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LA PREFERENZA

Tanto per cambiare, il dibattito sulle legge elettorale riporta a galla i detriti di una discussione falsata da troppe ipocrisie e da tantissima propaganda
Le bufale di Roma
Renzi ha fatto al sua parte e oggi la Commissione Affari istituzionali ha licenziato la bozza di riforma della legge elettorale così come lui l’ha pattuita con Berlusconi. Ora comincia il cammino e sarà bello tempestoso e pieno di insidie, ma già oggi si è capito che detta legge: Forza Italia. Si teme la riedizione del copione della Bicamerale e del suo seguito.
Infuria il dibattito, il bisticcio e la polemicuccia, tutto infarcito di propaganda pura, talmente becera che spero proprio che, questa volta gli Italiani se ne accorgano. Ecco una rapida ricognizione delle bufale in arrivo da Roma:
La governabilità impone soglie di sbarramento molto alte. E’ ora di dire basta al potere di veto e ai ricatti dei piccoli partiti. La storia di questi vent’anni (con l’eccezione dell’ultimo governo Prodi) è piena di paralisi parlamentari determinate non già dai partitini, ma dalle divisioni inconciliabili fra le correnti dei partiti più grandi. E’ questa la storia vera di sistemi elettorali che, al contrario, hanno finito per mortificare troppo la rappresentanza in nome proprio della governabilità.
Risultato, tanti extraparlamentari, pezzi di società senza rappresentanza politica e Parlamento lo stesso ingovernabile. A meno che non si siano già dimenticati i Calearo (capogruppo PD nel Nord-Est, poi migrato tante volte in tanti gruppi, seguito da una bella pattuglia di democratici come lui e di dipietristi), gli Scilipoti e i Razzi, le Binetti. La storia di questi anni dimostra che alzare la soglia di sbarramento aiuta partiti senza consenso a fingere di vincere le elezioni, lasciando fuori fette via via più imponenti di elettorato. Dunque, meglio una legge con un premio di maggioranza discreto, ma con una soglia di sbarramento la più bassa possibile. La stabilità si ottiene con un programma chiaro e impegni precisi sottoscritti dai candidati, verificabili dagli elettori e riferibili ai territori in cui vengono eletti, oltre che alle forze politiche che li candidano.
La nuova legge, pur prevedendo liste bloccate, permette una corrispondenza fra eletto e territorio. Falso: questa si ottiene solamente se l’elettore può scegliere il suo candidato. A questo i PDini rispondono con le primarie, ma che senso ha farle per decidere i candidati da mettere in lista? Tanto varrebbe ripristinare la preferenza, è più democratica! La nuova legge, dal punto di vista della sentenza della Corte Costituzionale, è esattamente come il Porcellum, dunque potrebbe fare la stessa fine, speriamo non fra dieci anni. Le uniche leggi elettorali che permettono di scegliere il parlamentare sono quelle con preferenza o quelle su collegi uninominali, dove ogni partito presenta il suo candidato e vince chi prende più voti nel collegio, in un turno secco o col doppio turno come in Francia.
La preferenza è il bene, perché il cittadino elettore si sceglie il parlamentare che vuole. Le preferenze sono oggetto di mercato, di corruzione e di clientelismo, infatti da tre furono portate a una e poi eliminate, almeno nelle elezioni parlamentari. Questo se si presuppone che il popolo abbia torto, specialmente quando vota gente che non ci piace. Le preferenze eliminano le donne e mortificano le persone che vorremmo vedere in parlamento perché quasi mai hanno i voti (e la tenacia) per farcela. Tuttavia sono meglio delle liste bloccate e… forse peggio dei collegi uninominali.
In tutti i casi la proposta Renzi-Berlusconi è un Porcellum rivisto: invece che lunghe liste bloccate, liste spezzettate, ma sempre bloccate e decise dai capi del partito. Se vorranno tenerla in vita, temo che dovranno ripristinare le preferenze, oppure ridurre i collegi e, di conseguenza, la consistenza delle liste, per avvicinarsi ai collegi uninominali.
Tutto questo sempre che riescano ad arrivare alla fine: mi sembra che le nubi si vadano addensando, Non sono i partiti piccoli a gonfiarle, anche questa volta sono le correnti dei partiti grossi. Capito? Se non c’è un progetto politico, un’etica, puoi fare la legge che vuoi, il risultato sarà sempre lo stesso.
Mariano



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