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PININFARINA, ROSSIGNOLO E I NANI DELLA POLITICA

La vicenda del fallimento della Pinifarina e della beffa De Tomaso non finisce di stupire. Un nuova puntata racconta di politici incapaci e promesse da marinaio sulla pelle dei lavoratori.
Una miscela micidiale…
Il 16 di questo mese una paginata di Repubblica relativa alle ultime puntate della vicenda Pininfarina/De Tomaso, riporta all’attualità una brutta storia dove politica tossica e la finta imprenditoria coi soldi degli altri hanno insieme confezionato un pacco avvelato che ha distrutto una realtà produttiva interessante e il posto di lavoro di circa 1000 lavoratori (leggi qui).
Era l’autunno di cinque anni fa quando il Consiglio Regionale del Piemonte si occupò della Pininfarina, dei suoi 900 dipendenti ancora in cassa integrazione, ma candidati alla disoccupazione a breve, della fine che avrebbero fatto gli impianti e degli investimenti che sembravano imminenti. L’occasione fu una mia richiesta all’assessore Bairati, chiedevo lumi sulla natura e sui contenuti di annunci giornalistici secondo i quali l’imprenditore Rossignolo – proprietario del marchio De Tomaso – avrebbe rilevato li impianti e riportato progressivamente al lavoro di dipendenti attraverso un piano di rilancio assistito e supportato proprio dal denaro  ed dalla mediazione della Regione Piemonte.

LE COOPERATIVE

La melma romana rende evidente ciò che in tanti sapevano, che qualcuno denunciava, che i più fingevano di non sentire, che parecchi deploravano come un attacco al lavoro "buono",  di sinistra. “Abbiamo una banca” e abbiamo le coop…
L’imprenditoria “rossa”?
Faccio parte di quelli che preferiscono la cooperazione alla competizione, sono davvero convinto che, anche in campo economico, l’unione e l’armonia rendono di più della contrapposizione e della battaglia fra le persone. Quindi mi sono sempre piaciute di più le cooperative delle imprese padronali, perfino quando le prime si rivelavano strumento per l’organizzazione del consenso dei partiti di sinistra e di finanziamento delle loro campagne elettorali. Senza andare troppo lontano, l’attuale presidente della Regione, Chiamparino, ha organizzato la sua campagna elettorale nella sede della potente Coop Di Vittorio, senza minimamente curarsi del palese e inopportuno conflitto (naturalmente la Coop Di Vittorio è destinataria di cospicui finanziamenti regionali per la realizzazione dei suoi programi e della concessione di aree in diritto di superficie anche dal Comune di Torino di cui il Chiampa è stato sindaco).
Avevo e ho grande ammirazione per molte cooperative sociali che suppliscono alle carenze dello Stato caricandosi dell’onere di creare lavoro per svantaggiati, disabili, persone che diversamente sarebbero un onere aggiuntivo per la collettività e che, invece, proprio attraverso il lavoro assistito, trovano dignità e un barlume di quella felicità a cui tutti avremmo diritto.

UN BAGNO DI UMILTA’

Ne hanno un bisogno urgente i M5S che hanno a cuore l’esperienza politica entusiasmante di cui sono protagonisti e beneficiati. Poi ci va un celere recupero della
Gratitudine
Le difficoltà in cui si dibattono i “grillini” sono la sintesi dell’impossibilità di costruire una politica utile al cambiamento e, almeno per un periodo, capace di far fare al paese quel balzo culturale di cui ha davvero bisogno. Chiunque in questi ultimi vent’anni si sia cimentato con la costruzione di soggetti politici che tornassero a proporre educazione, idee, cambiamento, un nuovo senso dello Stato, rispetto, comunanza e piena realizzazione dei diritti di cittadinanza… ha fallito. Per suoi limiti, ma anche perché il paese andava da un’altra parte, in un’altra direzione.
In tutti gli ambiti e in tutti gli ambienti, i “vecchi” si sono mangiati i giovani per perpetuare il loro benessere e il loro potere: che si trattasse del manager della grande impresa, del politico sulla breccia da tempo, giù giù fino al capufficio, perfino all’impiegato pubblico, la battaglia era la conservazione del piccolo privilegio, difeso con le unghie e coi denti dall’assalto degli affamati dalle crisi sempre più lunghe e prive di uscita. Sono andati avanti i giovani “a servizio”, quelli che hanno accettato l’idea della rinuncia a farsi valere perché prima o poi sarebbe toccato loro, oramai invecchiati e incalzati dai nuovi giovani, vogliosi anch’essi di qualche briciola del grande banchetto.

IL MALAFFARE

L’inchiesta di Roma è qualcosa di più delle solite storie di politica e malavita di cui sono costellate le piazze d’Italia. C’è dentro un sistema politico marcio fin nelle sue fondamenta e un paese senza speranze. La nausea monta...
Furbi, furbetti e furbacchioni
Adesso capisco perché il PD voleva far fuori Marino”, scrive un mio amico su facebook dando parole a un pensiero che in tanti ieri debbono aver avuto, sentendo e leggendo delle vicende collegate all’inchiesta sulla mafia romana. Non sono infatti in discussione i meriti e i demeriti del sindaco, oggi a salire agli onori delle cronache è la sua capacità di resistere alla manovra di accerchiamento che politica e criminalità avevano operato nei suoi confronti, “marziano” nella capitale. E che dire degli alemanno che manifestavano contro gli immigrati che le sue cooperative assistevano puppando fondi pubblici e gestendoli come impariamo ogni minuto di più? E il giro di assassini, ladri,  pregiudicati e ex-terroristi che governa/va la politica romana e senza i quali non si muove/va foglia? E i giornalisti proni davanti ai potenti (mai un’inchiesta indipendente, per carità!), ai renziani e a gli anti renzi che oggi "non c’entrano nulla", agli ipocriti che “i magistrati facciano il loro lavoro”, agli infiniti manovratori che hanno contribuito a rendere l’Italia un paese di clienti, ai rutelli e ai veltroni, perfino al sottobosco di nullità intorno agli enti pubblici per leccare il culo ai loro padroni.
Dall’inchiesta viene fuori anche questo: partiti-taxi che imbarcano chiunque, purché dotato di adeguato pacchetto di voti, alleanze e correnti che si fanno e si disfano, manipoli di squadristi...

PASSERELLE TOSSICHE

I politici e le loro prediche nelle scuole, generano tossine anche lì. Ecco cosa combinano il sindaco portaborse e la sua padrona "imprenditiva"...
Tra il dire e il fare…
Auditorium di una importante scuola superiore, assai ben frequentata e sempre disponibile a innovare, aprirsi al territorio e sostenere gli studenti nelle scelte complicate che la vita riserva loro. Una mattinata di qualche giorno fa vi convergono gli allievi delle quinte superiori delle scuole della città. Obiettivo: partecipare a un’iniziativa del Comune finalizzata a migliorare i rapporti con Università, Poli e quant’altro per meglio orientare i ragazzi e le ragazze alla scelta dopo il diploma.
Studenti ben contenti di esserci (anche per via delle ore di lezione che saltano) e vogliosi di sapere qualcosa di più e di meglio di quello che i loro docenti hanno provato a confezionare per raggiungere i medesimi obbiettivi: stages, visite in aziende, incontri con professionisti, lezioni all’università, testimonianze di ex-allievi. Si sa che, di fronte a uno snodo così importante nella vita, le informazioni e gli stimoli non bastano mai, dunque eccoli lì! .
Ci trovano alcuni docenti delegati dell’Università di Torino, che racconteranno loro in pochi minuti quello che già sanno e  che si sono sentiti raccontare parecchie volte, un imprenditore che spiega loro come ha fatto (testimonianza quanto mai utile); non ci trovano nessun lavoratore che spieghi loro come fa (retorica terzinternazionalista)…, ma pazienza. Tutto serve e, sebbene l’iniziativa non abbia propriamente il marchio dell’originalità e della contestualità…

SINDACO BIO COI SOLDI DEGLI ALTRI – SECONDA PUNTATA

Un mese fa vi ho raccontato la storia dell’Associazione Nazionale bio morosa (leggi). Non contento, ho voluto approfondire la storia, scoprendo che…
Io bio, egli mangia, tu paghi!
Ricorderanno i lettori affezionati che raccontavo dell’ex sindaco ed ex-presidente, che ne presiede ancora il Comitato Scientifico (!). Ricorderanno anche di come questa storia sia l’emblema della cattiva politica che che trasforma le più belle idee in cacca. Per diffondere il bio, bisogna cercare di esserlo, nella vita privata, ma soprattutto nelle funzioni pubbliche che si ricoprono.
Non contento delle spiegazioni che mi sono state date allora, ho chiesto copia della corrispondenza che è intercorsa fra il Comune e l’ Associazione Città del Bio negli ultimi due anni e relativamente alle morosità da questa accumulate per l’affitto della sede. Non so perché, ma qualcosa non mi convinceva del tutto. Ecco come è andata.
Il 12 novembre 2012 il direttore della Società Le Serre - interamente comunale e che chiameremo per brevità “la Mangiatoia”, – manda una lettera all’Associazione per sollecitare l’evasione delle morosità accumulate dal 2010 (sembrerebbe circa 4.500 euro) per la sede locata proprio all’ interno del Parco Culturale Le Serre.

