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SPERANZE

Una giovane maturanda diciannovenne entra nell’aula per sostenere l’esame orale e …
Il valore del diploma
… con lei entrano i suoi famigliari. Sono venuti ad accompagnarla per trepidare e gioire con lei. Si mescolano fra i compagni della fanciulla, anche loro incuriositi dall’umanità convenuta, un po’ differente dalle solite stracche "facce da maturità" che circolano in questi giorni per le scuole superiori.
C’è il cognato e la sorella, con il ragazzino intimidito che sta addosso al padre e non se ne stacca, c’è la prozia, forse la nonna (non ho capito chi fosse la mamma…), insomma quelli che hanno potuto sono venuti, agevolati dalla giornata: è sabato, c’è ancora chi lavora regolare nella settimana e riposa nel week end.
La maturanda è palesemente emozionata e i suoi famigliari anche, solo che lo sono in modo simpatico, allegro, come se fosse normale che in un giorno così il tratto caratteristico sia proprio l’agitazione, la paura di non essere all’altezza, il timore della domanda che non avevi previsto.
I commissari, anche loro un po’ incuriositi dalla situazione, osservano la famiglia della maturanda: senza darlo troppo a vedere cercano di capire come i suoi parenti partecipano ansiosi alle pause nell’esposizione, come mandano accidenti con gli occhi al presidente che interrompe con domande irritanti la presentazione del lavoro che ha svolto durante l’anno, come segnano con sguardi complici fra loro i cambi di materia, fine di un pezzo di colloquio e inizio di un altro, superata un’altra tappa della via crucis verso il diploma.
Vorrebbero partecipare con un po’ di tifo manifesto, magari sottolineando con un applauso o un apprezzamento le fasi più entusiasmanti della performance della fanciulla, ma non possono. Lo sanno che non si fa, lo spesso però trasmettono l’entusiasmo e l’energia della loro famiglia, il sostegno alla maturanda, l’idea che si sostengono l’uno l’altro anche solo con un po’ di simpatia e di voglia di condivisione.
Il colloquio volge al termine (un’ora!), la candidata è stata brava, ha “steso” la commissione e ha dato tutta se stessa, per niente imbarazzata dalla presenza della famiglia, semmai inorgoglita dal fatto che lei li ha portati i suoi affetti, gli altri suoi compagni no, chissà perché. Il colloquio è finito, dal pubblico, non solo dai suoi famigliari, scatta un applauso spontaneo, smorzato da uno sguardo poco benevolo del presidente della commissione. Lei raccatta le sue cose e si appresta ad uscire, come tutti i convenuti, affinché la commissione possa decidere il suo voto, quello che saprà solo a esami conclusi. I suoi parenti salutano la commissione e si presentano, ringraziando.
Poi se ne vanno tutti e lasciano un vuoto. L’ultima volta che ho visto genitori e parenti così accaniti a sostenere i loro giovani congiunti è stato in una trasmissione dove si candidavano a fare le escort, i tronisti, le pornostar e i calciatori. Pensavo che il paese andasse così, perso dietro l’ignoranza, il vuoto dei cervelli, la troiaggine e l’opportunismo, il familismo e  le raccomandazioni . Oltretutto pronto a perdersi di nuovo dietro l’ennesimo uomo della provvidenza.
Da sabato ho una piccola e vivida speranza.

Mariano



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