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EUROPA: DISPERAZIONE E SPERANZA

Riflessioni di un disincantato dopo una notte passata a guardare i sondaggisti che annaspavano fra i numeri e commentatori in crisi di certezze
L’Italia ha scelto il medico
Ieri, uscendo con mia moglie dal seggio dopo il voto, ho incontrato un mio vicino di casa - caro amico un po’ di destra – che mi ha chiesto di indicargli un candidato “cattolico” della lista del PD per l’Europa. Accortosi della mia meraviglia, ha così motivato la sua scelta:
Bisogna dare un segnale di incoraggiamento e sostegno a Renzi”.
Tornando a casa, mi ripetevo come un mantra che, ancora una volta, non avevo capito niente. Ancora una volta avevo scambiato un desiderio con la realtà. Stanotte mi sono accorto però che, a  differenza del solito, questa volta sono stato davvero in grande compagnia, non c’era nessuno capace di prevedere il successo del PD e la sua misura. Del PD o di Renzi?
Stamattina ho sentito la stessa considerazione del mio amico un po’ di destra  da tre imprenditori che mai hanno votato il PD e che mai lo voterebbero in condizioni normali.

COLLEGNO CIVICA

Prima che parlino le urne, godiamoci la bella esperienza della campagna elettorale di Civica per Collegno e di Giovanni Lava, candidato a sindaco.
L’ultima cena? Non credo proprio...

Venerdì sera, cena finale della lista: dei candidati, degli amici e dei supporters. Giovanni LAVA intrattiene i commensali fra una portata e l’altra. Si chiuderà più tardi con una fetta di torta fra le tante che i volontari hanno preparato. Cima disteso, divertito e divertente, una bella combriccola soddisfatta di quello che ha combinato e che aspetta un risultato all’altezza.
La campagna elettorale è stata davvero intensa, come forse non la si è mai fatta a Collegno: volantini, giornali casa per casa, presenza in ogni luogo, iniziative di qualità e anche di successo. Due i fattori da sottolineare: i candidati di CIVICA sapevano di avere il migliore fra i candidati a sindaco della città.

UNA DONNA DA VOTARE

Elezioni europee, Elena si presenta e chiede il voto:
Per quale Europa?
A Elena voglio molto bene, quindi non sono obbiettivo nel valutare le sue notevoli capacità. Sono certo che è davvero una forza della natura, intelligente, umile e  sempre ben disponibile a darsi da fare per chiunque la chiami in causa. E’ persona che studia, si documenta e non parla mai a vanvera. A differenza di qualche altro gggiovane d’oggi, non vive di politica, va tutti i giorni a lavorare come amministratrice di condomini. Basta così con la presentazione del personaggio, ora la parola a lei.
Per quale ragione hai deciso di candidarti con la lista di Green Italia-Verdi Europei?
E' stato un prolungamento naturale della mia candidatura negli Ecologisti e Reti Civiche, di cui sono consigliere comunale a Grugliasco. D'altronde è da troppo tempo che le istanze ecologiste a livello nazionale si risolvono in proclami elettorali senza una realizzazione concreta. Era ora che in maniera compiuta si riportassero i temi “green” sulla scena politica.

IL DIS/ORIENTAMENTO

Di gran moda i test on line per capire “di che tendenza politica sei” per delle elezioni ormai prossime. Un mio studente…
Il test elettorale
Un mio studente ne ha fatto uno, evidentemente cercando un’indicazione “oggettiva” che gli permettesse di andare oltre la babele di grida e palle che sente in tivu. E’ quello di openpolis e non sembra neanche male, sebbene forse un po’ orientato.
Mentre spiego i sistemi elettorali e le problematiche connesse a diciannovenni con ben altri pensieri per la testa e un’attenzione che benevolmente posso definire “a fasi alterne”, il discorso scivola inevitabilmente sulle elezioni ormai prossime. Dato che mi conosco e so che, se opportunamente stimolato, non riesco proprio a a trattenermi dall’esprimere le mie opinioni, preferisco glissare e portare il discorso su lidi più tranquilli. Niente da fare, tornano sempre li.
Uno dei più interessati e brillanti dice: “Quest’anno sono davvero indeciso su chi votare (si parla di Europee). Ho guardato poco le trasmissioni in televisione e non mi sono fatto una opinione fondata, anche perché le questioni europee sono complicate.

