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UN POPOLO NARCOTIZZATO di F. Maletti

E’ meglio assumere un sottosegretario che una responsabilità” (Longanesi)
La responsabilità perduta
Essere responsabili significa essere consci di dovere rendere ragione delle proprie azioni. Essere responsabili significa anche essere consapevoli delle conseguenze della propria condotta. Perché la responsabilità è l’esatto contrario del disinteresse.
Oggi viviamo in un mondo in cui la responsabilità viene vissuta come una fatica. Una fatica della quale ben volentieri cerchiamo di liberarcene. Pur di sentirci liberi, spesso, quando non possiamo proprio fare a meno di assumerci una responsabilità, preferiamo delegare ad altri proprio quella responsabilità che noi stessi dovremmo avere: deleghiamo alla scuola l’educazione completa dei nostri figli, deleghiamo alle assicurazioni la nostra sicurezza, deleghiamo allo Stato la garanzia del nostro vivere civile, e il compito di trovarci un lavoro, un reddito che ci consenta di vivere, di non avere pensieri, di guardare la televisione la sera, di divertirci. E deleghiamo totalmente ai politici il compito di rappresentarci.
In questo lento ma inarrestabile processo di disinteresse, non ci ha mai sfiorato il dubbio che responsabilità significa anche “il potere di decidere”, e che la immediata conseguenza della rinuncia a questo potere comporta per noi l’obbligo di sottostare alle decisioni prese dagli “altri”. Ad esempio, lo stesso sistema elettorale attuale (porcellum) è la clamorosa conseguenza di questo disinteresse. Infatti, al fine di evitarci la “fatica” di scegliere i nostri rappresentanti in parlamento, oggi basta mettere una croce sul nostro partito preferito: questo perché qualcuno ha già scelto “chi”ci dovrà rappresentare. Evitandoci tutta la perdita di tempo che avremmo speso per conoscerli o per informarci su di loro. Allo stesso modo, diventano inutili le sedi di partito nelle quali andare a discutere ed argomentare: qualcuno in versione star televisiva, stando comodamente seduti in casa davanti allo schermo, come leggendoci nel pensiero scioglierà ogni nostro dubbio (se lo abbiamo) circa le cose più importanti da fare. Basterà votare il suo simbolo.
Sentirci costantemente rassicurati è importante. Perché ci solleva dal rimorso di avere scelto il disinteresse alla assunzione di responsabilità: in ogni campo e ogni atto della nostra vita. E poco importa se noi stessi, insieme ai nostri figli, finiamo col vivere la finzione come se fosse realtà e viceversa. Tanto che quando un figlio commette un crimine odioso e finisce nella cronaca televisiva i genitori sono pronti a spiegare che il loro figlio “è un bravo ragazzo”, che “ha mai fatto qualcosa di male”, che “è una ragazzata”. Mai uno solo che dica: “ha sbagliato, ora è giusto che paghi”. E tutto questo avviene perché, se ci pensiamo bene, chi non conosce la responsabilità è sempre pronto ad assolvere e perdonare. Pretendendo che anche gli altri facciano altrettanto.
Tutto questo ricorda la narcosi. La narcosi è: “Quel quadro clinico provocato da alcune sostanze (narcotici) nel quale vengono sospese tutte le funzioni che riguardano la vita di relazione, senza che vengano interrotte quelle della vita vegetativa” (Zanichelli enciclopedia). Su questa definizione possiamo convenire che siamo “un popolo narcotizzato”: incapace di rendersi conto di quanto gli avviene intorno perché privo di una vita di relazione costruita sulla responsabilità del singolo nei confronti degli altri suoi simili.
Temo che la nostra vita vegetativa sia destinata a continuare nel tempo. Almeno fino a quando non riusciremo ad aprire gli occhi e a decidere noi: rifiutando di delegare ad altri e riappropriandoci del nostro futuro.

settembre 2013 F. Maletti
(franco.maletti@libero.it)











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