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GAROFANI ROSSI E RAGAZZI BIANCONERI

Perfino fra una partita della Juventus e un incontro con un vu' cumprà si può trovare la Resistenza…
25 aprile 1974
Strada centrale (pedonale) di Lisbona, 24 aprile di pomeriggio. Una folla che non si passa, parecchi giovani agghindati di bianconero, la gran parte palesemente arrivati lì per la partita serale Benfica-Juventus in mattinata e destinati a ripartire appena consumato l’evento sportivo. Consueto corollario di statue viventi, artisti di strada, venditori di ogni genere di cose inutili, insomma un simpatico clima da pomeriggio prefestivo.
Dovunque manifesti, striscioni, avvisi e  annunci delle manifestazioni della serata e del giorno dopo, 25 aprile. Foto in bianco e nero di soldati impreziosite da scritte (sono 40 anni! libertà…) e fiori: garofani rossi.
Già, quarant’anni fa il Portogallo usciva da una delle dittature più lunghe e feroci che la storia ricordi, quella cominciata con il colpo di stato del 1926  e conclusa nel 1974, il 25 aprile. Gran parte dei 46 anni di dittatura avevano visto Salazar (dal 1928 al 1970, anno della sua morte) gestire il potere in nome e per conto delle oligarchie della Chiesa, dei vertici dell’esercito e delle poche rendite economiche di rilievo.
In qualche stagione l’isolamento del Portogallo dal resto dell’Europa fu totale, in altre meno perché Salazar si presentava come baluardo dell’anticomunismo e venne perciò corteggiato dagli USA fino a farlo entrare nella NATO. Lo stesso con Caetano, suo successore, nei quattro anni che precedettero la rivoluzione.
Dunque, una dittatura lunga 46 anni durante i quali la Chiesa e i vertici dello Stato hanno tenuto il paese lontano dall’Europa, ma abbastanza saldamente ancorato a ciò che restava del suo impero coloniale. Fin dagli anni ‘50 l’esercito portoghese era impegnato in un continuo stato di guerra contro i movimenti di liberazione che si erano formati nelle sue colonie: Angola, Mozambico, Guinea-Bissau. La guerra fiaccava ulteriormente l’economia del paese, manteneva impegnati i giovani militari e contribuiva ad alimentare il malcontento fra la popolazione che non ne poteva davvero più. All’interno delle Forze Armate, soprattutto fra i sottufficiali, intorno al 1973 cominciarono a svilupparsi movimenti (di sinistra) che chiedevano la decolonizzazione, la democratizzazione del paese e il progresso economico. Dopo alcuni tentativi falliti, sotto la guida di Otelo De Carvalho il 25 aprile del 1974 i militari del movimento di opposizione attuarono un colpo di stato del tutto particolare: alla mezzanotte i militari ribelli prendono il controllo delle principali strutture del paese e invitano i civili a stare a casa. Il governo ordina alle forze rimaste leali di sparare sui ribelli, queste si rifiutano di farlo e la popolazione scende spontaneamente in piazza come per fare da scudo. A mezzanotte è tutto finito, la Rivoluzione ha vinto senza spargimenti di sangue. Nei fucili i militari e la popolazione hanno messo i fiori, i garofani rossi.

Dopo esserci fatti estorcere € 5 da un vu’ cumprà di fede granata (vero!) - ha vissuto sei anni a Torino montando palchi ed è tornato a casa perché di lavoro da noi non ce n’era più; ora vende braccialetti e spiega che il turismo è l’unica attività in crescita in Portogallo –, siamo entrati in un negozio di magliette. Ce n’era una con i fucili e  i garofani, l'abbiamo subito comprata. C’erano anche tre giovanotti tifosi della Juve con cui abbiamo scambiato simpatiche battute calcistiche. Vedendo le nostre magliette nuove, ci hanno chiesto il perché della scelta, visto che ce n'erano di più belle.
Lì è partito il pippone: ci siamo lanciati nel racconto della Rivoluzione dei garofani e in cosa essa ha significato per noi, all’iniziare della nostra giovinezza, pieni di speranze nel futuro eccetera.  Abbiamo anche spiegato loro il senso dei manifesti e degli striscioni che ornavano le strade e le piazze di Lisbona; ci guardavano incuriositi. Non tanto dalla storia, ma da questi due fuori di testa che, anziché commentare la partita che stava per svolgersi, ancora si commuovevano al ricordo di quando il mondo si faceva anche con le idee, le speranze e le illusioni.

Mariano
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