LE RISPOSTE SUL LAVORO di F. Maletti

Un punto di vista che combatte i conformismi e prova a rimettere ogni cosa al suo posto…
… che nessuno sembra voler dare
Ho letto da qualche parte che “Tutti i politici di un certo livello sanno quali sarebbero le cose giuste da fare: quello che non sanno è se verranno rieletti dopo averle fatte”. Questo, credo che valga anche per il Sindacato. In quanto soltanto la conservazione della poltrona spiega l’accanimento con il quale il Sindacato si oppone a qualunque forma di cambiamento attraverso un NO ideologico: ripetuto ossessivamente, come una formula magica di scongiuro, alle “masse” di lavoratori che pretende di rappresentare nella loro interezza. Eppure basta guardarsi intorno, partendo proprio da Torino, per vedere che della Società Industriale sono rimaste soltanto più le sue ingombranti macerie. Per effetto della Globalizzazione la produzione di massa è andata via, probabilmente per sempre, là dove il lavoro costa di meno: in quei luoghi dove intere moltitudini, spinte da una fame atavica, accettano di essere sfruttate e di lavorare senza tutele e con qualunque tipo di compenso.

IL LAVAGGIO DELL’IMMAGINE

L’arrivo a Collegno di una persona speciale ha dato ai sindaci dei nostri comuni il pretesto per una bella rinfrescata all’immagine. Naturalmente …
Legalità: neanche a parlarne
Venerdì il Sindaco di Messina, Renato Accorniti, ha partecipato a un’iniziativa dei sindaci dei nostri comuni. Ha parlato di come vive l’impegno politico, di cosa significa l’impegno legalitario, il pacifismo, la politica di servizio, la lotta alla malavita organizzata e di tante altre cose ancora.  Il tutto davanti a suoi colleghi con ben altra storia, tradizione e intransigenza nei confronti della politica grigia, fatta di clientele e favorini, di titoli roboanti sotto i quali si nascondono pratiche e pensieri che neanche la DC nel profondo sud trent’anni fa.
All’iniziative c’era il mio amico Giovanni Lava, consigliere comunale di Civica. Ecco cosa scrive lui del pomeriggio con Accorniti…
Ascoltare Renato Accorinti è un'esperienza che lascia il segno (per chi non sapesse chi è, legga la sua biografia su Wikipedia). E proprio perchè lascia il segno, lascia basiti l'invito e la calorosa accoglienza riservatagli a Collegno. Renato Accorinti è stato eletto un anno fa sindaco di Messina sovvertendo ogni pronostico,

VIETATO FUMARE O VIETATO VIETARE?

Un esempio pratico di come l’eccesso di divieti finisca per incoraggiare la sistematica violazione delle regole
Intervallo con segugio
Era il lontano 2003  e finalmente venne introdotto il divieto di fumo in tutti i locali pubblici. Nei locali scolastici il fumo era già stato messo al bando dal 95, ma dalla Legge Sirchia in poi le norme sono divenute ancora più stringenti. Le istituzioni pubbliche fino ad allora “negligenti” vennero invitate perentoriamente a mettersi a posto, anche affiggendo cartelli con ben evidenti le sanzioni per i fumatori colti in flagrante e i nominativi dei responsabili interni che avrebbero dovuto farla rispettare. Per ammorbidire il divieto la legge candeggiava l’istituzione di appositi locali areati dove i fumatori potessero coltivare il vizio senza ammorbare gli altri (poi eliminati). In tutti i casi, al massimo i viziosi potevano accomodarsi fuori e consumare la sigaretta all’aria aperta, rispettando il divieto e i non-fumatori.
Non sono un bello spettacolo quei capannelli fumanti che si formano in cortile durante l’intervallo deve aver pensato l’anno scorso la ministra Lorenzinbisogna eliminarli proibendo il fumo a scuola anche negli spazi esterni. Così anche la tentazione della prima sigaretta per i più piccoli viene eliminata: non fuma più nessuno”. Ecco pronta la Circolare attuativa che lo stabilisce, senza alcuna indicazione di come fare concretamente per evitare che il divieto venga impunemente violato.

CERVELLI MISCONOSCIUTI A MEDIE E ALTE PRESSIONI

In un pezzo sull’ Huffington Post ho raccontato una storia di cervelli e di occasioni mancate. Lo pubblico anche qua, se vi piace… 
Bellezze da scoprire
Non ci sono solo giovani cervelli costretti a emigrare per far valere speranze e capacità, di cervelli di eccellenza l'Italia ne produce anche di più stagionati, ma ugualmente misconosciuti e pochissimo "profeti in patria". A fine 2012 la casa editrice statunitense Springer - specializzata in pubblicazioni scientifiche ed economiche - ha rilasciato un volume dal titolo scoraggiante Modern Gas-Based Temperature and Pressure Measurements che già allieta le fatiche in quell'ambito di un bel po' di studenti in Fisica (e non solo) delle università americane e anche di quelle del resto del mondo. Gli autori sono italianissimi: Franco Pavese e Gianfranco Molinar Min Beciet, torinesi di settant'anni ciascuno circa, tra le massime autorità mondiali nel campo della misurazione delle medie e alte pressioni. Materiali superduri ottenuti esercitando alte pressioni su elementi e composti, capaci di offrire delle performances oggi solo immaginabili a fatica. Studi sul carbonio che, in particolari condizioni di pressione e in ambiente adatto, si trasforma in durissimo diamante.

KING GEORGE: VERA GLORIA?

Si avvicinano le dimissioni di Napolitano e le conseguenti elezioni del suo successore. Bilanci e  fibrillazioni
Neanche Lenin…
Si avvicina la fine della presidenza Napolitano e – prima che fiumi di inchiostro e un diluvio di chiacchiere si abbatta su di noi, colpevoli consumatori di notizie – qualche considerazione va pur fatta. Specialmente perché il suo quasi novenato (si dirà così? eletto la prima volta nel maggio 2006, rieletto nell’aprile 2013) lascia uno strascico di storie aperte e di precedenti che hanno aperto la strada a un nuovo modo di interpretare il ruolo di presidente della Repubblica italiana.
Più di otto anni fa l’elezione di Napolitano al Colle venne salutata come il definitivo superamento delle divisioni e fratture ideologiche del novecento. Un ex comunista diventava la massima autorità di garanzia dello Stato, dunque la fine certificata del fattore k, dell’anticomunismo, delle contrapposizioni ideologiche e così via.  Fino alla caduta di Berlusconi Napolitano ha effettivamente ricoperto un ruolo di garanzia, soprattutto all’estero, facendosi garante a fronte di un mondo preoccupato della stabilità italiana, del rispetto dei patti e della sua tenuta politica.

