  la batteria dei cellulari, con cui giocare compulsivamente, finisce troppo in fretta, meglio risparmiarne un po’ in caso di bisogno.
Arrivano le 20 e sullo schermo scorrono le immagini del telegiornale, il TG1: un quarto d’ora di Renzi, delle sue prodezze, dei suoi annunci e delle sue polemiche. Intorno i ministri e le ministre valletti/e a fare da riempitivo  silenzioso e sorridente. Qualcuno dei pazienti in attesa sbuffa, qualcun altro si limita a prendere in mano la rivista che aveva appena posato, altri ancora si stampano sul volto l’espressione standard di chi sta aspettando che finisca.

SCUOLA: UNA MANO DI BIANCO

Le attenzioni renziane per l’istuzione: un primo bilancio del saldo fra detti e fatti
#staifresco!
L‘ultimo giorno di Esami di Stato si commentavano in allegria le uscite renziane per quanto riguarda la scuola: qualità e centralità dell’istruzione, scuole aperte tutto il giorno, laboratori, riqualificazione dei docenti, nuova dimensione del rapporto scuola-territorio e così via.
Uno dei colleghi pensionandi (ce ne sono ancora, sempre meno, ma ce ne sono…), posando la tazzina del caffè stoppò la chiacchiera dicendo: “Tutto ‘sto predicare di scuola si riduce a una mano di bianco. Come se fosse questo il mezzo per nascondere il disastro…”. Neanche i fan di Mr Bean – pure ben presenti fra i commissari - osarono contraddirlo, si cambiò discorso. Era il 2 luglio, l’inizio dei lavori per dare una mano di bianco alle scuole era annunciata renzianamente per il giorno prima.
Vediamo cosa è successo, soprattutto proviamo a dare qualche numero relativamente alla gragnuola di annunci e di hashtag densi di promesse e di trionfi. Efficace e ben documentato quello di Vendemiale sul Fatto (leggi).

ESSERE GRASSO

La seconda carica dello Stato è un modello per i cittadini tutti, specialmente per i giovani che coltivano nobili ideali….. Coerenza, coraggio e rispetto, tutto a piene mani!
L’Italiano vero
Proviene da una fulgida carriera nella Magistratura, abbastanza giovane da essere ancora utile al paese, ma così saggio come può esserlo solo chi ha lottato contro la Mafia. Se poi ha tirato qualche colpo basso per farsi strada, ha fatto il politicante dividendo la Procura di Palermo e sputato sul suo predecessore Giancarlo Caselli (per ingraziarsi chi?), se non tutte le sue azioni brillano per coerenza e coraggio… pazienza: chi siamo noi per giudicare (leggi)? Che cosa abbiamo fatto per poter mettere becco in questioni più grandi di noi?
Il suo ritratto – non proprio specchiato, ma assai ben documentato - l’hanno fatto di recente Travaglio e Buttafuoco (leggi) e a quegli illustri giornalisti rimando.
Il soggetto torna prepotentemente alla ribalta per il ruolo che ha avuto nell’approvazione in prima lettura della cosiddetta “Riforma del Senato”. Prima leone, fervente garante della Costituzione e delle regole su cui si fonda la convivenza pacifica e democratica, poi improvvisamente arrendevole all’eccesso, perfino capace – lui, uomo di legge – di calpestarla tranquillamente per raggiungere lo scopo che il padrone del Colle e Mr Bean gli avevano assegnato.

