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LA SINDROME DEL PIFFERAIO di F. Maletti

Il tramonto di “Lui” non aprirà la strada a un’Italia migliore se, invece di individuare le soluzioni ai problemi, si cercherà il suo successore per rifare gli stessi errori…
Incantati e sperduti
E’ ormai da vent’anni che metà del nostro Paese è abituata ad un “Lui” onnisciente, che con il suo sorriso rassicurante ci difende dal comunismo, dalle malattie, dalla crisi economica e dalle disgrazie di ogni tipo. Ed è da altrettanti anni che l’altra metà del Paese ha individuato in questo “Lui” la causa di tutti i nostri mali: dalla criminalità dilagante alla mafia, dall’evasione fiscale alla disoccupazione, dalla scomparsa dei valori etici alla disgregazione dello stato sociale, dall’esaltazione dell’individualismo all’egoismo privo di regole. Un “Lui” soprattutto ambiguo, al punto di arrivare a definire il suo come”partito dell’amore”: nonostante la “amoressia” conclamata di tutti i suoi componenti.
E intanto la democrazia se ne andava da un’altra parte, fino quasi a scomparire tra la indifferenza di tutti i principali antagonisti del bipolarismo muscolare che era venuto a crearsi e che resiste tuttora attraverso nuovi epigoni (come Grillo): saliti alla ribalta ma decisamente inferiori all’originale.
Unico baluardo la Costituzione Italiana, unico garante il Presidente della Repubblica. Siamo arrivati ad un passo dal baratro: non tanto per la pur grave crisi economica, ma per una ampiamente sottovalutata emergenza democratica.
Ma oggi “Lui” non c’è più. E’ stato buttato giù da cavallo da una sentenza definitiva per “frode fiscale”. Ed altre sentenze si profilano minacciose all’orizzonte per la sua definitiva sepoltura politica. Ovvio lo sconcerto di tutti quelli che, grazie a Lui hanno costruito le loro fortunate carriere (“E adesso come e cosa facciamo?” l’interrogativo ricorrente). Un po’ meno ovvio che analoga domanda se la stia ponendo l’altra metà del Paese: quella che vedeva in quel “Lui” il male assoluto al punto di concentrare tutti i suoi sforzi quasi esclusivamente contro quel “Lui”.
A meno di essere osservatori non coinvolti, diventa difficile trovare una soluzione alla situazione attuale: questo perché, in genere, le soluzioni sono possibili soltanto quando si sono individuati i problemi veri. Infatti credo che oggi le difficoltà maggiori che deve superare la politica debbano passare attraverso la consapevolezza che la soluzione di tutto non passa attraverso la individuazione di un “Lui” sostitutivo dell’originale caduto in disgrazia: e poco importa che il “Lui” sia stavolta di sinistra anziché di destra. Perché sempre di un pifferaio si tratterebbe, con la sua corte di lacchè interessati più alle proprie fortune personali che a quelle del Paese che dovrebbero servire. E allora basta. “Abbiamo già dato”, come direbbe qualcuno.
Ma non finisce qui. Perché se la politica, ritornando in una logica democratica, rinuncia ad un “Lui” per ottenere il consenso popolare, allora deve produrre e proporre un “Programma” agli elettori. E questa volta il Programma non deve essere scritto sul Libro delle Favole, ma deve avere un forte radicamento nella realtà. Dopo venti anni di sogni e controsogni, i due maggiori partiti (partiti, e non “movimenti”!) sono in grado, superando la sindrome del pifferaio, di elaborare e presentare ai propri elettori un programma serio e credibile, in grado di affrontare e possibilmente risolvere i problemi “veri”?
Questo è il problema.


agosto 2013 F.Maletti












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