L’UTILE IDIOTA

Oramai ce ne sono di tutti i colori e di tutte le qualità. Non sono solo voltagabbana, profittatori e magari anche opportunisti della peggiore specie, c’è anche chi lo fa gratis…
Leccare
In questi tempi davvero complicati e incerti – non si sa bene dove vada questo mondo e cosa ci riservi il futuro prossimo, dunque inquietudine a manetta – si va affermando una  categoria sociale che è sempre esistita, ma che sta acquisendo una rilevanza e un’importanza sconosciuta nel passato: gli utili idioti.
Non sono semplici profittatori, vale a dire individui pronti a intrufolarsi dovunque,a porgere le terga a chiunque purché in cambio di qualcosa, a disinteressarsi degli altri per affermare i propri meschini interessi, a qualunque costo…
Non sono neanche le classiche banderuole, gente che naviga ai bordi del vascone del potere – che sia sul luogo di lavoro, nel mondo politico, perfino nelle assemblee di condominio, capace di negare oggi l’evidenza di ieri e quella di domani. Le banderuole abbondano da secoli, in Italia sono il sale su ogni fase della nostra storia e il veleno di ogni soluzione alle crisi ricorrenti, regimi totalitari incusi.

LAVORO? di F. Maletti

Tra “lavoro che non c’è”, Jobs Act, lavoro che c’è e lavoro che non si vede. L’opinione di uno che se ne intende
Oltre gli slogan e le illusioni, la sostanza
Se il lavoro ha cambiato verso non si può cambiare verso al lavoro, ma regolamentarlo diversamente tenendo conto dei mutamenti intervenuti.
Ricordo che, sul finire degli anni sessanta del secolo scorso, nel periodo di massima espansione della società industriale in Italia, uno dei problemi che si ponevano gli esperti era quello di come riuscire a conciliare l’impetuoso progresso tecnico con una struttura dell’occupazione che fosse in grado di reggere il confronto. Si notava come, durante l’evoluzione tecnologica, il tempo intercorso tra la scoperta ed il suo sfruttamento commerciale tendesse a ridursi drasticamente: fino a sfiorare lo zero. Infatti, mentre per la fotografia erano occorsi 112 anni, per il telefono “soltanto” 56, per la radio 35, per il radar 15, per la TV 12, per l’energia atomica 6, per il transistor 5. Tutto questo poneva già allora dei seri problemi di adeguamento tra domanda e offerta di lavoro: mentre dalla parte della domanda erano richiesti al lavoratore un livello culturale ed una preparazione progressivamente superiori, dalla parte dell’offerta i tempi di preparazione, di formazione e di adeguamento dei lavoratori diventavano quasi zero.

IO BIO, EGLI MANGIA, TU PAGHI!

Questa brutta  politica  riesce a sporcare perfino ciò che è davvero importante per l’economia e la cultura di questo paese. Eccovi la storia dell’Associazione “Città del Bio” e della sua sede nazionale
La politica a sbafo
Lo sanno bene i cittadini di Grugliasco che le mense scolastiche della città vantano una storia di forniture provenienti da coltivazioni biologiche (quando ancora non era di moda) e l’elaborazione di una dieta che ha fatto scuola in Italia, insieme a quella di altri comuni sensibili al tema, Cesena in testa.
Cosa siano diventate oggi le belle storie di vent’anni e più fa, lo rinvio ad altri post del blog (leggi): frutto di una politichetta sempre più schifosa, fatta da mediocrità insopportabili perfino per i loro stessi pari. Ma i cittadini se li votano, dunque ...
Ebbene, accade un giorno che proprio a Grugliasco nasca un’Associazione Nazionale “Città del Bio”, destinata a mettere in rete le esperienze di promozione e sostegno all’agricoltura biologica, incentivando i mercatini, rilanciando le esperienze di mense pubbliche bio, e chi più ne ha, più ne metta. Raccoglie numerose adesioni, in po’ in tutta Italia, specialmente da comuni agricoli o a vocazione agrituristica.

FARE IL SIGNORE COI SOLDI DEGLI ALTRI

La storia che vado a raccontare ha tutte le caratteristiche per diventare lo specchio di un paese istupidito fin dalle fondamenta dalla propaganda scambiata per buon senso
Il tendone
Location: un centro culturale ristrutturato con fondi europei, pieno di locali e di spazi di pregio inseriti in un parco al centro della città.
Personaggi & interpreti: una sedicente Cooperativa molto ben introdotta in Regione e capace di convogliare sulle sue imprese finanziamenti pubblici rilevanti, sindaco contaballe, assessore “marziano”, un manipolo di consiglieri comunali capaci di dondolare il capo come facevano i cagnolini di peluche a vista sul cruscotto posteriore delle auto dei nostri nonni.
In un “parco culturale” di una ridente cittadina del selvaggio west dopo decenni di fatiche i lavori di ristrutturazione e di recupero del giardino e degli immobili si avvia finalmente a conclusione. La città apprezza questo gioiello situato proprio nel suo centro, anche se i cittadini cominciano a lamentare che è sempre chiuso, apre quasi solo in occasione delle feste di regime. Pazienza: le cose cambieranno, prima o poi, ci penserà Renzi!
Un bel giorno la notizia: il Comune ha deciso che nel giardino – quello dove si allestiscono gli spettacoli estivi – sorgerà un tendone permanente. Ci sono già i finanziamenti, serve proprio un posto dove fare gli spettacoli d’inverno, è una cosa stupenda per la città, eccetera.

LA SCUOLITE

In tempi di “annuncite” e di altre patologie che segnalano la trasformazione della realtà in virtualità, anche la scuola…
La bua dello studente
Non stavo bene”, ti dice lo studente assenteista con l’occhio finto-spento a cercare di supportare il concetto che ha appena espresso.
Stava talmente male che si sta già ingozzando di pizza sintetica e coca-cola, eppure non sono ancora le nove del mattino.
Eh, prof, non posso mica parlare con lei di queste cose da donne”, allude la fanciulla che ha il ciclo tre o quattro volte al mese, così regolare che spacca il secondo. E giustifica l’uscita anticipata per forti dolori, proprio come quel suo compagno che, in odore di interrogazione, ha preferito stare male dalle 9 alle 10, guarire alle 11,30 e poi riammalarsi verso le 13, in tempo per schivare l’ultima ora, quella fatale.
Il virus della scuolite gira come un pazzo per le scuole, colpisce quelli predisposti, dal sistema immunitario indebolito da pomeriggi a giocare col pc o a trastullarsi in altri modi che è meglio solo evocare. O anche solo acciaccati dall’inattività forzata, o ancora dagli sforzi per sfuggire ai redde rationem della vita, perfino intaccati nel profondo dall’ansia di non farcela a schivare gli assalti degli adulti vogliosi di prestazioni secondo le loro aspettative esagerate, genitori o insegnanti che siano.
Di qui la scuolite, che si manifesta in varie forme e con sintomi non sempre identici.

LA CASERMA CHE NON C’E’

Il senso del futuro resta solo nelle roboanti dichiarazioni di chi ne parla. E che spesso se lo mangia davanti ai nostri occhi.
Domani è un altro giorno…
In sintesi, questa la storia. L’amministrazione comunale della mia città prende un campo sportivo e, con una variante al Piano Regolatore, lo trasforma in palazzi. Dato che ne vuole fare tanti – l’area è in ottima posizione e forse qualche acquirente si riesce ancora a trovare per gli appartamenti “nel verde” – giustifica il carico di cemento ulteriore con la bella leggenda: lì sorgerà la nuova caserma dei Carabinieri.
Siccome vogliamo proprio costruirla – deve aver detto ai consiglieri comunali creduloni che poi hanno votato la variante– e farla anche bella grossa perché possa ospitare tanti bei Carabinieri, dobbiamo caricare di cemento l’area più del normale”. Se qualcuno avesse trovato da ridire, ecco pronta la renzata: “Sarete mica contro una realizzazione che renderebbe Grugliasco più sicura?”. E loro hanno votato, come sempre. Sono il branco personale del sindaco, mica scherzano.
Passano circa due anni, i palazzi sull’area cominciano a crescere ma… sorpresa: la caserma non si fa più!

L’ASFALTATURA

Il fine giustifica i mezzi, sosteneva un importante toscano del passato, ma davvero i “diritti degli altri” possono essere uno strumento per far fuori gli avversari?
Chi sta rottamando cosa?
Confesso che l’idea che Renzi abbia “asfaltato” l’immarcescibile ceto politico del PD – lo stesso che ha determinato con il suo inciucismo le condizioni per la sua rapidissima conquista del partito e del governo, lo stesso che sembrava ancora capace di perseverare nei guasti che ha prodotto in questi troppo lunghi anni - mi ha fatto fremere di piacere. Vedere i dalemi e soci arrancare e annaspare di fronte alle spallate di Mr Bean mi ha anche dato la dimensione dell’equivoco in cui siamo incappati e rotolati per anni: li credevamo uomini e donne di Stato, sovente li criticavamo, mai però abbiamo pensato che non operassero per il bene comune e sulla base di ragionamenti e strategie a lungo studiate e frutto delle migliori menti del paese. Tutte balle: come tutti gli altri, hanno pensato, nell’ordine, a sé stessi, al loro amici, alla ditta e… se avanzava qualcosa, allo Stato. Come il loro discepolo, quello che si è appena vantato di averli asfaltati.