FACCE DA GRILL

Posti di lavoro inesistenti con inserzioni che illudono i ragazzi, promessa di scatole di caffè… grigliate con amici e clienti agli Orti Urbani comunali. E' tempo di moderazione
Magna magna
Qualche tempo fa avevo raccontato la storia delle abboffate alla casetta degli orti urbani della città in cui abito (leggi). Ovviamente la pubblicazione del post ha avuto uno strascico di piccole minacce, commenti divertiti, qualche faccia preoccupata e tanta indignazione. Tutto nella norma, siamo in Italia, mica in Europa.
Che cosa ne è di tutto questo? Quasi nulla. Sabato sera erano di nuovo lì: cosa c’è di meglio di una grigliata con gli amici, una serata di relax in compagnia a parlare di tutto e di niente, mentre le braciole sfrigolano sul fuoco e ciascuno dei presenti ha come massima preoccupazione quella di decidere se salsiccia o ala di pollo? E intanto scambiarsi battute salaci sulle donne e alludere comicamente all’atto, declinandolo in tutte le sue coordinate e sfaccettature? Se poi lo fai gratis in una struttura pubblica, meglio ancora, così non hai il fastidio di sporcarti la casa e trovarti con le solite pile di piatti sporchi il giorno dopo.

LA DOPPIA MORALE

Il caso Greganti, prima il “sistema Sesto”, l’atteggiamento assurdo verso la richiesta di arresto di Genovese… in che direzione marcia il PD?
Etica e convenienza
La nuova stagione giudiziaria del PD comincia due anni fa con  il “sistema Sesto” di Penati & C, riedizione in grande del “sistema Grugliasco” di vent’anni fa (stesse storie, stessi intrecci, stesse dinamiche): metti un’amministrazione disponibile e un pool di imprenditori interessati, mescola bene il tutto, cercando di piegare  le regole al progetto, servi caldo ai concittadini blaterando di posti di lavoro e di progresso.
Altri scandali qua e là, farne l’elenco sarebbe lungo e inutile, poi scoppia il caso Expo e torna in pista Greganti, autorevole membro della cupola di cui farebbero parte anche Frigerio e imprenditori interessanti. Succede davvero di tutto in questo strano paese, perfino ritorni dall’aldilà, ma fin qui da meravigliarsi c’è poco.
Lo stupore aumenta considerevolmente quando si analizzano le reazioni dei vertici del PD alla notizia: tutti si affrettano a spiegare che Greganti non è dei loro, che ha operato per sé e che non rappresenta in alcun modo il PD. Ci mancherebbe ancora, ma è un fatto che Greganti non è un tesserato per affetto, qui a Torino lo si vede normalmente alle iniziative di partito e anche insieme ai notabili locali.

LA GRANDE ABBUFFATA

Il ritorno di Greganti e Frigerio lascia ben sperare in una fine repentina della seconda repubblica, come fu per la prima. Il PD non c‘entra niente, sono gli altri che sono cattivi e le grandi opere da noi costano più care perché ci sono i piccoli partiti…
Tangentopoli returns
Vent’anni dopo tornano le storie che hanno segnato la fine della prima repubblica: corruzione, tangenti, paralisi politica e amministrativa, decadimento. disaffezione, lacerazione del tessuto sociale, crisi economica. Stavolta è tutto più drammatico perché queste macigni si posano  su un paese provato dalla distruzione di buona parte del suo apparato produttivo, indebolito dalla disoccupazione (giovanile e non), da bassi salari e dalla fine delle garanzie per chi sta peggio. Un paese in cui le uniche liberalizzazioni sono quelle che hanno favorito l’accumulo di ricchezza non investita in attività economiche e l’aumento del divario fra le fasce della popolazione. Un paese meno giusto e meno uguale, dove il ceto medio è già in parte scomparso.
Bene, ci risiamo: evidentemente il sistema economico non era più in grado di sopportare una corruzione invasiva e troppo vorace. Di qui l’intervento della magistratura con tutto io corollario che andremo a scoprire nei prossimi mesi. Per intanto già sappiamo che i sistemi di Tangentopoli 1 sono transitati direttamente nella seconda repubblica.

TERZA SETTIMANA

Mentre parecchi chiacchierano di nuove povertà, c’è chi fa: tanto e bene
Una mano a chi annaspa
Sabato scorso ho partecipato a una iniziativa davvero interessante: i volontari dell’Associazione Terza settimana (guarda qui che cosa fanno) festeggiavano la loro attività, facendo un bilancio dei progetti in corso e delle speranze per il futuro. Il bilancio l’hanno fatto discorrendo con tre persone molto diverse fra loro: Pierluigi Dovis (direttore Caritas Diocesana), Nicolò Bongiorno, responsabile della Fondazione dedicata al padre Mike,  e il sottoscritto.
Siamo stati chiamati tutti e tre a dire la nostra sul  “Guardare oltre” e ciascuno di noi ha sviluppato il tema secondo la sua sensibilità incalzati da Gaia, studentessa del V anno del Liceo Gioberti e volontaria di punta dell’associazione. Con noi, tre “assistiti” dall’associazione che, nell’ottica della restituzione, hanno anche scelto di diventare a loro volta “volontari”: tre storie di discesa e di risalita davvero esemplari per come si sono sviluppate nel tempo e per come sono state raccontate dai protagonisti. Parecchi ragazzi e ragazze a fare da stimolo con la loro attenzione impegnata e simpatica.
Il presidente dell’associazione, Bruno Ferragatta ha introdotto la discussione “dando i numeri” dell’attività dell’anno appena chiuso:
65 adulti e 130 studenti delle scuole medie superiori come volontari impegnati nell’attività quotidiana, per un totale di 9932 ore di impegno ripartite su 48 settimane.

