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IL BABAU

La regressione della nostra società comincia a presentare tratti preoccupanti perché molto simili alle nevrosi collettive sui cui lavorano bene demagoghi e aspiranti dittatori. Ve lo scrive…
…il male assoluto!
BabauQuando i pedagogisti “buonisti” ancora non erano riusciti a ridurre ad agnellini miti le nuove generazioni di genitori e insegnanti, era uso minacciare i bambini cattivelli con il babau. Qualcuno usava il lupo cattivo, qualcun altro l’uomo nero, i più fanatici adoperavano direttamente il demonio.
Se non stai bravo lo dico all’uomo nero che viene e ti porta via! – diceva il genitore esasperato al bambino riluttante e capriccioso – Così vedi cosa succede a chi non obbedisce a mamma e papà”. I bambini più svegli capivano presto che l’uomo nero e tutte le altre invenzioni dei genitori altro non erano che babbo natale all’incontrario, fino a giungere a maturare quel sano scettiscismo che durante l’adolescenza si trasforma in disinganno, poi in senso critico.
Così sono cresciute intere generazioni di bambini, alcuni spaventati dall’incognito e ben predisposti a cercare sempre la protezione di qualcuno più forte e coraggioso di loro.
Poi anche ad attribuire a terzi la responsabilità delle loro cattive azioni e delle conseguenze che queste producevano sul loro mondo, magari confortate dalla sana confessione che monda da tutti i mali. Infine sono diventati grandi, cittadini a volte irresponsabili e disinteressati, altre meno, ma sempre più disponibili ad attribuire ad altri la responsabilità dei loro comportamenti. Anche quei soggetti che pure -  occupandosi di politica, pubblica amministrazione, economia, finanza, assistenza, cultura… – il tema della responsabilità individuale e collettiva dovrebbero conoscerlo bene e praticarlo con frequenza.
A fronte della deresponsabilizzazione più spinta della massa, i più scaltri hanno capito che per tenere tutti intruppati e ben sottomessi bastava rispolverare qualcuno dei trucchi che così bene avevano funzionato durante la nostra infanzia. Così, in politica, abbiamo avuto paura dei comunisti quando non c’erano già più (Berlusconi), di Berlusconi (D’Alema, Veltroni e tutto l’armadio degli scheletri della sinistra e non solo…), di Grillo (tutti e in modo patetico), dell’Europa (tutti i politici di tutti i colori, per un motivo o per l’altro), dell’euro, della delocalizzazione, dei meridionali (al nord), degli stranieri (nord e sud, finalmente insieme): Non abbiamo mai avuto paura della Mafia, della Camorra, della ‘ndrangheta, dell’evasione fiscale, delle disuguaglianza sociali, dell’impoverimento della società, della decadenza della scuola, della eluzione delle regole, dei comportamenti illegittimi, della sopraffazione…, al massimo ce ne siamo preoccupati (quelli erano fenomeni concreti).
Poi, dato che la società di è polverizzata, il babau dei nostri tempi non è un fenomeno, un’idea, una tendenza: è di solito una persona. La chiameremo il Male Assoluto. Serve agli scaltri per tenere a bada il gregge. E il gregge mostra di gradire, anzi sollecita la drammatizzazione quando attraversa una fase di stanca. Si cementa nel condividere il sentimento di paura/avversione che è tanto più intenso quanto più il capo sa eccitarlo per placare le paure dei suoi membri.
Il leader perciò non è più colui che sa tranquillizzare le ansie e stimolare le energie, indicando obiettivi e fornendo gli strumenti e l’esempio a tutti quelli che vogliono condividerli con lui. E’ diventato il corrispondente del genitore che tiene a bada la prole facendo leva sulla pancia e sulla paura, alimentandola con leggende sempre più improbabili, raccontate con violenza e disprezzo per meglio titillare il peggio che c’è in noi. Il gregge si compatta e bela all’unisono col capo… fino alla volta dopo, quando bisognerà aumentare la dose per superare l’assuefazione. Così fino al collasso.
Questo processo l’ho sperimentato direttamente e lo constato tutti i giorni sulla mia pelle. Non sono più preoccupato per i danni alla mia persona, ma vedo quale degrado morale e culturale produce, a cominciare da quelli che hanno responsabilità politiche anche molto grosse. Un giorno ne farò un elenco ragionato, così, per divertimento, ma mi fa male vedere che il gregge della politica della mia città non si è nemmeno reso conto dell’avvelenamento e della miseria in cui tutti siamo sprofondati .
Soprattutto perché la mia città di fasi così ne ha già attraversate altre, finite con arresti e condanne, ravvedimenti e pentimenti subitanei, autocritiche da voltagabbana e proclami etici da fare invidia a Savonarola, prontamente smentiti appena passata la buriana. Possibile che chi può non si decida mai a muoversi per tempo?
Cambiare l’Italia significa anche questo: provare ciascuno a metterci quel po’ di coraggio e di intelligenza, venendo a capo delle questioni spinose e provando a fare quello che è bene… per scoprire che, alla fine, è anche quello che conviene!
Mariano



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