BLAGUMA NEN

L’impazzimento generale sembra aver subito una generale accelerazione. Anche Chiamparino…
L’art. 18 per sms
Vediamo di riassumere la storia di oggi: mentre Renzi negli USA limona con Marchionne, rimasto l’unico commercialista svizzero a sostenerlo, il Presidente dalla Regione Piemonte Chiamparino si propone in un’intervista come “pontiere” con la dissidenza PD  intorno alla ventilata abolizione dell’ art. 18. Forse il Chiampa si è un po’ ingelosito da tutta questa intimità ostentata dai due in terra americana. Che diamine! Lui con il Marchionne ci giocava a carte da ben prima che Renzi lasciasse la DC! Dunque si ributta nella mischia, a suo modo.
Sia come sia, il Chiampa ottiene il risultato che attendeva. Da Detroit il nostro Mr. Bean gli manda un sms in cui gli chiede di fare da mediatore nella complicata faccenda innescata da una guerra ideologica ancora una volta destinata a distrarre gli Italiani dai loro problemi veri e dall'evidente inadeguatezza anche della nuovissima classe politica.

TATTOO YOU!

Appena ripresomi dallo stupore per gli orari dei medici degli studenti , che ricevono solo al mattino (leggi), ecco un’altra tegola: anche i tatuatori…
Il valore del sapere
Ore otto, si aprono le porte: una massa di studenti supera la soglia, travolge bidelle e vicepreside per dirigersi, come ogni mattina, verso le accoglienti aule dell’istituto. Gli insegnanti si fanno sottili contro i muri per non essere travolti anche loro e salutano qualche studente di loro conoscenza, alle volte basta anche solo un sorriso o un gesto significativo con le mani.
Sono lì anch’io a fare le stesse cose, ma (variante inattesa del copione solito) un giovanotto si ferma per dirmi qualcosa:
“Professore, ha visto? Stamattina avevo da fare, ma sono venuto lo stesso perché dovevo farmi interrogare. Si ricorda? Ho preparato due capitoli… Poi esco, mi viene a prendere mio padre
Bravo! – gli rispondo – Ti interrogherò alla quarta ora, prima vorrei spiegare un po’. Siamo all’inizio dell’anno e già cominci con le uscite anticipate? Guarda che, così facendo, ti fai del male. Ricordati che sei appena stato promosso per il rotto della cuffia…”

LA BELLA SCUOLA

Anche per i bambini di tre anni questi sono i primi giorni di scuola. Alcuni di loro, accompagnati da genitori trepidanti e un po’ distratti - accolti da maestre forse con poco coraggio - cominciano nel peggiore dei modi la loro avventura nel magico mondo dell’istruzione…
… e la brutta politica

Antefatto: una scuola materna, costruita negli anni ‘70, perde i pezzi (alcuni dei quali di amianto). Dopo anni di incuria e di menefreghismo gli amministratori comunali se ne accorgono – forse perché qualche costruttore loro amico ha manifestato interesse per l’area – e decidono di affrontare il problema. Come? Chiudendo la scuola e smistando i piccoli allievi in due scuole elementari, una molto vicina, l’altra leggermente più lontana.
Una sparuta minoranza di genitori manifesta qualche preoccupazione e chiede garanzie sui tempi e sulla qualità dei locali nei quali i loro pargoli passeranno 8 ore tutti i santi giorni feriali dell’anno scolastico. Sono preoccupati perché poco lontano sorge (si fa per dire) un edificio che ha subito quattro anni prima sorte analoga: trattasi di una scuola media – chiusa per una ristrutturazione che avrebbe dovuto concludersi in due anni e i cui lavori sono fermi da tempo immemorabile – i cui allievi sono stati deportati in altro edificio per non rivedere più la scuola di partenza nel loro corso di studi.

SESSANTA

Non mi ero ancora abituato a essere adulto e mi ritrovo già vecchio!
Mollezze
Il 12 settembre sono arrivati i sessanta, un compleanno come tutti gli altri, se non fosse che quel numero è davvero uno spartiacque. O, almeno, lo era…
Prima della Fornero a sessant’anni si andava in pensione; anzi, ci andavano gli sfigati perché tutti gli altri lasciavano prima il lavoro con incentivi, bonus e anni di stipendio per stare a casa in attesa dell’agognata pensione. Il paese andava a fondo, ma brillanti cinquantenni sfoggiavano abbronzature fuori stagione (e ancora lo fanno), appena condite con qualche lamento sul mancato adeguamento della pensione negli anni. Li invidiavi, ma sapevi che anche tu, sfigato, a sessant’anni saresti andato in pensione, magari giusto in tempo per badare ai nipotini che nel frattempo sarebbero arrivati.
Poi è arrivato il governo Monti e sotto il loden verde - che tanto piaceva ai giornalisti, ai demos e a Napolitano - ci ha portato la fregatura di una ministra che ha riformato le pensioni senza nemmeno sapere cosa faceva...

IL TOP

Proviamo a raccontare una storia incredibile in modo comprensibile a tutti, anche a quelli che continueranno a sostenere di non aver capito...
Scheletri, affari e rampolli
In una ridente cittadina di quasi cinquantamila abitanti del nord industrializzato (una volta, oggi meno), governata da sempre dalla sinistra – quella che sa coniugare affari e discorsi di uguaglianza sociale, servizi non male e sacche di clientelismo da far impallidire la parte mafiosa del sud Italia - al punto da essere chiamata con l’appellativo di “calce e martello”, ai politici locali non basta più il maneggio solito, quello da prima repubblica.
I tempi sono cambiati e bisogna lavorare in grande stile: ampliare la società pubblica della spazzatura per fare posto a nuovi clienti e a nuovi politici da foraggiare con poltrone di sottogoverno, delegare a società in odore di malavita la gestione delle trasformazioni territoriali per oltre mezzo milione di metri quadri; già che ci sono creare una società dal nulla per piazzare il giovane rampollo della politica locale e alcuni professionisti “di area”. Si chiama rinnovamento.
Passano gli anni, giusto quelli che servono al giovanotto – che vive di politica da quando smise di fare lo scout – per procurare un mare di debiti alla società di cui è stato messo a fare il presidente.

GRAZIE

Ringraziare per l’attenzione, la prestazione, la considerazione sembra essere diventato un fardello troppo pesante per i duri e le dure che popolano il pianeta…
La contemplazione dell’ombelico
Entrare in relazione con qualcuno richiede alcuni semplici accorgimenti, uno di questi è ringraziare – anche solo con un cenno sonoro o visivo – chi ti fa, da, offre, suggerisce, elargisce qualcosa. Che si tratti di disponibilità verso di te, di trasferimento di beni e servizi, di semplice manifestazione di attenzione.
In quasi tutti gli angoli del mondo, questo segno si sintetizza in “Grazie”, naturalmente declinato in tutte le lingue del pianeta e formulato, a volte, con varianti che ne arricchiscono o modificano il significato. Per limitarci all’Italiano: “Grazie e mille”, “Grazie, a buon rendere (orribile!)”, “Ti ringrazio”, “Davvero tante grazie!”, “Ti sono grato/a” e così via.
Sembra ovvio e semplice, ma così non è: sempre meno gente ringrazia. Non sai se lo fa perché ritiene giusto così, se consapevolmente vuole privarsi del piacere di dare piacere al benefattore, se è per maleducazione o se nessuno gli ha spiegato che si fa così.

