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L’ESTATE DELL’ATTESA

Stiamo aspettando che succeda qualcosa, che arrivi qualcuno, che un pensiero generi azione, che il paese cambi…, ma non succede un tubo!
La scintilla
Quest’estate è davvero particolare: si è fatta attendere  a lungo e adesso incombe, tanto che già ce ne lamentiamo per l’umidità, le temperature, i piovaschi improvvisi di sapore tropicale, il copioso sudare fino allo stremo delle forze. Si diventa aggressivi, impazienti, vogliosi di vacanze, tanto più vogliosi quanto più diminuisce la possibilità di andarci per davvero, al mare o ai monti. Come, in verità, succede per tutte le estati.
Infatti non è il clima la particolarità dell’estate 2013, essa sta nell’attesa che una scintilla o un evento qualunque arrivino a liberare il paese (e ciascuno di noi con lui) da questa cappa immobile, ogni giorno più tossica e foriera di future sciagure, perché siamo tutti consapevoli dell’inarrestabile declino, della depressione non solo economica, dello sconforto che ha avviluppato tutto il paese, dell’inadeguatezza delle classi dirigenti, aggrappate ai loro salvagenti e incuranti della gente che affoga.

Il governo NapoLetta continua ad annunciare, il Parlamento a non fare nulla, nemmeno una legge elettorale per non rivotare mai più come negli anni scorsi; le banche fanno quello che vogliono gestite da legulei che neanche in un ministero e da personale sempre più selezionato al ribasso; perdura il saccheggio delle risorse pubbliche per  pagare stipendi incredibili ai boiardi di stato che mandano le imprese in rovina… e poi e poi: continua.
Una pubblica amministrazione sempre più inutile crea regole per giustificare se stessa e delega all’esterno servizi importanti che potrebbero cambiare la qualità della vita dei cittadini, assecondando una politica che cerca il consenso degli amici a scapito del bene comune. Non una parola, o meglio, tante parole e non un provvedimento di semplificazione di responsabilizzazione, di snellimento e di tutela dei diritti del cittadino, oramai più suddito che utente. E poi opere inutili, enti che pompano risorse pubbliche come se fossero idrovore, scontrini e fatture preziosi come reperti archeologici: tutti che si fanno i fatti propri – convinti che pagherà il vicino - come i topi delle nave che si affonda, tutti che, a farsi gli affari collettivi, aspettano che una scintilla faccia esplodere tutto il carrozzone.
Parla con chi vuoi, vai dove vuoi, il leit motiv è sempre lo stesso: “Adesso è tutto tranquillo, gli Italiani sembrano anestetizzati, ma a settembre i nodi verranno definitivamente al pettine! Allora vedremo la gente nelle piazze e cambierà tutto…”. E giù paragoni con la Turchia di Taksim, le primavere arabe, i moti brasiliani, le manifestazioni di massa nei paesi del nord Europa e in Spagna, Occupy WS eccetera. E giù a chiedersi come mai – a fronte di vent’anni di impoverimento e marginalizzazione – questo paese non si è mai veramente ribellato, non ha nemmeno provato a prendere in mano il suo destino rovesciando il tavolo e provando a costruirsene uno diverso.
Di solito chi anima le discussioni è un firmatario di appelli, qualche volta scende perfino in piazza, basta che sia comodo, si schifa della retorica grillesca che giudica con la boccuccia a culo di gallina, disapprova il comportamento del PD ed è già pronto a votarlo un’altra volta, fa fatica a capire che Berlusconi prende i voti perché noi Italiani siamo come lui; lo sono anche quelli di sinistra che difendono i fannulloni e danno la colpa delle loro incapacità e fallimenti al “sistema” o alla “società”, contribuendo alla diseducazione di una popolazione incapace di guardarsi nello specchio e di cambiare per davvero i suoi usi e costumi più profondi.
Altro che vocazione all’inciucio: questi giustificano tutto e il contrario di tutto, mascherando l’assenza di nerbo e di personalità con la “ragion di stato”, la “responsabilità”.
La nuova moda è l’attesa di settembre, come uno studente poco diligente, immaginando che a settembre succeda chissà cosa. Forse conviene davvero sperarlo, comincio a temere che sarebbe peggio se e a settembre non succedesse nulla, esattamente com’è successo nell’Italia degli ultimi vent’anni, complici destre e sinistre slabbrate e conservatrici oltre ogni ragionevole possibilità.
Mentre il paese andava lentamente a fondo e la scintilla non l’aspettava ancora nessuno, bastava una promessa, un sorriso  a 50 denti e tanta tanta ignoranza,  per tenere tutti buoni e tranquilli a smanettare sul cellulare. Chissà che la scintilla non ci faccia alzare il capo a vedere cosa siamo diventati...

Mariano



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