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IL SALE DELLA DEMOCRAZIA

Trasparenza, pulizia, etica, moralità: ma agli Italiani interessano?
L'opposizione

http://i389.photobucket.com/albums/oo339/starfiregirl32/Shadow-Vampire-3.jpgCercare informazioni nei documenti ufficiali, metterle insieme, elaborare un teoria e verificarne la solidità andando alla ricerca di altri documenti, parlarne con chi conosce la materia, filtrare le indiscrezioni e le soffiate buone da quelle che potrebbero mandare tutto fuori strada... queste sono tra le attività più importanti e faticose di chi si occupa di cosa pubblica, dalla parte di chi è all'opposizione.
Eh già, perché chi gestisce il potere deve essere tenuto costantemente sotto controllo, verificato in ogni sua scelta e decisione, tallonato con proposte e richieste che gli facciano costantemente sentire il fiato sul collo. Soprattutto deve essere incalzato da domande di chiarimento, da istanze di trasparenza e da proposte che diano a tutti il senso di un'alternativa politica possibile.
Senza questo non c'è democrazia. Infatti in Italia la democrazia se ne è andata quando le inchieste sulle malefatte della politica hanno cominciato a farle solo più i pochi giornalisti non asserviti, mentre chi doveva fare opposizione si rifugiava nel negoziato per qualche posto in più, vendendo per poco una funzione e una dignità di cui oggi si sente spaventosamente la mancanza.
La democrazia se ne è andata nel momento in cui le sedute dei consigli comunali (e dei parlamenti) sono stati trasformati in stracche ripetizioni di rituali di cui  membri non conoscono neppure più l'origine: tutti si danno del lei - fa molto "rispetto delle istituzioni" - e poi, fuori, tarallucci e vino... le liste elettorali depurate dagli avversari interni, la compravendita di posti di sottogoverno per mettere a tacere i più riottosi e molte altre delle pratiche che hanno distrutto questo paese.

Le opposizioni, anche nei nostri comuni, lo sono quasi solamente su grosse questioni che hanno finito per assumere una simbolicità ideologica (inceneritore, TAV, IMU...).  Non tanto per loro scelta, ma perché del tutto impreparate a "scendere" nel piccolo delle vicende di cui si occupano sindaco e  giunta, vicende che peraltro incidono parecchio nella vita quotidiana della gente. Quella stessa a cui si è chiesto il voto su un programma amministrativo locale.
L'assenza di una opposizione "sulle cose" ha agevolato la sedimentazione di una classe politica "di governo" decisamente squallida: quando governa (perché ha vinto le elezioni) sembra dedita unicamente a soddisfare le clientele che l'hanno messa lì; quando finisce all'opposizione balbetta afasicamente, incapace di qualunque azioni se non quella di pietire un riavvicinamento, una ricomposizione con chi le elezioni le ha appena vinte (scrivo con cognizione di causa).
Colpisce sempre la mancanza di coraggio, ovvero la consapevolezza del ruolo che gli elettori hanno affidato a ciascuna delle parti, unita al desiderio di esercitarlo al meglio. Il coraggio - forse sarebbe meglio chiamarlo "intelligenza del ruolo" - costituisce un elemento fondamentale nella formazione di chi opera per il cambiamento, vale a dire per chi vuole sviluppare azioni che producono una trasformazione positiva nella realtà di cui si occupano (il progresso non è forse questo?). La mancanza di coraggio spinge persone anche degne a cercare prima di tutto la nicchia in cui trovare rifugio, per garantirsi la sopravvivenza e quella piccola rendita di posizione che deriva dal ruolo. Ma ammazza la capacità di criticare, di "essere sul pezzo", di impedire che pratiche paramafiose e  favori & favorini diventino il contenuto principale dell'azione di governo.
Nella mia città vent'anni fa uno scandalo nazionale devastò cittadini e politica proprio per il realizzarsi di questa condizione (insieme ad altre che ritroviamo tutte anche oggi in molti posti d'Italia), mi sembra che oggi siamo ripiombati nella condizione di allora: arroganza, autoreferenzialità, scandali e scandaletti, inefficienza, gestione disinvolta delle politiche territoriali e non solo, favoritismi, pratiche amministrative sul limite, forte rissosità interna.
Dato che non è mai cosa buona formulare accuse senza portare le prove, oltre che a formulare proposte (tranquilli! tutte sistematicamente bocciate senza neanche entrare nel merito), ci siamo dedicati - e ancora lo facciamo - a esaminare gli atti e le azioni di alcune scelte amministrative, documentandone con puntualità la scelleratezza e il danno che producono alla città intera. Di parecchie si trova conto anche su questo blog, di altre leggerete nei prossimi giorni, di altre ancora leggono gli organi di controllo.
La stessa cosa la fa con grande capacità e competenza Giovanni Lava, consigliere di CIVICA a Collegno. Lì è alle prese con una sindaca miserevole e limitata, perfino peggio dei suoi colleghi dei comuni limitrofi e, per questo, è odiato e avversato in tutti i modi, perfino per interposte persone e enti controllati.
Nella mia città, l'opera di proposta, di ricerca della chiarezza e di lotta alle pratiche poco limpide e alle decisioni "ad personam" ha generato una curiosa interpretazione da parte dei sindaco e  dei suoi schierani: si tratterebbe di un "fatto personale". Come se, essendo la gestione del potere un "fatto personale", chi cercasse di mettere in crisi questa barbarie si macchiasse di lesa maestà. Non è certo questo a scoraggiarci, ma dà l'idea di una democrazia malata alle sue radici, mangiata fin nell'intimo dall'assenza di vero conflitto e di vera rappresentazione di opzioni differenti.
Su tutto questo  aleggia una domanda che ciclicamente dobbiamo porci per dare un senso agli sforzi e ai disgusti che ci arrivano a palate di fronte a tanta desolazione: interessa sempre o diventa interessante solo quando non se ne può può più perché hanno esagerato? 

Mariano



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