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IL METODO EXPO

Come fare a pilotare appalti, favorire gli amici e ricavarne pure qualche ricca prebenda personale.
Mica solo a Milano e Venezia
Per applicare correttamente il metodo-Expo devi prima possedere due requisiti fondamentali:
1) Occupare qualche posizione di potere, non importa quale, possibilmente ottenuta facendo parte di una cordata che ha occupato il partito giusto, magari in condominio con altre con cui spartirà il bottino. Per raggiungere lo scopo, aver costruito saldi legami col mondo dell’edilizia, dell’impresa assistita, dell’associazionismo protetto, insomma della clientela organizzata. Una volta eletto, verranno a presentarti il conto, ma non importa: lo pagherai volentieri perché disporrai, a quel punto, di ampie risorse pubbliche con cui onorare le promesse e soddisfare le aspettative.
2) Disporre di strumenti per piegare le strutture tecniche degli enti pubblici ai disegni che vuoi attuare per fare i tuoi comodi (magari anche quelli dei tuoi clientes e dei tuoi mentori). Concorsi per avanzamenti di grado, nomine di dirigenti a contratto, società pubbliche (create alla bisogna) attraverso le quali far transitare le operazioni che nemmeno il più asservito dei funzionari pubblici avallerebbe.
Poi si può passare all’azione. Ecco come fare:
IL DEBUTTO
Prendiamo un’opera pubblica qualunque, ad esempio una piazza, una scuola, una strada, un parcheggio sotterraneo… insomma una delle classiche opere che si fanno in giro, magari promessa a qualcuno in cambio del suo voto. Si iscrive l’opera a bilancio e si stanziano i soldi (se non ci sono, non c’è da preoccuparsi, il Bilancio non è mica la Bibbia, con qualche aggiustatina, li si fa uscire), poi si cerca un professionista che faccia il progetto e  rediga il capitolato d’appalto, cioè i disegni e i conti per appaltare l’opera. Il progetto vale circa 1/10 del costo stimato per l’opera finita, dunque l’incarico è ambito.
IL PROGETTO
La legge dice che, sopra una certa soglia di spesa, per individuare chi farà il progetto bisogna indire una gara pubblica, sotto la soglia no, si può procedere con incarichi ad personam. Se vogliamo che il progettista sia “uno dei nostri”, possiamo provare a fare così: prendiamo un amico, gli diamo un incarico perché studi il problema (si chiama “studio di fattibilità), restando sotto la soglia stabilita dalla legge per le gare pubbliche (20/30 mila euro, lo stabilisce la Merloni). Lui fa il suo lavoro e lo consegna a tempo debito. A quel punto i politici decidono che l’opera è proprio da fare. Vorrai mica ricominciare daccapo con un nuovo progettista, stavolta assunto per legge con gara pubblica? Meglio ampliare l’incarico (e la parcella) a quello che ha già studiato la questione: la collettività risparmia qualcosa e il progetto procede più veloce. Così l’amico diventa incaricato del progetto senza gara alcuna. E si mette al lavoro - grato ai suoi committenti, diventati ora padroni -  per predisporre la documentazione che serve a costruire…
L’APPALTO
Le ditte che intendono partecipare alla gara prendono visione degli elaborati e del capitolato delle opere, che fissa il prezzo finale stimato dal progettista (lo chiameremo X). Partecipando alla gara, propongono un ribasso su X; vince,a  seconda del tipo di gara, l’impresa che ha offerto il ribasso maggiore o quella che si è collocata più vicina alla media dei ribassi proposti. In un caso come nell’altro il prezzo finale dell’opera, una volta conclusa la gara, sarà dato da X-il ribasso proposto dalla ditta che si è aggiudicata i lavori. Non è raro trovare ribassi fra il 30 e il 40% dell’importo a gara, perciò un’opera da un milione di euro, alla fine potrebbe costare 600/700 mila euro, con un bel risparmio per la collettività. Ma non finisce quasi mai così bene perché, una volta aperto il cantiere, scattano…
LE VARIANTI IN CORSO D’OPERA
Ogni impresa che si rispetti è servita da un esercito di avvocati che, a lavori cominciati, si incarica di individuare tutti i “buchi” nel capitolato, nella documentazione a corredo, nel progetto e quindi nella stima del costo dell’opera. Scatta quasi sempre il contenzioso: l’impresa chiede al direttore dei lavori (quindi al committente, l’Ente pubblico) di riconoscere maggiori costi a fronte di prezzi “sbagliati” o di opere aggiuntive che si sono rese necessarie, al di fuori di quanto previsto dal capitolato. Se non la ottiene, blocca il cantiere con una causa, mettendo l’amministrazione e  gli uffici tecnici in difficoltà di fronte ai cittadini. Non tutti gli enti pubblici cedono, sovente la vincono e riescono comunque a portare l’opera a compimento rispettando i contratti e utilizzando il ribasso per fare lavori aggiuntivi o per spendere meno.
Ma il Metodo Expo prevede che l’Ente pubblico ceda e in fretta, magari perché c’è qualche accordo non scritto già stabilito in precedenza fra i politici, i tecnici e gli imprenditori vincitori delle gare. Attraverso le varianti la ditta appaltatrice riesce spesso a ottenere considerevoli aumenti a fronte di opere che restano le stesse. Perciò, riprendendo l’esempio dell’opera del costo di X, il ribasso su X verrà assorbito da varianti successive, spesso operate aumentando i prezzi unitari delle singole parti di cui si compone il progetto (ad esempio, un pavimento che costava 20€ al mq improvvisamente ne costerà 30 a parità di qualità, oppure a una tipologia di pavimentazione più cara se ne sostituisce una meno onerosa senza diminuire l’importo totale dell’opera).
Così le regole e le leggi in materia di appalti pubblici sono completamente sconvolte: il vincitore è tale perché ha praticato condizioni migliori degli altri; appena aggiudicata l’opera, le regole cambiano a suo favore e l’opera finirà per costare di più di quanto avevano offerto le ditte scartate per vie dell’offerta superiore. Il metodo Expo si basa proprio su questo, vincerà la ditta che potrà permettersi un’offerta più bassa delle sue concorrenti perché possiede gli strumenti e la "quinta colonna" per ottenere aumenti successivi, tali da compensare lo sforzo economico iniziale. La "quinta colonna" è data dai tecnici pubblici e dai politici che decidono delle loro carriere.
LA FINE DEI LAVORI
Alla fine dei lavori, il direttore (nominato dall’Ente pubblico) certifica la regolare esecuzione, le riserve della ditta trovano soddisfazione nella variante finale e i soldi da dare sono stati dati (perfino le campagne elettorali sono state adeguatamente finanziate), anche quelli che potevano restare nelle casse dell’ente pubblico e, magari, utilizzate per fare altre opere utili alla città.

Il Metodo Expo non lo usano solo in quel di Milano e Venezia, è ben più diffuso di quanto non si creda. Solo che, quando vengono a galla le porcate, gli Italiani se le dimenticano in un battibaleno. Ecco perché quelli come me non smettono di raccontarli e  ricordarli, trattasi di impegno civile.
Prossimamente alcuni esempi pratici.

Mariano



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