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LA MATURITA’ E LA CERALACCA

Sembra incredibile, ma vi assicuro che è tutto vero: certe volte il senso del fallimento del paese Italia lo vedi anche in questo
La scuola digitale
DigitalSchool_ImageAlle ore 14,30 di oggi la commissione per gli Esami di Stato (la vecchia Maturità) di cui ho fatto parte come “membro interno” ha chiuso ufficialmente i suoi lavori. Come?
Sigillando con la ceralacca i pacchi contenenti elaborati degli studenti (le tre prove scritte), verbali della commissione (20 per ciascuna delle due classi), schede individuali di ciascun studente in duplice copia (una dentro il pacco, l’altra fuori) e altri documenti sparsi, verbale di consegna del pacco, di consegna dell’aula e dell’attrezzatura (giuro!) e via di questo passo…
Non scherzo, davvero abbiamo dovuto accendere una candela con la quale abbiamo sciolto l’estremità di una barra di ceralacca sui cordini lasciati liberi dopo aver legato il pacco.
Fatta l’operazione, il vicepreside ha schiacciato la ceralacca ancora molliccia col timbro ministeriale precedentemente intinto nell’acqua per evitare che si appiccicasse all’impasto. Ho osservato l’operazione da lontano perché sono un pasticcione: l’ultima volta che ho provato c’era ceralacca dovunque tranne che a fissare i cordini; sono stato sfottuto per anni.
Tutti i documenti – tranne le prove scritte – sono stati compilati obbligatoriamente da un membro della commissione sull’apposita piattaforma web messa a disposizione dal Ministero dell’Istruzione, salvati sulla piattaforma medesima e, per sicurezza, sulla memoria del computer. Qualcuno di noi commissari ha anche esportato i files sulla sua penna usb.
Siccome l’Istituto in cui lavoro (e ho fatto gli esami) è un ITIS a indirizzo informatico, mi sono chiesto che voto avremmo attribuito a uno studente che, in sede di esame, proponesse una metodologia del genere e procedure così dispendiose per assolvere a un compito come questo. La digitalizzazione serve infatti a snellire procedure, evitare farraginose ripetizioni e riscritture, risparmiare carta e razionalizzare gli archivi.

Chissà se il fornitore del software al Ministero, immagino lautamente retribuito, si è reso conto della tortuosità del suo programma e degli sforzi a cui ha costretto le commissioni in questi giorni di frenesia burocratica. Bisognerebbe che gli si spiegasse che la funzione “upload” serve a  scaricare e a salvare i files nel sito ministeriale  senza necessariamente doverli stampare e ristampare infinite volte. Così si risparmia carta e si evita quella fastidiosa sensazione che non sappiano di cosa si tratta quando progettano il software per l’Esame di Stato.

Chissà se qualche dirigente ben pagato del Ministero si è reso conto che la scuola dovrebbe insegnare ad applicare al meglio le risorse che la tecnologia offre, trasformandole in opportunità invece che strumenti per sfiancare chi le deve adoperare.

Uso il registro elettronico da un anno e da anni sono  promotore di un progetto di introduzione massiccia dell’informatica in tutti i livelli di scuola (vedi). Dunque non faccio resistenza e non sono un conservatore, è che la scuola del Ministro fascista Gentile non si sposa bene con le nuove tecnologie: bisogna che a Roma decidano qual è il modello da praticare e mettano al lavoro qualcuno che sa di cosa si tratta.

Mariano



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