VERGOGNE NAZIONALI

Il dito medio di Fassino, la trattative con gli ultras, gli applausi dei poliziotti ai colleghi, il gioco delle tre carte coi soldi della gente…
Il dito medio
Fino a due anni fa la vergogna nazionale era Berlusconi, accompagnato dall’eco dei suoi scandali e dalla gravità dei reati per cui era già stato condannato. Andavi all’estero e ti capitava spesso di essere interrogato sull’apparente (?) impazzimento nazionale, visti i consensi di cui continuava e continua a godere. L’interrogato si giustificava balbettando scuse e spiegando che B era solo una faccia di una medaglia che vedeva dall’altra parte la sinistra più asservita e egoista della storia mondiale.
Poi l’hanno fatto fuori a favore del più sobrio Monti: non si è trattato di un colpo di stato, tuttavia l’operazione politica non è stata esattamente democratica; va detto qualche beneficio l’ha pur prodotto. La reputazione del nostro paese, – almeno stando a quello che i giornalisti hanno cominciato a raccontare – è migliorata, lo spread è sceso e le nostre pensioni hanno preso il volo, senza che uno straccio di riforma strutturale disegnasse un futuro per le giovani generazioni di questo paese.
L’uomo col loden verde si è montato la testa e ha pensato di mettersi in proprio con gli esiti che conosciamo. Elezioni, vince Grillo, Bersani ci prova e Letta va al governo con Berlusconi.

ASPETTARE

Fra tre settimana le elezioni "decisive" per il futuro di questo paese. Quindi continuiamo ad aspettare?
Non succede più nulla
Da almeno vent'anni in questo paese non succede più nulla (se non il declino), la sua irrilevanza ne è la testimonianza più chiara. Vuol forse dire che, giorno dopo giorno, non accadono più fatti di sangue, miracoli, catastrofi (naturali e cercate), ribaltoni eccetera?
No, no. Queste cose (e molte altre) accadono eccome, ma non sono più “storia”, vale a dire che non sono pezzi di un percorso con una direzione e un senso, non sono più parti di un cammino di evoluzione e progresso. Succedono, se ne parla, si presta attenzione, poi si dimenticano. Non del tutto, ma solo in quanto coperti dall’evento successivo, col quale quasi nessuno proverà a stabilire un nesso di causalità e di interrelazione.
Questo è il tratto caratteristico della cultura di massa dei nostri tempi: la giustapposizione al posto della concatenazione logica. I fatti e i processi sono accostati l‘uno all’altro senza alcun nesso di reciproca interdipendenza, come se la vita fosse un ripostiglio dove cacci alla rinfusa tutti gli oggetti che non sai dove diversamente mettere.

PRIMO MAGGIO: COSA C’E’ DA FESTEGGIARE?

Mattina in piazza, pranzo fuori, pomeriggio a deplorare gli incidenti del mattino e il comportamento dei contendenti: Di lavoro e futuro neanche l’ombra.
L’Italia che (si) sfila
Anche quest'anno corteo del primo maggio. Quando siamo arrivati si erano già menati e gli spostamenti rapidi di poliziotti in tenuta antisommossa suscitavano più impressione e curiosità dei tanti cartelli e striscioni dei partecipanti.
Una mestizia e un magone che ti prendevano lo stomaco, la prima parte del corteo. Tanta rabbia e un pizzico di vitalità in più la seconda parte della sfilata. I due pezzi del serpentone (il primo più ridotto, il secondo assai ben frequentato) separati da servizi d’ordine e qualche filare di poliziotti. Ribadisco: una tristezza palpabile, il senso di qualcosa che è definitivamente finito, bisognerebbe solo prenderne atto. Più difficile dire esattamente che cosa è finito, ci provo.
E’ finito il lavoro come valore, come elemento capace di caratterizzare un’intera esistenza, vite, relazioni e ruolo sociale. Per tanti anni siamo stati ciò che facevamo, convinti che il nostro essere fosse diventato quello che era in virtù delle cose che avevamo combinato fin lì sul versante della nostra professione, quella che definiva anche il nostro ruolo nella società. Eravamo quello che facevamo, perfino nel privato e nel nostro tempo libero. Avere un buon lavoro – di quelli appaganti e di cui andare fieri - era normale; averne uno non tanto bello una questione di tempo: si trattava di una tappa transitoria in attesa di approdare finalmente all’appagamento professionale; non averlo una questione da sfigati e fannulloni. Fare e operare era una condizione che metteva a posto tutto e redimeva anche l’asociale più incallito. Pochi anni e tutto è cambiato.



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