MALITALIA

Sarà la crisi, sarà l’individualismo sfrenato, sarà l’indole nazionale, ma lo sprofondo italico c’è anche nelle relazioni quotidiane
L’effetto grom
Accendi la radio e senti la giornalista del principale canale nazionale che parla della nazionale francese (hanno la maglia blu, calciatori, rugbisti e altri) e li chiama “i blues” (sì, proprio come la musica del neri). Ripete più volte la cazzata, sicura e tranquilla, tanto chi vuoi che si accorga che ha sbagliato a leggere e che è talmente ignorante e sciatta da non rendersi nemmeno conto dell’errore. Forse un giorno qualcuno segnalerà a lei e ai suoi colleghi – tra i pochi lavoratori a essere ancora profumatamente pagati a garanzia e premio della loro professionalità – che i Francesi chiamano i loro nazionali “les bleus”, dal colore della divisa. Proprio come noi chiamiamo i nostri “azzurri”. Correggersi, informarsi, far sorgere qualche dubbio? Ma va, non sono pagati per questo, ci vorrebbe il sindacato a rivendicare qualche benefit ulteriore.
Sei un bravo cittadino, rispettoso delle regole e delle leggi, dunque ti documenti per “essere a posto”. Cosa trovi nella maggior parte dei casi? Leggi scritte coi piedi, piene di rimandi, di eccezioni (per i furbetti), di frasi così “interpretabili” che sai già che saranno pane per avvocati... se solo le parti non riusciranno a mettersi bonariamente d’accordo, magari con qualche mazzetta per ungere.

SAN MICHELE DA GRUGLIASCO

Un mese fa il via all’Operazione San Michele. Evidente il ruolo dei politici locali e delle loro clientele nel mischiare politica e malavita organizzata. Qui da noi li nominavano nei CdA delle società del comune...
Ignavia e malaffare
Fin da quando l'Ordinanza di applicazione di misura cautelare “San Michele” – quella che ha dato il via alle recente operazione contro le infiltrazioni della criminalità organizzata – è diventata di pubblico dominio, gli organi di informazione hanno sottolineato i rapporti fra la 'ndrangheta e i Cetto Laqualunque (così li chiamano i capi durante i colloqui fra loro) della politica locale (leggi).
Se la levatura e il ruolo dei politici che vantano aderenze e che chiedono appoggi e voti emerge chiaramente dalle intercettazioni riportate nell'Ordinanza, meno evidente il ruolo (e le commistioni) di alcuni personaggi coinvolti in modo più diretto, ma non così noti al grande pubblico. Da loro, invece, derivano le sorprese più grosse.
Prendiamo il caso di Raffaele Bressi, commercialista collegnese, trait d'union fra il un consigliere comunale di Grugliasco Verduci e Toro, l'imprenditore in odore di 'ndrangheta. Dalle intercettazioni telefoniche si capisce che sanno di cosa parlano: lavori stradali, movimenti terra, appalti da tenere sotto controllo, fiumi di danaro per lavori pubblici in arrivo subito dopo le elezioni amministrative del 2012. Insomma, non di mezze calzette si tratta, il Bressi è un personaggio di spessore nel collegare imprenditoria malavitosa e politichetta locale. Trattasi peraltro di persona tutt'altro che sconosciuta agli amministratori comunali grugliaschesi.

I RENZIDELUSI

Agosto porta preoccupazioni, ripensamenti, cambiamenti di rotta e di simpatie. I mass media e ciò che resta della pubblica opinione forse stanno un’altra volta cambiando verso
La supercazzola è nei guai
Aumenta di ora in ora la schiera dei renzidelusi, una folta categoria di persone - solo qualche settimana fa pronte a passare sui distinguo e sulle critiche in nome dell'emergenza nazionale - che avevano creduto che il Matteo nazionale fosse davvero il messia del cambiamento, della riscossa di un paese mortificato dalla partitocrazia e dai privilegi. Tanta è stata la passione, tanto oggi è forte la delusione, unita a una malcelata preoccupazione su cosa succederà alla fine della ferie.
Il tempo di un paio di mesi passati a pensarlo come l'ultima spiaggia prima del baratro e l'effetto novità&cambiamento è già sparito: l'opposizione si è rianimata, perfino SEL (data per spacciata dalle scissioni animate dai demos, come nella migliore delle loro tradizioni) ha ritrovato un ruolo e una posizione che in tanti avrebbero volentieri visto con favore qualche tempo fa, salvo giocarsela in queste ultime ore con il solito cerchiobottismo postcomunista. Anche i M5S sembrano degli statisti – dicono cose giuste e parlano dei problemi veri della gente, anche se ancora non fanno valere il 25% di cui sono depositari - e, malgrado sottovalutazioni e  cazzate, restano l’unico vero baluardo contro questi craxiani vent’anni dopo.



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