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CONTI E CORTI

Lungo via Roma, un lunedì mattina. Con in mano un plico e qualche pensiero che ronza…
Rendere conto
Oltre vent’anni fa una batteria di leggi di riforma riduceva ai minimi termini il sistema dei controlli sull’operato delle Pubbliche Amministrazioni. Aboliti i Co.Re.Co. (Comitati regionali di Controllo) e tutto l’insieme dei sistemi che rendevano farraginosa e lenta l’attività amministrativa. L’abolizione dei controlli accompagnava la riforma della politica locale e nazionale con la legge sull’elezione diretta dei sindaci, il Mattarellum con i collegi uninominali e con l’introduzione delle Bassanini, che sancivano la separazione fra struttura burocratica e direzione politica.
L’affermazione del principio di responsabilità personale – il politico ci metteva la faccia e gli elettori sceglievano la persona, non solo il partito, sia nel governo della loro città, sia nella rappresentanza in Parlamento – sembrava rendere inutile qualunque forma di controllo burocratico, tanto che perfino il segretario generale del Comune (emanazione delle Prefetture, cioè del Ministero dell’Interno e perciò indipendente dal potere politico locale) venne subordinato al gradimento del sindaco eletto. Insomma, in nome di uno snellimento del sistema di governo, del quadro di regole necessarie al funzionamento della macchina amministrativa, della celerità delle realizzazioni e poi anche della stabilità politica, il ridisegno del sistema politico e amministrativo sembrava dare soddisfazione alle rivendicazioni dei cittadini più attenti alla crisi che la politica stava attraversando nell’era di Tangentopoli.
Il paese non poteva più permettersi livelli di inefficienza scandalosi e una corruzione così pervasiva che sembrava strozzare il sistema economico e accompagnarlo lungo una china che preludeva alla crisi vera e propria.

ITALIAN DECADENCE

Napolitano, Renzi, Vendola… fra poco Grillo e perfino Fazio. La decadenza italica consuma i personaggi come se fossero kleeenex, lasciando rovine e macerie
Il crollo delle reputazioni
Poco più di un anno fa Napolitano si apprestava a passare alla storia come il “salvatore dell’Italia”, osannato perfino da una copertina di Time con l’appellativo di King George. Oggi è un presidente sempre più criticato, malsopportato e sospettato di essere il garante della cricca e dei poteri forti che tentano di mantenere il controllo del paese. A mano a mano che si scoprono le sue manovre per essere rieletto, a dispetto delle dichiarazioni di qualche giorno prima, i sospetti aumentano di spessore. Probabilmente alla storia ci passerà, ma anche come quello che ha cambiato governi con la stessa disinvoltura con cui i bolscevichi cambiavano leader, cancellandolo dalle foto, segno questo di frequentazioni ideologiche che, con minimi aggiustamenti, il Nostro mette in pratica anche oggi. Allora e altrove erano le gloriose e radiose sorti della classe operaia, qui da noi sono “le sorti del paese”. Che, infatti, nonostante le manovre occulte, va sempre più a fondo.

LA PARLANTINA

In tempi di rottamazione e di giovanilismo uber alles, non sempre sono chiari i requisiti che il giovane deve possedere per riscuotere successo…
Parlare bene, razzolare…
Le giravolte logico-verbali del giovane Renzi – prima affermare perentoriamente una cosa e poi contraddirla senza nemmeno il bisogno di spiegare il perché – sono una delle cose che resteranno nel ricordo futuro di questi giorni convulsi.
Chi si occupa di politica sa perfettamente che è quasi impossibile mantenere fede agli enunciati perentori che, a volte, escono da soli dalla bocca per dare modo a chi li produce di pentirsene subito dopo. Dunque, non credo che Renzi debba essere messo sotto processo per la scarsa coerenza, anche se qualcosa vorrà pur dire anche questa sua leggerezza nel dire e disdire perfino di cose troppo serie per essere trattate così. Quello che mi interessa analizzare sono  da un lato gli attributi del giovane che va di moda oggi; dall’altro gli effetti che tutto questo produce sul paese, sulla politica, sulla credibilità generale del sistema.
Quanto agli attributi, il giovane (politico e non) che piace oggi a giornalisti e opinione pubblica deve essere atletico, non troppo palestrato, sempre in ordine e con cravatta (ammessa la camicia aperta sul collo nei momenti più informali…). Se femmina,

LA GRATIFICAZIONE DI FARE BENE

Ogni tanto vedi che il mondo non va così male come pensi e senti. Oltre la sciatteria, la prepotenza e l’individualismo c’è anche altro… e non sempre vince il peggio!
Orgoglio di classe
La settimana scorsa una troupe televisiva si aggirava nella scuola dove lavoro da trent’anni: per un attimo ho temuto che riprendesse i segni della fatiscenza della struttura o andasse alla ricerca di qualche studente o docente lamentoso – vittime di un mondo crudele che non li capisce e che ne ha fatto capri espiatori dei suoi mali - con qualcosa di clamoroso da denunciare. Di solito le telecamere servono a questo, stavolta no.
Erano di TG3 Leonardo ed erano venuti a raccontare e a documentare una delle attività di eccellenza della nostra scuola (guarda).
Non è l’unica, ce ne sono altre che sono così ben documentate dal sito dell’ITIS Majo che non voglio richiamarle qui (leggi). Sabato mattina, ultima giornata di accoglienza degli aspiranti primini e delle loro famiglie, l’ultima di una lunga serie: preside, vice, docenti e personale a disposizione