GLI ESAMI DI RIPARAZIONE

Perché c’è sempre un’ultima chance… e guai a non tentarla!
Al via i preliminari…
Primo settembre, si torna a scuola. Gli insegnanti per le attività di preparazione all’anno scolastico che comincia, qualche allievo delle superiori per gli esami di riparazione. Che cosa ci sia da riparare non si è ancora mai capito del tutto, infatti qualcuno dei ministri del passato ha cambiato il nome all'esame in “recupero del debito formativo”. La teoria vuole che gli studenti, che avevano diffuse insufficienze alla fine dell’anno scolastico e che non sono stati bocciati subito, possano presentarsi a settembre dopo aver fatto in poche settimane d’estate quello che non avevano fatto in 8 mesi di scuola, corsi di recupero compresi.
Qualche che sia il nome degli esami di settembre, si comincia oggi con Lettere, cioè Italiano e Storia. Poi a seguire le altre materie. Alla fine della prima settimana di settembre si conoscerà la sorte degli studenti che a giugno erano stati “sospesi”, intendendo con questa qualifica che il giudizio finale (promosso/bocciato) era stato sospeso in attesa dei formidabili recuperi che i pargoli avrebbero realizzato con il duro lavoro estivo.

UNA GIUSTA

La cricca dei sindacalisti pubblici sotto attacco. Forse stavolta il governo ne ha fatta una giusta
A lavorare!
La notizia esplode coma una bomba d’estate: la Ministra “madonna” Madia ha dato attuazione all’impegno di ridurre del 50% i distacchi di dipendenti pubblici presso i sindacati delle categorie corrispondenti. Pare che i responsabili dei sindacati abbiano tempo una settimana per fornire l’elenco dei dipendenti pubblici distaccati presso i loro uffici che rientreranno in servizio per “cessato privilegio”. Una vera goduria, anche se sono certo che i sindacati si terranno ben stretti non già dei più bravi e e solerti nell’assistenza ai lavoratori, ma quelli più appoggiati da questo o quel dirigente o sponsor politico.
Pazienza per i bravi sindacalisti, potranno ben farsi valere nei luoghi di lavoro, ansiosi di accogliere gente che hanno visto magari vent’anni fa per qualche minuto e poi solo più a libro paga.

IL NUOVO CHE INVECCHIA

Manutenzione estiva. Oltre che la salute, gli immobili, anche le esperienze incoraggiano l’esplorazione di un paese che sorprende sempre
Rottamando…
Sala d’attesa di un noto gabinetto medico torinese, famoso per la professionalità dei dottori, l’eccellenza delle strumentazioni, l’abitudine rilasciare sempre fattura, anche se non la chiedi (giuro! è vero!) e per le attese chilometriche nonostante l’appuntamento. Gente seduta, un po’ di tutti i tipi e – si intuisce – di condizioni sociali ed economiche molto differenti. C’è quello che ha fatto sacrifici per arrivare lì, quello che ci viene per la fama e la cura, quello che è sempre venuto qui e si è sempre trovato bene. Dato che le attese sono interminabili (mai aspettato meno di tre ore, stavolta quattro e mezza!), una grande tv sempre accesa intrattiene gli ospiti  senza giornali o libri da leggere;  la batteria dei cellulari, con cui giocare compulsivamente, finisce troppo in fretta, meglio risparmiarne un po’ in caso di bisogno.
Arrivano le 20 e sullo schermo scorrono le immagini del telegiornale, il TG1: un quarto d’ora di Renzi, delle sue prodezze, dei suoi annunci e delle sue polemiche. Intorno i ministri e le ministre valletti/e a fare da riempitivo  silenzioso e sorridente. Qualcuno dei pazienti in attesa sbuffa, qualcun altro si limita a prendere in mano la rivista che aveva appena posato, altri ancora si stampano sul volto l’espressione standard di chi sta aspettando che finisca.

SCUOLA: UNA MANO DI BIANCO

Le attenzioni renziane per l’istuzione: un primo bilancio del saldo fra detti e fatti
#staifresco!
L‘ultimo giorno di Esami di Stato si commentavano in allegria le uscite renziane per quanto riguarda la scuola: qualità e centralità dell’istruzione, scuole aperte tutto il giorno, laboratori, riqualificazione dei docenti, nuova dimensione del rapporto scuola-territorio e così via.
Uno dei colleghi pensionandi (ce ne sono ancora, sempre meno, ma ce ne sono…), posando la tazzina del caffè stoppò la chiacchiera dicendo: “Tutto ‘sto predicare di scuola si riduce a una mano di bianco. Come se fosse questo il mezzo per nascondere il disastro…”. Neanche i fan di Mr Bean – pure ben presenti fra i commissari - osarono contraddirlo, si cambiò discorso. Era il 2 luglio, l’inizio dei lavori per dare una mano di bianco alle scuole era annunciata renzianamente per il giorno prima.
Vediamo cosa è successo, soprattutto proviamo a dare qualche numero relativamente alla gragnuola di annunci e di hashtag densi di promesse e di trionfi. Efficace e ben documentato quello di Vendemiale sul Fatto (leggi).

ESSERE GRASSO

La seconda carica dello Stato è un modello per i cittadini tutti, specialmente per i giovani che coltivano nobili ideali….. Coerenza, coraggio e rispetto, tutto a piene mani!
L’Italiano vero
Proviene da una fulgida carriera nella Magistratura, abbastanza giovane da essere ancora utile al paese, ma così saggio come può esserlo solo chi ha lottato contro la Mafia. Se poi ha tirato qualche colpo basso per farsi strada, ha fatto il politicante dividendo la Procura di Palermo e sputato sul suo predecessore Giancarlo Caselli (per ingraziarsi chi?), se non tutte le sue azioni brillano per coerenza e coraggio… pazienza: chi siamo noi per giudicare (leggi)? Che cosa abbiamo fatto per poter mettere becco in questioni più grandi di noi?
Il suo ritratto – non proprio specchiato, ma assai ben documentato - l’hanno fatto di recente Travaglio e Buttafuoco (leggi) e a quegli illustri giornalisti rimando.
Il soggetto torna prepotentemente alla ribalta per il ruolo che ha avuto nell’approvazione in prima lettura della cosiddetta “Riforma del Senato”. Prima leone, fervente garante della Costituzione e delle regole su cui si fonda la convivenza pacifica e democratica, poi improvvisamente arrendevole all’eccesso, perfino capace – lui, uomo di legge – di calpestarla tranquillamente per raggiungere lo scopo che il padrone del Colle e Mr Bean gli avevano assegnato.

MALITALIA

Sarà la crisi, sarà l’individualismo sfrenato, sarà l’indole nazionale, ma lo sprofondo italico c’è anche nelle relazioni quotidiane
L’effetto grom
Accendi la radio e senti la giornalista del principale canale nazionale che parla della nazionale francese (hanno la maglia blu, calciatori, rugbisti e altri) e li chiama “i blues” (sì, proprio come la musica del neri). Ripete più volte la cazzata, sicura e tranquilla, tanto chi vuoi che si accorga che ha sbagliato a leggere e che è talmente ignorante e sciatta da non rendersi nemmeno conto dell’errore. Forse un giorno qualcuno segnalerà a lei e ai suoi colleghi – tra i pochi lavoratori a essere ancora profumatamente pagati a garanzia e premio della loro professionalità – che i Francesi chiamano i loro nazionali “les bleus”, dal colore della divisa. Proprio come noi chiamiamo i nostri “azzurri”. Correggersi, informarsi, far sorgere qualche dubbio? Ma va, non sono pagati per questo, ci vorrebbe il sindacato a rivendicare qualche benefit ulteriore.
Sei un bravo cittadino, rispettoso delle regole e delle leggi, dunque ti documenti per “essere a posto”. Cosa trovi nella maggior parte dei casi? Leggi scritte coi piedi, piene di rimandi, di eccezioni (per i furbetti), di frasi così “interpretabili” che sai già che saranno pane per avvocati... se solo le parti non riusciranno a mettersi bonariamente d’accordo, magari con qualche mazzetta per ungere.

