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LA MANOVRA

Tasse che spariscono e ricompaiono col nome cambiato e l’importo aumentato, levate di scudi di questa o quella componente di una società cristallizzata e ripiegata su se stessa, insomma…
Sprofonda Italia
Il governo NapoLetta sforma la sua manovra economica, finge che sia una svolta, un grande cambiamento. I giornalisti pronti si accodano (con poche lodevoli e residue eccezioni) e si sdraiano, accendendo i loro megafoni sempre meno efficaci per propagandare il verbo della cricca. Passa qualche ora e le reazioni alla propaganda non sono quelle attese: si ribellano gli industriali, perfino i sindacati borbottano e sembrano alzare la testa, l’Italia e l’Italietta entrano in lieve agitazione (tranquilli, è lieve!). Aumenta la preoccupazione e calano ancora i consumi perché ci si prepara al peggio, perfino chi ha i soldi preferisce non spendere, non si sa mai.
Ci si indigna per le tasse che tornano col nome cambiato e l’importo aumentato, per le spese folli della Difesa, mica solo per gli F35, che da sole fanno una manovra economica.
Ci si accorge che gli unici tagli sono quelli alle parti vive del paese, quelle che ancora lo tengono insieme. Ci si domanda come mai la “spending review” non abbia prodotto tagli radicali alle spese improduttive per liberare soldi per investimenti che generano lavoro e progresso. che siano tutti incapaci? E’ ovvio che non è così, il fatto è questo sistema non riesce più a riformarsi in profondità, trasformando le crisi in occasioni di rilancio e ammodernamento della struttura politica, burocratica ed economica del paese. Non l’ha mai fatto del tutto, in verità, a causa del conformismo e della codardia di larga parte delle élites, critiche solo fino a quando lo stipendio è garantito e pronte a giustificare il potente di turno con le stesse disinvoltura  e sicumera con cui ha giustificato l’operato del suo predecessore.
Si sente che non se ne può più e perfino i più refrattari sono costretti a prenderne atto e a farci i conti.

Ogni Italiano che si rispetti ritrova un barlume di quell’orgoglio e  di quella dignità che ha svenduto da tempo in cambio di un cellulare alla moda, fa più attenzione, cerca di cogliere i segnali di un cambiamento di tendenza. Presta poca attenzione alle trombe dei mass media che non sanno più come posizionarsi in vista di un futuro che potrebbe riservare sorprese, cerca altri modi per sapere che succede.
D’altra parte cosa avrebbe capito delle due imponenti manifestazioni romane del 12 e del 19 ottobre se si fosse limitato a guardare la tele o a leggere i quotidiani di maggiore tiratura? Meno male che avevano i soliti sconsiderati che facevano casino, sennò avrebbero dovuto ignorare i 70.000 individui convenuti da tutto il paese. Così ne hanno parlato, ma senza mai dire che cosa erano andati a fare a Roma e perché.

Così, giornalai e politicanti sono costretti a prendere atti che la manovra NapoLetta non va bene a tanti e che nel paese è davvero una polveriera innaturalmente calma, ma pronta a scoppiare alla minima scintilla. Sono costretti a prendere atto dell’approssimarsi del loro tramonto.
Berlusconi sarà ancora senatore  a lungo, il porcellum è sempre lì, come i fondi per l’editoria e le televisioni, gli enti inutili, la patrimoniale che non c’è (o forse sì…), politici di mezza tacca dappertutto e debiti, tanti debiti.

Mariano



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