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L'AGIBILITA' POLITICA DEGLI ITALIANI

La tristezza del "quotidiano" e dei quotidiani quest'estate supera ogni limite di accettabilità. Che si debba arrivare al punto di smettere di comprarli?
Giornali d'agosto

Una certa quantità di Italiani passa questi ultimi giorni d'agosto con un'angoscia che non può nemmeno confessare ai famigliari più cari e agli amici più intimi, per non metterli inutilmente in agitazione. Si chiedono se troveranno ancora il loro posto di lavoro, quelli che ce l'hanno; se ne troveranno uno, quelli che l'hanno perso; se continuerà la presa per i fondelli degli esodati; se gli stipendi degli statali resteranno ancora bloccati; se la riforma Fornero verrà rivista, sia per  i pensionamenti, sia per il mercato del lavoro; se si riuscirà a portare a conclusione questa indegna manfrina dell'IMU; se si farà un po' di lotta all'evasione fiscale per dare qualche risorsa alle politiche di rilancio dell'occupazione, specialmente quella giovanile; se, invece di continuare a togliere risorse alla scuola, finalmente comincerà la stagione degli investimenti in istruzione e formazione...

...e poi: se i furbetti saranno finalmente messi nella condizione di non nuocere, se cafoni diventeranno un modello negativo per tutti e non simbolo dell'Italiano vincente, quello che ce l'ha fatta; se il rispetto e l'educazione diventeranno caratteristiche fondanti di tutte le relazioni fra le persone, a cominciare da quelle economiche e politiche, e così via...

Dato che agosto è tradizionalmente mese avaro di notizie, con parte dei giornalisti in vacanza e i sopravvissuti alle prese con la dura necessità di far uscirei giornali tutti i giorni, mi sarei aspettato che – viste le condizioni in cui versa il nostro paese - i quotidiani e i settimanali dedicassero pagine intere a scovare il buono e il cattivo che c'è nel nostro paese (il giornalismo di inchiesta è anche questo), magari pubblicando tutte quelle notizie che non sono invecchiate e che non avevano trovato spazio nei mesi precedenti. Avrebbero perfino potuto dedicare interi settori a raccontare come affrontano all'estero alcuni dei problemi che travagliano anche noi, così, giusto per dire che la politica potrebbe anche scopiazzare dagli altri, se non ha idee migliori da mettere in pratica (e di idee innovative parrebbe proprio averne poche!).
Invece niente o poco niente: in mancanza dell'omicidio estivo e in presenza di un pubblico di lettori annientato perfino dal gossip estivo - tanto sono modesti e mediocri vip che lo alimentano, miserabili le loro storie e nauseanti le vicende che si costruiscono intorno a loro - le paginate sono dedicate tragicommedia di un pregiudicato e della sua corte, comprensive anche dell'annaspare degli antagonisti che, timorosi di perdere il ruolo, si affannano a inventarsi ogni giorno una nuova panzana da raccontare a se stessi e ai loro elettori.

Così siamo arrivati al tormentone estivo dell'agibilità politica di B: che vorrà mai dire? Se c'è un problema di agibilità politica, ovvero un problema di libertà, di regole di diritti e di doveri, di garanzie, di equilibri nel campo del pieno esercizio della democrazia, quello ce l'hanno gli Italiani.
Governati da un parlamento di nominati, un governo contro natura, caste inamovibili in tutti i campi, spolpati come polli e trattati, con loro responsabilità, come coglioni di incantare. Rivendicare l'agibilità politica vorrebbe dire per gli Italiani farla finita con tutto questo: forza, giornalisti, avete ancora 10 giorni per raccontare dell'Italia che non si piega e invitare chi non lo crede possibile a tirarsi su le maniche per cominciare il cambiamento.

Questa Italia c'è, solo che bisogna cercarla: non ve ne siete ma occupati e lei si è cercata altri canali per farsi valere, ha indirizzi che non avete mai bazzicato e, quando si è fatta viva, non l'avete calcolata perché non sapeva farvi divertire con una battuta o un motto di spirito alla d'alema. Forse è giunto il momento di cambiare, vale anche per voi e per i vostri editori.

Mariano



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