SAN MICHELE DA GRUGLIASCO

Un mese fa il via all’Operazione San Michele. Evidente il ruolo dei politici locali e delle loro clientele nel mischiare politica e malavita organizzata. Qui da noi li nominavano nei CdA delle società del comune...
Ignavia e malaffare
Fin da quando l'Ordinanza di applicazione di misura cautelare “San Michele” – quella che ha dato il via alle recente operazione contro le infiltrazioni della criminalità organizzata – è diventata di pubblico dominio, gli organi di informazione hanno sottolineato i rapporti fra la 'ndrangheta e i Cetto Laqualunque (così li chiamano i capi durante i colloqui fra loro) della politica locale (leggi).
Se la levatura e il ruolo dei politici che vantano aderenze e che chiedono appoggi e voti emerge chiaramente dalle intercettazioni riportate nell'Ordinanza, meno evidente il ruolo (e le commistioni) di alcuni personaggi coinvolti in modo più diretto, ma non così noti al grande pubblico. Da loro, invece, derivano le sorprese più grosse.
Prendiamo il caso di Raffaele Bressi, commercialista collegnese, trait d'union fra il un consigliere comunale di Grugliasco Verduci e Toro, l'imprenditore in odore di 'ndrangheta. Dalle intercettazioni telefoniche si capisce che sanno di cosa parlano: lavori stradali, movimenti terra, appalti da tenere sotto controllo, fiumi di danaro per lavori pubblici in arrivo subito dopo le elezioni amministrative del 2012. Insomma, non di mezze calzette si tratta, il Bressi è un personaggio di spessore nel collegare imprenditoria malavitosa e politichetta locale. Trattasi peraltro di persona tutt'altro che sconosciuta agli amministratori comunali grugliaschesi.

I RENZIDELUSI

Agosto porta preoccupazioni, ripensamenti, cambiamenti di rotta e di simpatie. I mass media e ciò che resta della pubblica opinione forse stanno un’altra volta cambiando verso
La supercazzola è nei guai
Aumenta di ora in ora la schiera dei renzidelusi, una folta categoria di persone - solo qualche settimana fa pronte a passare sui distinguo e sulle critiche in nome dell'emergenza nazionale - che avevano creduto che il Matteo nazionale fosse davvero il messia del cambiamento, della riscossa di un paese mortificato dalla partitocrazia e dai privilegi. Tanta è stata la passione, tanto oggi è forte la delusione, unita a una malcelata preoccupazione su cosa succederà alla fine della ferie.
Il tempo di un paio di mesi passati a pensarlo come l'ultima spiaggia prima del baratro e l'effetto novità&cambiamento è già sparito: l'opposizione si è rianimata, perfino SEL (data per spacciata dalle scissioni animate dai demos, come nella migliore delle loro tradizioni) ha ritrovato un ruolo e una posizione che in tanti avrebbero volentieri visto con favore qualche tempo fa, salvo giocarsela in queste ultime ore con il solito cerchiobottismo postcomunista. Anche i M5S sembrano degli statisti – dicono cose giuste e parlano dei problemi veri della gente, anche se ancora non fanno valere il 25% di cui sono depositari - e, malgrado sottovalutazioni e  cazzate, restano l’unico vero baluardo contro questi craxiani vent’anni dopo.

IL TESORO BUTTATO

Intelligenze inutilizzate, educazione sotto i tacchi, assenza di coraggio, delega continua...
Il cervello in vacanza
Pineta folta che termina su un mare color smeraldo. Un posto incantevole, un vero carnaio: migliaia di persone, pic nic, pasta al forno, panini, bibite e roba fritta a casa e portata fin lì in sprezzo alla strada che bisogna fare a piedi.
Il posto è area protetta, non si accendono fuochi, dappertutto cestini per la spazzatura, perfino la raccolta differenziata. Nel mare solo barche a remi, i motori sono vietati anche lontano dalla riva.
Tardo pomeriggio, il sole scende verso l'orizzonte, le comitive fanno su i bagagli, raccolgono le vivande avanzate e “scotolano” gli asciugamani e le stuoie, provate da una giornata di rotolamenti e di dentro e fuori l'acqua. Gli ultimi tuffatori affamati di pubblico si incitano vicendevolmente a dare il meglio nell'ultimo lancio. Corpi violacei tentano una ricomposizione e si preparano alle valanghe di crema doposole con cui si leniranno gli effetti di una giornata al marre
Fra i tanti anche una una comitiva di quindicenni – arrivati al mattino, senza adulti accompagnatori, quindi ebbri della nuova autonomia raggiunta con l'età – raccoglie le sue cose e se ne va. Lasciando un tappeto di rifiuti.

LA MALAVITA IN CASA

Sei anni fa il sindaco di Grugliasco mi querelò perché avevo definito “da mafioso” i suoi comportamenti in politica e le relazioni che intratteneva con il sottobosco dei faccendieri cittadini...
Esageruma nen
Lo fece con i soldi del Comune (leggi) e non mi risulta che abbia rinfuso tutte le spese che ha caricato sui cittadini, nonostante l'esito sfavorevole (per lui) dell'iniziativa giudiziaria. Oggi, a sei anni di distanza, imparo che aveva nominato nel CdA delle Serre – società interamente del Comune e fonte di parecchi mali alla comunità grugliaschese – uno dei soggetti coinvolti nell'Operazione San Michele, infiltrazioni della 'ndrangheta nella politica locale. Basta leggere le intercettazioni telefoniche che stanno alla base dell'operazione per capire di che tempra fosse il personaggio, di come immaginasse la Pubblica Amministrazione e i rapporti fra “imprenditori” e politici locali.
Ma di questo è bene che se ne occupino quelli che sono preposti allo scopo...
Sei sempre il solito esagerato”, mi ha detto qualche giorno fa un illustre esponente del PD con cui commentavo preoccupato quanto stava emergendo dall'inchiesta, “queste storie sono questioni di piccoli sciocchini che millantano e promettono per farsi belli, ma che non contano un tubo”.

IL MALE DELL'ITALIA

D'estate si va in giro, si incontrano posti e persone che aiutano a riflettere intorno alle maledizioni di questo paese
Italians of Italy
Gli dici che stai facendo le riforme, basta dirlo e si sentono già migliori di prima. Se poi alla distanza si accorgono che non era vero niente, non si incazzano. Corrono dietro alla chimera che nel frattempo sarà stata confezionata per sostituire la precedente. E' l'Italia, bellezza; anzi sono gli Italiani.
Sanno che, per ottenere risultati, ci vanno sforzi e sacrifici. Qualche volta anche un po' di fortuna, ma quella da sola spesso non basta. Eppure svogliatamente se ne sbattono e sperano nel colpo di culo, nell'appoggio del potente di turno, nella mediocrità che premia i meglio spondati. Non solo cercano il colpetto gratis, ma deridono anche quelli che si danno da fare, che si sbattono come pazzi per portare a casa il risultato, quelli che studiano, quelli che lavorano, quelli che si danno disponibili e che collaborano. Se deriderli non basta a farli smettere, ricorrono alle minacce: non sia mai detto che la disponibilità e la voglia di fare di qualcuno sposti lo standard delle altrui prestazioni troppo verso l'alto. E così tutto si livella verso il basso. E' l'Italia, bellezza; anzi sono gli Italiani.

LA RANA E LO SCORPIONE

Le storie di Esopo non invecchiano mai, si adattano perfettamente a personaggi e situazioni del mondo d’oggi
Lecca Lecca
“C’era una ranocchia che, stufa di stare a mollo nel fiume, uscì dall’acqua guadagnando la riva. Stava molto attenta a come si muoveva perché aveva visto uno scorpione nei paraggi  e non voleva correre il rischio di essere punta…”
“Sì, sì, sì, nonno. Quella però la so già: lo scorpione supplica la rana di portarlo dall’altra parte del fiume e le promette che non la pungerà. La rana gli crede, sa che se lei morisse per la puntura anche lo scorpione affogherebbe. Pensa che lui ha gli stessi vantaggi suoi a non pungerla. Ma, arrivati nel mezzo del fiume, lo scorpione la punge lo stesso. Allora la rana, già moribonda, gli chiede come mai l’ha fatto, visto che adesso morirà anche lui. Lo scorpione le risponde che questa è la sua natura, non c’è niente da fare. Vedi nonno che la so?”
“Vabbè, allora te ne racconto un’altra…”
“Sì, ma voglio che mi racconti una storia moderna, non sempre quelle degli animali. Per favore, nonno…”
“C’era una volta in giornalista che aveva dimenticato come si fa quel lavoro. Lui passava il suo tempo a leccare i potenti, aveva una lingua così lunga che la faceva funzionare perfino quando non sarebbe servita.

