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ASPETTARE

Fra tre settimana le elezioni "decisive" per il futuro di questo paese. Quindi continuiamo ad aspettare?
Non succede più nulla
Da almeno vent'anni in questo paese non succede più nulla (se non il declino), la sua irrilevanza ne è la testimonianza più chiara. Vuol forse dire che, giorno dopo giorno, non accadono più fatti di sangue, miracoli, catastrofi (naturali e cercate), ribaltoni eccetera?
No, no. Queste cose (e molte altre) accadono eccome, ma non sono più “storia”, vale a dire che non sono pezzi di un percorso con una direzione e un senso, non sono più parti di un cammino di evoluzione e progresso. Succedono, se ne parla, si presta attenzione, poi si dimenticano. Non del tutto, ma solo in quanto coperti dall’evento successivo, col quale quasi nessuno proverà a stabilire un nesso di causalità e di interrelazione.
Questo è il tratto caratteristico della cultura di massa dei nostri tempi: la giustapposizione al posto della concatenazione logica. I fatti e i processi sono accostati l‘uno all’altro senza alcun nesso di reciproca interdipendenza, come se la vita fosse un ripostiglio dove cacci alla rinfusa tutti gli oggetti che non sai dove diversamente mettere.
Un’alluvione devasta nuovamente zone già devastate in passato e puntualmente ricostruite nello stesso posto? Stesso stupore, stesse frasi di circostanza, stesse lacrime di coccodrillo. Si scopre che gli appalti delle grandi opere alimentano le associazioni mafiose e fanno lievitare i costi a livelli incomparabili con i paesi a noi vicini? Qualche mese di discussioni, di accuse, di leggi apparentemente draconiane e… niente cambia. la mafia continua a mangiare e a governare come e più di prima. Registri che nessuna delle promesse elettorali che ti hanno fatto per estorcerti il voto ha poi avuto seguito? Nessun problema, alle elezioni successive sei di nuovo pronto a farti prendere per il culo. Magari pensi che, questa volta, potresti essere tu il fortunato destinatario dei favori del politico a cui hai promesso il voto. Tanto potrai lamentartene negli anni successivi, fino al nuovo voto.
Guardi le varianti urbanistiche e ti viene il sospetto che tutto questo consumo di suolo serva a far lavorare i finanziatori della casta? Sei già pronto a rivendicarne una per te, quando e come ti tornerà utile. Copri di cemento tutto il copribile e ti indigni quando i grandi acquazzoni allagano cantine e case? Sei già pronto per una “ricostruzione” ancora più cementosa. Ti incazzi quando l’impiegato/a dietro allo sportello si fa i fatti suoi invece che servire te e quelli che sono in cosa? Nessun problema, probabilmente succede lo stesso quando dietro allo sportello ci sei tu. E tu, caro collega che ti lamenti della qualità e dell’impegno degli studenti, ti sei mai chiesto se non sei tu il modello?
Hai notato che troppa burocrazia favorisce l’arbitrio e la corruzione (troppe regole, nessuna regola)? Avanti con nuove leggi che regolamentano i regolamenti, tutto per non toccare mai l’unico tasto che potrebbe far cambiare le cose: la responsabilità personale. Vi risparmio il resto, cari lettori, lo conoscete benissimo.
Proprio perché non c’è più collegamento fra gli avvenimenti, i temi - proprio perché non si cercano più le cause e le conseguenze delle cose che succedono – viviamo in un presente eterno: se fai presente che c’è un prima un durante  e un dopo, magari cercando di dare profondità temporale ai temi all’attenzione, ti guardano come se fossi uno zombie, ritornato da un passato da incubo che prima si dimentica e meglio è. Così non si impara mai nulla, non di progetta niente, non si investe la cultura e le speranze in un percorso da costruire e realizzare per andare tutti insieme da un punto a un altro. Passiamo il tempo ad aspettare l’avvenimento successivo, in attesa che produca quei cambiamenti che, se verranno, aumenteranno la nostra frustrazione. Se non verranno nessuna paura: potremo buoni buoni attendere i successivi.
Mariano



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