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INFINITA AGONIA

Dopo la devolution, la dissolution. Il tutto nella più totale indifferenza verso gli Italiani e i segnali inequivocabili che ancora mandano al mondo della politica
Avessero pietà…
In quattro mesi il partito che doveva vincere le elezioni a man bassa le ha perse per l’insipienza del suo segretario e della sua corte: non ne hanno azzeccata una, dalla campagna elettorale alle alleanze. Poi hanno continuato, sorretti da una stampa vergognosa che ha passato i due mesi successivi alle elezioni a criticare chi non voleva farsi satellite del grande partito democratico, bevendosi quello che la sua cupola di volta in volta decideva.
Fino alla sfascio Napolitano di oggi e quelli che seguiranno col governo dell’inciucio in formazione.
Il comico che inveiva contro tutti ha azzeccato tutte le mosse e sta realizzando uno per uno gli obiettivi che ha proposto ai suoi elettori, rivelandosi l’unico politico vero in questa accozzaglia di incapaci autoreferenziali. Notabili secolari sono fuori dal parlamento, altri ci sono entrati, ma non contano più nulla. Solo che…

… la repentina dissoluzione del PD ha messo in crisi tutto il sistema, rivelando in grande quello che su questo blog scrivo da anni intorno alla natura e alle caratteristiche di quel partito e delle cordate di notabili che lo sorreggono, dopo averlo conquistato con la tecnica bolscevica abilmente mascherata dietro una democrazia di forma. La mossa Napolitano ha davvero trasformato tutti (forse anche Renzi) in zombies, corpi non ancora morti in movimento scomposto, pronti ad azzannare quello che ancora vive per ridurlo al loro stato. Bisogna starne lontani e combatterli con gli strumenti della democrazia, ma certamente occorre saper riconoscere chiaramente chi vuole cambiare rotta da chi ha sempre la scusa pronta per tirarsi indietro all’ultimo minuto.

La politica è in movimento, nascono nuove proposte, forse la protesta comincia ad assumere i caratteri che dovrebbe avere in un paese ”normale”: la piazza, la rete, la scarsa stampa libera. Sta anche a noi fare da megafono alle voci interessanti che propongono un paese diverso, che raccontano di un paese che con questi qua non c’entra più nulla da tempo.
Sta a noi discutere di politica nei posti dove incontriamo altre persone non per convincere, per condividere ragionamenti, formare e formarci opinioni che stimolino la voglia di agire. Intanto ci fa del bene ricordare come già una volta Napo fu preferito a Rodotà (leggi): dopo la sciagurata scelta del Pds di allora. il diluvio di Tangentopoli. Vuoi vedere che…

In tutti i casi, ce lo ricorda Peter Gomez oggi,  “Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere” (M. Gandhi). Con la nonviolenza ha liberato un paese. Proviamo a fare lo stesso.

Mariano



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