IL METODO EXPO

Come fare a pilotare appalti, favorire gli amici e ricavarne pure qualche ricca prebenda personale.
Mica solo a Milano e Venezia
Per applicare correttamente il metodo-Expo devi prima possedere due requisiti fondamentali:
1) Occupare qualche posizione di potere, non importa quale, possibilmente ottenuta facendo parte di una cordata che ha occupato il partito giusto, magari in condominio con altre con cui spartirà il bottino. Per raggiungere lo scopo, aver costruito saldi legami col mondo dell’edilizia, dell’impresa assistita, dell’associazionismo protetto, insomma della clientela organizzata. Una volta eletto, verranno a presentarti il conto, ma non importa: lo pagherai volentieri perché disporrai, a quel punto, di ampie risorse pubbliche con cui onorare le promesse e soddisfare le aspettative.
2) Disporre di strumenti per piegare le strutture tecniche degli enti pubblici ai disegni che vuoi attuare per fare i tuoi comodi (magari anche quelli dei tuoi clientes e dei tuoi mentori). Concorsi per avanzamenti di grado, nomine di dirigenti a contratto, società pubbliche (create alla bisogna) attraverso le quali far transitare le operazioni che nemmeno il più asservito dei funzionari pubblici avallerebbe.
Poi si può passare all’azione. Ecco come fare:

RUMORI

Non sopporto più di stare in locali pubblici dove tutti urlano... perché lo fanno?
Grida che ti passa
Ristorante abbastanza affollato, decentemente allestito e insonorizzato, confortevole alla vista, camerieri gentili. Buon servizio e cibi apprezzabili, la compagnia anche. Vicino al tavolo una comitiva ride e scherza con urla, applausi, scambi di battute e discussioni da far invidia a un concerto di Vasco. Risultato: tutti gli altri avventori cominciano ad alzare il volume della voce per sovrastare l’indegno baccano che proviene dall’allegra combriccola. Dopo dieci minuti il ristorante è diventato una bolgia.
I cibi non li apprezzi più, la compagnia degli amici neanche. Hai solo voglia di finire per andartene fuori da quella baraonda e perfino la felicità della compagnia ritrovata scema di fronte all’urgenza di placare il fastidio insopportabile. L’allegra comitiva alza ancora di più il volume  adesso le signore festeggiano il compleanno di una di loro con strilli e  risate a squarciagola, alzando così ancora di più l’asticella della baraonda.

SPERANZE

Una giovane maturanda diciannovenne entra nell’aula per sostenere l’esame orale e …
Il valore del diploma
… con lei entrano i suoi famigliari. Sono venuti ad accompagnarla per trepidare e gioire con lei. Si mescolano fra i compagni della fanciulla, anche loro incuriositi dall’umanità convenuta, un po’ differente dalle solite stracche "facce da maturità" che circolano in questi giorni per le scuole superiori.
C’è il cognato e la sorella, con il ragazzino intimidito che sta addosso al padre e non se ne stacca, c’è la prozia, forse la nonna (non ho capito chi fosse la mamma…), insomma quelli che hanno potuto sono venuti, agevolati dalla giornata: è sabato, c’è ancora chi lavora regolare nella settimana e riposa nel week end.
La maturanda è palesemente emozionata e i suoi famigliari anche, solo che lo sono in modo simpatico, allegro, come se fosse normale che in un giorno così il tratto caratteristico sia proprio l’agitazione, la paura di non essere all’altezza, il timore della domanda che non avevi previsto.

LE RADICI DELLA CORRUZIONE

Le storie di oggi, quelle già note e quelle ancora da scoprire, ci confermano quello che già sapevamo. Solo che interessano solo quando la frittata è fatta…
Oltre gli scandali: 
la zona grigia delle pubbliche amministrazioni
Copertina2 copiaQualche tempo fa Paola Caramella Editrice mi chiese un contributo per una pubblicazione che riassumeva l’attività della giurisdizione nel distretto torinese, integrata da riflessioni di carattere più generale intorno ai temi della legalità, della corruzione, dal rapporto fra giustizia, giurisdizione e amministrazione pubblica.
Eccolo qua, più attuale di allora, il breve saggio che Le avevo proposto e che poi ho trovato pubblicato nel testo dalla copertina qui accanto (Leggi).
Tratta delle radici della corruzione, che si sono oramai infilate in tutti gli interstizi della complessa costruzione che è la res publica, proprio come un’edera invasiva che erode lentamente ma inesorabilmente le fondamenta dell’edificio e tutte le sue parti. Racconta delle leggi di vent’anni fa per “semplificare” la burocrazia  e di come esse siano diventate il grimaldello per costruire nuove posizioni di potere, nuove rendite, nuove occasioni per piazzare amici e  clienti. Spiega come si può fare a occupare e gestire il potere in modo torbido, ma senza violare le leggi, in pace con se stessi e il mondo.
Racconta di come la meritocrazia sia diventata uno slogan per coprire ogni sorta di familismo, di come la pratica della raccomandazione avvia trovato nuove forme e colori, adattandosi all’Italia che cambiava tutto per non cambiare nulla. Di come la politica abbia mutuato e perfezionato il linguaggio allusivo, quello dei mafiosi...

FENOMENOLOGIA DELLA PSEUDO/ROTTAMAZIONE

Sapevamo che Berlusconi sarebbe passato, temevamo però che il berlusconismo di tempo ce ne avrebbe messo di più e con tanti danni ancora…
Berlusconi forever
Un po’ di attenzione a quello che sta succedendo davvero in Italia potrebbe far bene a quel che resta della nostra democrazia e prepararci ad affrontare al meglio l’inevitabile fase del disinganno, altra nostra dolorosa specialità. Dal loden verde alla sobrietà, poi  al “faccio tutto io”, un popolo bambino si illude che i problemi si risolvono affidandosi a chi la spara più grossa e gode dei favori della stampa e della tivu. Ecco le vecchie tecniche che funzionano anche oggi: 
Utilizzare il trucco del gioco delle tre carte, sempre e comunque: funziona benissimo. In primis perché gli Italiani li freghi facendo credere a ciascuno di loro che è il più furbo, poi perché sono sicuri di sapere dove ve la carta buona e guardano il movimento delle mani mentre tu la fai passare dove non se lo aspettano. Così gli 80 euro per qualcuno sono già diventati meno della metà per via delle detrazioni per i famigliari, per altri lo saranno col conguaglio fiscale a fine anno.

I RITI DI PASSAGGIO

Oggi primo giorno dell’ Esame di Stato: prova scritta di Italiano. Anche quest’anno, tutto come da copione, è davvero lo specchio di un paese triste…
Maturi, non marci!
Stamane debutto in un grande istituto tecnico di Torino. Pioggia a intermittenza, cielo fosco, clima fresco. Già alle 8 giovanotti e signorine trepidanti sulla scalinata, noi dentro a cercare di far funzionare il tutto al meglio, un po’ storditi dal nostro primo giorno d’esame e preoccupati di non ricordare procedure e consuetudini che valgono solo una volta l’anno. Si sa, il corpo docente è fra i più vecchi l’Europa ed è del tutto normale che da un anno all’altro dimentichi l’abc del bravo presidente/commissario.
8,30: entrano festanti, ma un po’ frenati. Nessuno con i pantaloncini, poche le natiche scoperte a rivelare il candore o il colore della mutanda siglata, nessuno ombelico che prende aria: sarà il clima non proprio estivo, o l’effetto delle raccomandazioni dei professori di classe (vestitevi bene, cercate di fare una buona impressione alla commissione eccetera)? Si accomodano nei banchi, sbirciando il presidente della commissione e i commissari esterni, che vedono per la prima volta. Sicuramente qualcuno ha già fornito loro tutte le referenze del caso, dunque non vanno proprio al buio, ma lo stesso la tensione si sente.

DARE L’ESEMPIO?

