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IL SALE DELLA DEMOCRAZIA

Trasparenza, pulizia, etica, moralità: ma agli Italiani interessano?
L'opposizione

http://i389.photobucket.com/albums/oo339/starfiregirl32/Shadow-Vampire-3.jpgCercare informazioni nei documenti ufficiali, metterle insieme, elaborare un teoria e verificarne la solidità andando alla ricerca di altri documenti, parlarne con chi conosce la materia, filtrare le indiscrezioni e le soffiate buone da quelle che potrebbero mandare tutto fuori strada... queste sono tra le attività più importanti e faticose di chi si occupa di cosa pubblica, dalla parte di chi è all'opposizione.
Eh già, perché chi gestisce il potere deve essere tenuto costantemente sotto controllo, verificato in ogni sua scelta e decisione, tallonato con proposte e richieste che gli facciano costantemente sentire il fiato sul collo. Soprattutto deve essere incalzato da domande di chiarimento, da istanze di trasparenza e da proposte che diano a tutti il senso di un'alternativa politica possibile.
Senza questo non c'è democrazia. Infatti in Italia la democrazia se ne è andata quando le inchieste sulle malefatte della politica hanno cominciato a farle solo più i pochi giornalisti non asserviti, mentre chi doveva fare opposizione si rifugiava nel negoziato per qualche posto in più, vendendo per poco una funzione e una dignità di cui oggi si sente spaventosamente la mancanza.

CERVELLI IN VACANZA

Una giornata di fine vacanza, in spiaggia...
Suocere e nuore
Spiaggia fitta fitta di ombrelloni e lettini. Bagnino belloccio e talmente dedito alla contemplazione della sua persona da dimenticarsi di dove si trova e di cosa deve fare (siamo in linea coi tempi). Immigrati di varie sfumature vendono le merci più curiose, i più scafati ostentano relazioni amichevoli con alcuni dei bagnanti che sono lì da più tempo e che, in passato, hanno comprato qualcosa da loro. Molti sono giovanissimi, alcuni dei bambini appena un po' cresciutelli, ma la cosa non desta scalpore: per il diritto all'infanzia bisogna essere nati nella famiglia giusta, nel posto giusto, mica è cosa per tutti.
Zero bikini leopardati, nessun pitoneggiare, sguaiataggine quasi del tutto assente, nessuno che strilla al cellulare, giusto un po' di tum tum da Buddha bar al gabbiotto della spiaggia... insomma un miracolo italiano.
Signore e signori conversano amabilmente e con civiltà, perfino i bambini sembrano più educati del solito e hanno ridotto i capricci al minimo sindacale. Una signora già un po' avanti negli anni sfoglia distrattamente un giornale di gossip e dice alla nuora che unge i bimbi di crema:
A me tutta 'sta storia di Berlusconi sembra una persecuzione bella buona. Con tutti soldi che pagano di tasse le sue imprese che bisogno avrebbe di fare il furbo?”.
La nuora non smette di incremare i bambini, ma si vede che improvvisamente vorrebbe essere da un'altra parte.

L'AGIBILITA' POLITICA DEGLI ITALIANI

La tristezza del "quotidiano" e dei quotidiani quest'estate supera ogni limite di accettabilità. Che si debba arrivare al punto di smettere di comprarli?
Giornali d'agosto

Una certa quantità di Italiani passa questi ultimi giorni d'agosto con un'angoscia che non può nemmeno confessare ai famigliari più cari e agli amici più intimi, per non metterli inutilmente in agitazione. Si chiedono se troveranno ancora il loro posto di lavoro, quelli che ce l'hanno; se ne troveranno uno, quelli che l'hanno perso; se continuerà la presa per i fondelli degli esodati; se gli stipendi degli statali resteranno ancora bloccati; se la riforma Fornero verrà rivista, sia per  i pensionamenti, sia per il mercato del lavoro; se si riuscirà a portare a conclusione questa indegna manfrina dell'IMU; se si farà un po' di lotta all'evasione fiscale per dare qualche risorsa alle politiche di rilancio dell'occupazione, specialmente quella giovanile; se, invece di continuare a togliere risorse alla scuola, finalmente comincerà la stagione degli investimenti in istruzione e formazione...

LA SINDROME DEL PIFFERAIO di F. Maletti

Il tramonto di “Lui” non aprirà la strada a un’Italia migliore se, invece di individuare le soluzioni ai problemi, si cercherà il suo successore per rifare gli stessi errori…
Incantati e sperduti
E’ ormai da vent’anni che metà del nostro Paese è abituata ad un “Lui” onnisciente, che con il suo sorriso rassicurante ci difende dal comunismo, dalle malattie, dalla crisi economica e dalle disgrazie di ogni tipo. Ed è da altrettanti anni che l’altra metà del Paese ha individuato in questo “Lui” la causa di tutti i nostri mali: dalla criminalità dilagante alla mafia, dall’evasione fiscale alla disoccupazione, dalla scomparsa dei valori etici alla disgregazione dello stato sociale, dall’esaltazione dell’individualismo all’egoismo privo di regole. Un “Lui” soprattutto ambiguo, al punto di arrivare a definire il suo come”partito dell’amore”: nonostante la “amoressia” conclamata di tutti i suoi componenti.
E intanto la democrazia se ne andava da un’altra parte, fino quasi a scomparire tra la indifferenza di tutti i principali antagonisti del bipolarismo muscolare che era venuto a crearsi e che resiste tuttora attraverso nuovi epigoni (come Grillo): saliti alla ribalta ma decisamente inferiori all’originale.

