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LA DOPPIA MORALE

Il caso Greganti, prima il “sistema Sesto”, l’atteggiamento assurdo verso la richiesta di arresto di Genovese… in che direzione marcia il PD?
Etica e convenienza
La nuova stagione giudiziaria del PD comincia due anni fa con  il “sistema Sesto” di Penati & C, riedizione in grande del “sistema Grugliasco” di vent’anni fa (stesse storie, stessi intrecci, stesse dinamiche): metti un’amministrazione disponibile e un pool di imprenditori interessati, mescola bene il tutto, cercando di piegare  le regole al progetto, servi caldo ai concittadini blaterando di posti di lavoro e di progresso.
Altri scandali qua e là, farne l’elenco sarebbe lungo e inutile, poi scoppia il caso Expo e torna in pista Greganti, autorevole membro della cupola di cui farebbero parte anche Frigerio e imprenditori interessanti. Succede davvero di tutto in questo strano paese, perfino ritorni dall’aldilà, ma fin qui da meravigliarsi c’è poco.
Lo stupore aumenta considerevolmente quando si analizzano le reazioni dei vertici del PD alla notizia: tutti si affrettano a spiegare che Greganti non è dei loro, che ha operato per sé e che non rappresenta in alcun modo il PD. Ci mancherebbe ancora, ma è un fatto che Greganti non è un tesserato per affetto, qui a Torino lo si vede normalmente alle iniziative di partito e anche insieme ai notabili locali.
Evidentemente il problema non ce lo avevano prima, adesso si scoprono tutti estranei a frequentazioni che fino a qualche giorno fa ostentavano con orgoglio. Anche questo è connaturato all’indole nazionale, quella della banderuola, dunque non c’è ancora da meravigliarsi troppo. Però qualche cattivo pensiero viene spontaneo…
Non credo peraltro che Greganti abbia operato per finanziare il PD, queste cose non succedono più dalla fine dei partiti veri; dunque il PD può, salvo diverso riscontro, chiamarsi fuori da queste storie. Oggi il PD è un partito taxi come gli altri, funziona per “cordate liquide”, che si coagulano e si sciolgono sulla base anche di interessi elettorali e di carriere personali; dunque i finanziamenti servono più ai singoli candidati alle elezioni o alle iniziative di questo o quel capobastone quando deve registrare il peso della sua componente. Per conseguenza anche i meccanismi che collegano i partiti alle lobbies sono diversi da quelli di un tempo.
Diminuiscono i finanziatori del partito, aumentano quelli che sponsorizzano questo o quel personaggio di spicco in una sua battaglia politica finalizzata a conquistare una posizione (dal consigliere comunale fino al segretario del partito o al presidente del consiglio), dalla quale potrà ricambiare il favore. Anche la corruzione si è adeguata a questo nuovo scenario, polverizzandosi in mille rivoli e richiedendo perciò la formazione di “cupole” che realizzino quei collegamenti che i partiti non garantiscono più con le loro strutture sempre più esili e prive di peso e importanza (le primarie e gli interessi le hanno rese così).
Per questo dire che anche il PD è corrotto è uno sbaglio. Non lo invece è chiedersi come mai funzioni nel modo che ho detto e se sia utile al paese un partito così strutturato, incapace di discutere e decidere per davvero incidendo con forza e determinazione i bubboni che sono cresciuti a dismisura anche sul suo corpo: comportamenti, etica, moralità, ruolo dell’amministratore pubblico e del politico… Anche stavolta, tutti a difendere, a minimizzare, a negare. Così non cambia mai niente, figuriamoci il #cambiareverso renziano.
Infatti, a scandalo Greganti ancora caldo - invece di dimostrare che hanno capito l’antifona e che vogliono mandare in galera i delinquenti, anche quelli del loro partito -  i parlamentari del PD non trovano di meglio che fare melina per ritardare l’arresto del loro collega Genovese (truffa e riciclaggio), forse sperando che scappi anche lui come dell’Utri.
Mariano
PS Travolti dalla figuraccia pubblica, giovedì 15 hanno fatto mettere all'ordine del giorno l'autorizzazione all'arresto e l'hanno votata. La figuraccia resta, insieme con la sensazione che bisogna ringraziare il M5S, sennò Genovese sarebbe ancora lì.



Mariano Turigliatto © 2010 | www.marianoturigliatto.it | Powered by OneBit