In tempi di ideologie in liquidazione, la testimonianza personale sembra essere tornata di moda come strumento del cambiamento. Servirà? Mah!
Fatti, non parole!
Chi, come me, ha sulle spalle una profonda e robusta educazione religiosa – condita, fin dalla tenera età da una poderosa iniezione di senso di colpa variamente distribuito in tutte le aree dell’esistenza – sa bene che non c’è vero perdono dei peccati commessi. L’anima non sarà mai mondata del tutto, mai più tornerà candida e totalmente innocente; al massimo il perdono del Supremo allevierà le pene infernali a cui tutti, chi più  chi meno, siamo inevitabilmente destinati, come il Foille sulle piaghe da scottatura.
Per questo ho sempre invidiato quelli che, forti di un’educazione cattolica più permissiva e consolatoria (una bella confessata, un pentimento sincero, qualche preghiera di punizione e… tutto torna com’era prima del peccato) facevano lo slalom fra peccati clamorosi e mortali, apparentemente sereni e in pace con se stessi e il prossimo. Finché la fede mi ha sorretto, ho sempre pensato che “un peccato è per sempre” alla maniera puritana e che non è possibile che l’Onnipotente non sappia che destino ha riservato a ciascuno di noi. Dunque nasciamo già spacciati e tutto quello che ci affanniamo a fare su questa terra non è che la conferma di quello che ci aspetta dopo la morte.
Poi la fede è svaporata...

DOCENTI A TASSAMETRO

Gli effetti di scelte sbagliate si manifestano solo molto tempo dopo, quando hanno già prodotto i risultati negativi da cui qualcuno all’inizio metteva in guardia. Stavolta tocca alla scuola.
Come affossare la scuola statale
In questi giorni – genitori e studenti non lo sanno – oltre agli scrutini e alla compilazione di scartoffie sempre più inutili ed incomprensibili, gli insegnanti sono alle prese con la dichiarazione delle ore “lavorate” in aggiunta alla propria funzione: corsi speciali, recupero di allievi insufficienti durante l’anno, attività di coordinamento dei consigli di classe, conduzione di attività di stage per gli studenti delle classi terminali e chi più ne ha, più ne metta. Sono tutte voci che servono a  determinare la consistenza del cosiddetto “salario aggiuntivo”, una specie di paghetta per quelli che hanno fatto qualcosa in più degli altri o che hanno seguito qualche progetto di interesse collettivo.
Trattasi di una “grande” conquista sindacale di fine anni ‘80, prima gli insegnanti erano pagati tutti uguali (lo stipendio progrediva per anzianità) e la buona organizzazione della scuola dipendeva dalla capacità dei presidi di motivare e progettare l’impiego ottimale di ogni docente a sua disposizione.

BLA BLA BLA…LEGALITA’

La corruzione deruba il paese del poco che gli è rimasto. La chiacchiera della politica, e specialmente dei “migliori” rincara la dose. Fino a  quando?
La farsa e il danno
01pivovarov- 1970Seconda infornata di scandali, seconda conferma di ciò che si sapeva già… e tutto nell’arco di un mese scarso. L’Expo prima, il Mose adesso, ingrassavano cordate miste di dirigenti pubblici, autorità di sorveglianza, imprenditori, militari d’alto rango e politici. Mentre tutti gli altri agivano per loro tornaconto, si potrebbe pensare che i politici lo facessero per i partiti di riferimento, come durante la prima Tangentopoli. Quando i loro partiti si affrettano a prendere le distanze, viene voglia di credere che quello che affermano sia vero, dato che di partiti capaci di finanziarsi illegalmente per davvero non ne esistono più. Essendosi essi trasformati in taxi, da cui cordate di interessi scendono e salgono alla bisogna, anche i meccanismi del finanziamento delle attività politiche si sono rimodellati sul nuovo assetto di quelle che ci si ostina ancora a considerare “forze politiche”.
Straordinarie le reazioni dei vertici del PD alle notizie di coinvolgimento di loro eminenti esponenti: la vecchia guardia oscilla fra la silente presa di distanza (Greganti) e la difesa ad oltranza (Orsoni); il "nuovo che avanza", invece, si comporta come se si trattasse di un partito diverso dal suo e di affari che non lo riguarda.

MOMENTI DI GLORIA

Si avvicina la Maturità. Da oggi pubbliche le commissioni d’esame, gli studenti di quinta a caccia di informazioni sui commissari esterni
Recensisci il docente!
Ci siamo, fra 15 giorni i maturandi debutteranno con la prima prova, lo scritto di Italiano. Quel giorno conosceranno anche i membri esterni e  il presidente della loro commissione d’esame, quella che, salvo sgradevoli sorprese, li consegnerà al mondo del lavoro, a quello della disoccupazione o a quello dell’università. Armati di un bel voto, in centesimi, per larga parte frutto di quello che hanno combinato nei tre anni precedenti e in piccola parte di come si sono comportati nelle prove d’esame.
Da stamane sono pubbliche le commissioni, dunque ogni studente sa chi sono quelli che, interni ed esterni, lo esamineranno e ne giudicheranno la prestazioni e  la preparazione. Adesso comincia la “caccia al commissario”, per sapere chi è, se è bravo o no, quali sono le sue fissazioni e le sue manie…; questa volta agevolati anche dalle recensioni degli insegnanti, ad opera dei loro allievi, che si trovano sui siti specializzati. Uno per tutti studenti.it.

NON MORIREMO DEMOCRISTIANI…

Una settimana dopo le elezioni, tutto è già metabolizzato. Non vorrei che fossimo...
Già pronti per la prossima illusione?
Passata la tornata elettorale europea, smaltiti quasi tutti i fumi della sbronza, superate sorpresa e incredulità, è tempo di fare un bilancio di come il voto abbia ancora una volta modificato il quadro politico italiano. In poche righe: gli elettori non fidelizzati di Grillo si sono astenuti; quelli del PD no, sono andati a votare massicciamente per Renzi. Lo stesso hanno fatto quelli dell’area moderata che, infatti, dal punto di vista elettorale non esiste quasi più. Il centrodestra tiene larga parte dei suoi voti, sparpagliati fra le formazioni politiche che derivano dalla fallimento del PdL. Il M5S spaventa gli elettori che voleva acquisire e ne lascia a casa un bel po’ di quelli che l’avevano scelto un anno fa.
Su tutto un dato: l’elettorato italiano è diventato estremamente mobile. Cambia spesso, anche alternando voto e non-voto, sceglie pragmaticamente fra i candidati e i partiti quelli che ritiene possano realizzare i suoi interessi contingenti (del futuro gliene frega poco) meglio degli altri.

EUROPA: DISPERAZIONE E SPERANZA

Riflessioni di un disincantato dopo una notte passata a guardare i sondaggisti che annaspavano fra i numeri e commentatori in crisi di certezze
L’Italia ha scelto il medico
Ieri, uscendo con mia moglie dal seggio dopo il voto, ho incontrato un mio vicino di casa - caro amico un po’ di destra – che mi ha chiesto di indicargli un candidato “cattolico” della lista del PD per l’Europa. Accortosi della mia meraviglia, ha così motivato la sua scelta:
Bisogna dare un segnale di incoraggiamento e sostegno a Renzi”.
Tornando a casa, mi ripetevo come un mantra che, ancora una volta, non avevo capito niente. Ancora una volta avevo scambiato un desiderio con la realtà. Stanotte mi sono accorto però che, a  differenza del solito, questa volta sono stato davvero in grande compagnia, non c’era nessuno capace di prevedere il successo del PD e la sua misura. Del PD o di Renzi?
Stamattina ho sentito la stessa considerazione del mio amico un po’ di destra  da tre imprenditori che mai hanno votato il PD e che mai lo voterebbero in condizioni normali.

COLLEGNO CIVICA

Prima che parlino le urne, godiamoci la bella esperienza della campagna elettorale di Civica per Collegno e di Giovanni Lava, candidato a sindaco.
L’ultima cena? Non credo proprio...

Venerdì sera, cena finale della lista: dei candidati, degli amici e dei supporters. Giovanni LAVA intrattiene i commensali fra una portata e l’altra. Si chiuderà più tardi con una fetta di torta fra le tante che i volontari hanno preparato. Cima disteso, divertito e divertente, una bella combriccola soddisfatta di quello che ha combinato e che aspetta un risultato all’altezza.
La campagna elettorale è stata davvero intensa, come forse non la si è mai fatta a Collegno: volantini, giornali casa per casa, presenza in ogni luogo, iniziative di qualità e anche di successo. Due i fattori da sottolineare: i candidati di CIVICA sapevano di avere il migliore fra i candidati a sindaco della città.



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