LA ROTTAMAZIONE DELL’ITALIA

Letta si dimette, Renzi si appresta a ricevere l’incarico di fare e presiedere un governo fino al 2018. E noi… non stiamo affatto bene!
Affari loro
Il governo di una nazione di 60 milioni di abitanti - con poche tradizioni democratiche da difendere, ma con numerose velleità di cambiamento (basta che i sacrifici tocchino agli altri) e sogni di riscossa a fronte di un passato recente poco edificante e che certamente ha portato sciagure e miserie ai più – se lo vedono loro. Noi non dobbiamo impicciarci, è affare loro: del PD e di Napolitano, al massimo di qualcuno degli opinion leaders che scrivono sulle prime pagine dei giornali di de Benedetti.
Oggi si sono riuniti nella loro direzione, Letta ha capito che non ce n’era più e si è dimesso, hanno disciplinatamente votato e a stragrande maggioranza hanno deciso che tocca a Renzi. Il Parlamento? Che vada a al diavolo. Gli elettori?

RESISTERE E RILANCIARE

82 lavoratori a spasso dall’oggi al domani e senza neanche sapere perché. Una richiesta agli amministratori collegnesi, perché oltre le parole si cominci a produrre anche qualche fatto
Con chi lavora
Agrati2La storia della Agrati (ex FIVIT Colombotto) di Collegno, che chiude da un giorno all’altro e lascia a casa 82 lavoratori, la dice lunga sullo stato comatoso dell’Italia di oggi. Ma canta anche una bella canzone di resistenza e rilancio da parte dei dipendenti che non ci stanno… La politica locale è con loro per chiudere nel migliore dei modi questa brutta parentesi?
Alla fine di gennaio ricevono addirittura il premio di risultato in busta paga. Mai un giorno di cassa integrazione, mai una chiusura, nessuna avvisaglia di una crisi in arrivo, investimenti sul rinnovo degli impianti sempre puntuali e precisi. Insomma, una fabbrica coi fiocchi.
Il I febbraio una secchiata di acqua gelida sui dipendenti: con una lettera, il management della sede centrale della multinazionale annuncia la chiusura dello stabilimento. Né trattative, né incontri, né ammortizzatori sociali, nulla di nulla: a casa senza stipendio e senza prospettive. Voci non verificate, ma abbastanza attendibili, parlando di difficoltà negli stabilimenti francesi del gruppo: quelli però non sono in discussione, il governo francese ha ben altra credibilità e strumenti per far valere gli interessi collettivi su quelli individuali.

IL PAESE REALE

Anche se non appare mai, anche oggi un paese reale c’è: è fatto di persone che affrontano la vita come meglio riescono, che si disorientano per poi trovare la strada. Attenti a difendersi dai
Ladri di futuro
idra1Sigle in inglese e slogan ripetuti ossessivamente a coprire un vuoto di pensiero, l’assenza di progetto, la capacità di mettersi a disposizione con il disinteresse e il coraggio che serve a cambiare un paese. Questo manca a Enrico e forse anche a Matteo: loro si chiamano così, per nome, dicendosene peraltro di tutti i colori e  mandandosi messaggi così violenti da richiedere il mascheramento della finta cortesia, quella ipocrita delle madame che spettegolano l’una dell’altra davanti a the e pasticcini, all’inglese.
Interminabili radio e telecronache di bisticci, di analisi delle dichiarazioni dell’uno e dell’altro e delle repliche dei comprimari. Proposte sempre più fumose e talmente rilanciate dei megafoni di questo regime sempre più asfissiante da essere oramai divenute vuote evocazioni di quello che potrebbe essere e non è.
Ladri e profeti di futuro mi hanno portato via parecchio, il giorno è sempre un po' più oscuro, sarà forse perché è storia, sarà forse perché invecchio...”, cantava trent’anni fa Guccini e ben rappresentava la progressiva cupezza che cominciava a calare su questo paese, dopo la stagione della gioia e della rivolta, dei diritti allargati, delle lotta democratiche, della liberazione della società.

IL PRANZO DEI CRETINI 4

Una nuova puntata arricchisce la telenovela della mensa scolastica, naturalmente a carico dei cittadini ignari di cotanta incompetenza…
Lo scodellamento
Davvero non si stancano di superarsi, il portaborse fatto sindaco e i suoi accoliti che governano la città in cui abito. Dopo aver deciso senza sapere cosa facevano (leggi), minacciato mezzo mondo per tornarsene a casa con le pive nel sacco (leggi) e dopo aver scritto ai genitori dei giovani allievi della scuole una lettera incomprensibile (leggi), eccoli con l’ennesima trovata: lo sconto da scodellamento.
Ricordate la supercazzola di Amici miei, con lo scappellamento a sinistra? Dilettanti, quelli. Ma veniamo al dunque.
Dopo mesi di sciopero del panino, assemblee con genitori e insegnanti, ritiri di allievi dalle scuole locali per farli migrare altrove, minacce e blandizie con il solito stile paramafiosi dei nostri amministratori, lettere patetiche agli amministratori dei comuni limitrofi, ecco l’annuncio: il costo del pasto scende di 30 centesimi, passando da € 7,10 a € 6,80. Di conseguenza scendono le tariffe.
“Evviva” esclameranno giulivi i diretti interessati, magari per niente contenti dell’esiguità della riduzione, ma almeno felici perché possono toccare con mano che muoversi, organizzarsi e protestare produce qualche effetto. Speriamo che non scoprano la ragione dello sconto, sennò c’è il rischio che si incazzino per davvero.



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