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I DANNI DELLA MEDIOCRITA’

Passeggiando per la città è facile compilare un catalogo dei danni dell’incapacità e della presunzione di chi comanda. Sempre più giù, verso il fondo e oltre…
Non di sole clientele…
…. vive una città. Di solito non producono danni immediati, lacerano un po’ per volta la trama delle relazioni, allontanano quelli che non ci stanno, rendono viscide le decisioni e ammazzano la prospettiva. La città muore, si desertifica, perde qualunque prospettiva fino ad accorgersi che non c’è un progetto, una speranza.
A questo pensavo sabato scorso, a spasso per la città con Gianfranco, Dida e mia moglie. Davanti alla residenza universitaria di Villa Claretta - poco meno di 500 posti letto in una bella struttura realizzata su un lotto acquisito dal Comune, insieme alla villa omonima, quando ero ancora sindaco -, osservavamo il deserto che circondava il tutto provando anche un po’ di compassione per gli studenti ai quali era toccata in sorte (che sfiga!) la location di Grugliasco invece che quelle, più appetite, in centro a Torino.
Chissà quanti di loro si saranno chiesti come mai sono finiti proprio lì, in questo immobile funzionale però collocato nell’estrema periferia, in un villaggio dove per i giovani non c’è nulla, proprio nulla se non serrande abbassate la sera ed echi di liscio nei prefestivi d’estate!
Chissà se qualcuno ha spiegato loro che Grugliasco è sede di due facoltà universitarie che si sono insediate a cavallo del 2000 e che avrebbero dovuto essere ben presto accompagnate da altre, a costituire un polo scientifico da circa 10.000 studenti e circa 4.000 fra ricercatori, docenti e operatori dell’università!
Chissà se qualcuno mostrerà loro il progetto redatto dal Comune su incarico dell’Università e da questi due enti approvato nel lontano 2001, immediatamente bloccato anche dalle insipienze della piccola politica locale e ancora perfino da cominciare. La stessa che oggi accampa ridicole scuse sulla mancanza di finanziamenti, quando invece nello stesso periodo, la nuova sede di Lungo Dora Siena era ancora nel mondo delle idee e oggi è una bella realtà piena di vita.
Chissà se qualcuno spiegherà loro che la residenza in cui abitano è stata un villaggio olimpico (ospitava i giornalisti), dunque costruita con i fondi appositi stanziati da governo e regione, molto ben riconvertita dopo la fine dell’evento. E che quella residenza avrebbe dovuto costituire un tassello di una trasformazione urbana della città, nelle sue espressioni commerciali, ricreative, culturali economiche e produttive.

Non li aiuterebbe a sopportare meglio l’isolamento e la difficoltà di movimento usando i falcidiati mezzi pubblici di trasporto, ma almeno saprebbero che al tempo nessuno si sarebbe sognato di ignorarli  e trattarli come un corpo estraneo: ancora dieci anni fa si pensava che sarebbero stati una risorsa anche e soprattutto per i giovani di Grugliasco. Con loro e col Comune avrebbero costruito qualcosa di importante nel Polo culturale cittadino, “Le Serre”, che faceva già parlare di sé l’area metropolitana per la vivacità e la ricchezza del progetto e delle iniziative. Li aiuterebbe anche andare a vedere che cosa è diventato oggi quel luogo, chi e come lo frequenta, per quanto tempo e per farci cosa.

Così, studenti universitari italiani e  stranieri, potrebbero toccare con mano i danni di una politichetta che mira a conservare il potere tagliando la testa a chi sa che il progresso vero si ottiene attraverso il progetto, la competenza di chi lo realizza, l’umiltà di chi deve sempre ricordarsi di essere lì – oltre che perché non ha altro lavoro – per realizzare al meglio l’interesse pubblico. Da lì si parte per la resurrezione del paese, delle città e dei paesi.

La passeggiata non è finita, continuerà con altre puntate perché andiamo in giro per Grugliasco, ci viviamo, ci lavoriamo - Dida non più, è pensionata, ma è stato l’unico vero baluardo contro l’inceneritore, prima che gli elettori eleggessero una pidina grugliaschese che, divenuta assessore provinciale all’Ambiente, dell’inceneritore del Gerbido è stata la mamma -, ci vivono i nostri figli e i nostri nipoti. Fino a qualche tempo fa evitavo di guardare il risultato di tanta incapacità e incuria, mi faceva male al cuore e mi devastava ricordare con quanta fatica persone importanti e appassionate ci avevano lavorato in passato. Adesso mi è passata, resta solo una grande tristezza per i treni passati e negligentemente ignorati, per la politica della mutua e nel constatare quanta miseria, umana ed economica, produce questa mediocrità: è la maledizione di un paese che non è mai diventato un popolo.

Mariano



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