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LA RANA E LO SCORPIONE

Le storie di Esopo non invecchiano mai, si adattano perfettamente a personaggi e situazioni del mondo d’oggi
Lecca Lecca
“C’era una ranocchia che, stufa di stare a mollo nel fiume, uscì dall’acqua guadagnando la riva. Stava molto attenta a come si muoveva perché aveva visto uno scorpione nei paraggi  e non voleva correre il rischio di essere punta…”
“Sì, sì, sì, nonno. Quella però la so già: lo scorpione supplica la rana di portarlo dall’altra parte del fiume e le promette che non la pungerà. La rana gli crede, sa che se lei morisse per la puntura anche lo scorpione affogherebbe. Pensa che lui ha gli stessi vantaggi suoi a non pungerla. Ma, arrivati nel mezzo del fiume, lo scorpione la punge lo stesso. Allora la rana, già moribonda, gli chiede come mai l’ha fatto, visto che adesso morirà anche lui. Lo scorpione le risponde che questa è la sua natura, non c’è niente da fare. Vedi nonno che la so?”
“Vabbè, allora te ne racconto un’altra…”
“Sì, ma voglio che mi racconti una storia moderna, non sempre quelle degli animali. Per favore, nonno…”
“C’era una volta in giornalista che aveva dimenticato come si fa quel lavoro. Lui passava il suo tempo a leccare i potenti, aveva una lingua così lunga che la faceva funzionare perfino quando non sarebbe servita.
Dopo un po’ di tempo tutti lo prendevano in giro chiamandolo semplicemente Lecca Lecca. Naturalmente nessuno gli passava più le notizie interessanti, quelle a cui dovrebbe dare la caccia un vero giornalista. Si sapeva già che le avrebbe stravolte del tutto, pur di non far del male ai suoi amici potenti che lo nutrivano con le veline dei loro uffici stampa. Era talmente leccoso che perfino quelli che lui leccava certe volte ne erano infastiditi, ma lui niente, leccava lo stesso. Le notizie interessanti le avevano i suoi concorrenti di altri giornali e lui no, così i suoi superiori cominciarono a borbottare, la sua carriera ne risentiva. Un giorno decise di prendere il toro per le corna e si rivolse a un suo vecchio maestro. Di nome faceva Brontolo…”
“Come un nano, nonno, ma era piccolo anche lui?”
“No, si chiama Brontolo per altre ragioni ed è uno grande davvero. Lecca Lecca lo convinse a riprendere contatti e relazioni, nonostante il trattamento che gli aveva riservato. Brontolo ci cascò e convinse anche i suoi amici a riprendere le comunicazioni con Lecca Lecca…. ma tutti ben presto scoprirono che il vizio di scambiare le vittime coi carnefici – specialmente se suoi amici – non l’aveva proprio persa. Anzi, si era servito di loro per recuperare qualche punto verso i suoi capi e basta. Brontolo era davvero triste, specialmente perché i suoi amici gli rinfacciavano l’errore che aveva fatto…”
“E allora, nonno?”
“Uno degli amici d Brontolo, vedendolo così abbattuto, un giorno lo prese da parte e gli raccontò la favola della rana e dello scorpione…”
“Cosa c’entra?”
“C’entra, eccome. La rana si fece commuovere dalle promesse dello scorpione, convinta che le avrebbe rispettate visto che c’era di mezzo anche la sua vita; non si era resa conto che lo scorpione non può che pungere. E’ la sua natura. Adesso dormi, che domani te ne racconto un’altra."
Mariano 



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