FOLLIE DI FERRAGOSTO

Un’estate strana, passata ad aspettare e a sentirne di tutti i colori intorno a un delinquente che cerca di farla franca.
Il delirio della Repubblica
Invece che tette e culi dei vip, l’oscenità di una classe politica esibita senza ritegno alcuno; questo potrebbe essere il tweet dell’estate che stiamo trascorrendo. Le pitonesse, il delinquente, i nanetti centrosinistri, i giornalai che amplificano le loro gesta e scrivono articoli che non capiscono nemmeno loro, perfino il Presidente (quello che sembrava aver risolto brillantemente con Monti la fine del berlusconismo) sono tutti personaggi della scena estiva che ci fanno rimpiangere i Fabrizio Corona, le Belem e tutto l’armamentario di attrici e briatorine che popolavano i rotocalchi da spiaggia.
Di solito le loro foto seminudi erano alternate a lunghi reportages sul delitto dell’estate – una volta Cogne, poi Avetrana e così via – dove si intervistava chiunque potesse essere messo anche solo lontanamente in collegamento con qualcuno dei protagonisti della storia.

LA DATA E LE REGOLE

Prosegue con continui colpi di scena la telenovela sul prossimo congresso del PD
Trucchetto scherzetto
In pochi avrebbero previsto una manfrina sul congresso PD come quella a cui stiamo assistendo in questi tempi grami: non riesco a ricordare in quale film c’è quella scena in cui tutti si muovono in sincrono e rasenti il muro perché ciascuno dei personaggi pensa che, se solo si distrarrà, uno degli altri gli farà qualcosa di terribile. O anche qualcuna delle scene più esilaranti in cui evasi fuggono incatenati, perciò costretti a dipendere tutti l’uno dall’altro, ben consapevoli che diversamente sarebbero finiti.
Qualcosa di simile anima il gruppo dirigente del PD: incatenati l’uno all’altro, timorosi di essere trascinati a fondo dai soci di avventura eppure incapaci di fare qualcosa per liberarsi, magari perfino concedendo qualcosa agli altri.  Così il timore dello sgambetto del  “compagno” o dell’”amico” paralizza la dignità, annulla il coraggio e induce i più a cercare il riparo sotto “l’interesse del partito”, concetto tardo bolscevico che di guai ne ha già prodotti non pochi.

INNOCENTE!

Nonostante tre gradi di giudizio, sterminate carovane di avvocati, 6 reti televisive, giornali e supporter sparsi qua e là nelle imprese di stato, Berlusconi fa la vittima. E gli danno pure corda.
Il senso della giustizia
Da domenica sera il Nostro ha sdoganato pubblicamente l’ennesima incredibile pretesa: quella di essere innocente – nonostante ben tre gradi di giudizio, magistrati di tutte le taglie, torme di avvocati, rinvii, leggi ad personam, anni e anni di governo – e di proclamarlo da un balcone a supporters adoranti, pronti a bere qualunque cosa esca dalla sacra bocca del loro caro leader.
Le carceri sono piene di persone che si proclamano innocenti, perfino quando l‘evidenza del reato di cui si sono macchiati è tale da non lasciare alcun dubbio; solo che, se condannati, stanno dentro: protestano invano la loro innocenza davanti (se va bene) alla platea dei loro compagni di sventura e di qualche guardia carceraria. Non in televisione, non con l’amplificazione che tutti i canali (tutti) continuano a riservare a un delinquente, condannato per aver rubato soldi agli Italiani con un ben oliato sistema per frodare il fisco.
Ecco è questo che mi infastidisce, ancora di più quando vedo la quantità di tasse che  milioni di altri lavoratori dipendenti (e io fra loro) paghiamo sui nostri redditi (e meno male che ce li abbiamo…);

LA MARCETTA

Con la complicità di giornali e tv una manifestazione fallita diventa il rilancio di un delinquente e dei suoi fan. Forse..
Pavidità e insipienza
Anni e anni di selezione al ribasso, di “tengo famiglia”, di culto della fedeltà e dell’obbedienza al capo, questo hanno prodotto: mass-media asserviti, giornalisti che non conoscono più i fondamentali del loro lavoro, o li hanno dimenticati per accoccolarsi ai piedi del padrone, politici che riferiscono ogni evento alla loro personale carriera, al loro personale tornaconto, e basta.
Ieri circa 2.000 berlusconiani - pare conditi da centinaia di fascisti che inneggiavano impunemente al duce, sotto il balcone di palazzo Grazioli (brrr!) – hanno manifestato il loro affetto al delinquente, reso ufficialmente tale da una condanna a quattro anni per aver frodato il fisco del paese che tanto dice di amare.

DEAD MAN WALKING

Da oggi PdL è orfano; il PD e gli altri hanno perso il collante, a meno che non decidano ancora una volta di fare finta di niente…
Svoltare
La conferma della sentenza d’appello ha decretato la fine del Berlusconi pubblico. Bisogna riconoscerlo e andare oltre, ma ne saranno capaci i mondi della politica che hanno atteso il grado finale di giudizio ma che adesso già affermano che ce n’è anche un quarto, il giudizio universale, e che bisogna aspettare quello prima di tratte conclusioni ultimative?
Indipendentemente dalle mosse che farà Berlusconi un’epoca è finita: da oggi è ufficialmente un pregiudicato e non ci saranno più votazioni sulla “nipote di Mubarak” a negare per via parlamentare la verità delle cose e la realtà dei fatti. In tanti sospettano che lui l’avesse capito ben prima dei suoi sostenitori, palesi e occulti. Non gli servirà neanche il vittimismo alla “chiaggni e fotti” e neppure potrà appellarsi a un gesto di Napolitano, squalificato anche lui dalle vicenda di cui si è reso protagonista nel corso di questa parte del 2013...



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