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LA DISSIMULAZIONE

Finché le parole riescono a “chiamare” le cose e i concetti col loro nome, possiamo stare tranquilli. Quando comincia il saccheggio dei significati delle parole, c’è davvero da preoccuparsi…
L’assassinio delle parole
escher2 Sono davvero tempi difficili quelli che stiamo vivendo e ancora più difficili si annunciano quelli che stanno arrivando: un mondo sfibrato, una società sempre più sfilacciata, relazioni devastate dalla noia e dall’usura di stili di vita che non sono mai stati sostenibili e che adesso stanno marcendo con i cascami che lasciano in ciascuno di noi. Non c’è bisogno di scomodare il collasso del pianeta per registrare il degrado dell’ambiente a partire dall’umanità che lo costituisce, il tutto falsificato dall’immagine ritoccata da mani esperte in comunicazione, capaci di farci vedere quello che non è, di negare con naturalezza ciò che è vero, cioè di dissimulare.
Restavano le parole, l’ultimo baluardo contro la menzogna e la dissimulazione.
Le parole, i loro significati e le loro infinite combinazioni a costituire sfumature sempre diverse di pensieri e di stati d’animo, di istruzioni per l’uso e di trasferimento di concetti, visioni, emozioni e speranze.
Finite anche loro, ammazzate dalla dissimulazione e dalla necessità di indorare le pillole fino a renderle desiderabili, perfino quando sono indigeste.
In politica “crescita” significa nuove tasse e gabelle a danno di quelli che già ne pagano tante, “legalità” vuol dire enunciazioni roboanti di trasparenza a cui non corrispondono quasi mai azioni coerenti, “equità” è una nuova fregatura ai danni di chi è disponibile a sacrifici in nome della giustizia sociale e perciò più disponibile a farselo mettere laggiù, “trasparenza” è il modo con cui si adottano provvedimenti scandalosamente torbidi con procedure apparentemente chiarissime.
In economia è lo stesso chiamare pratiche poco chiare con nomi puliti e belli, a volte perfino incomprensibili, così la gran parte delle persone non  accorgerà dello schifo che si va producendo: derivati, hedge funds

Lo stesso accade in tutti i settori dl vita d’oggi e, per contro, cresce la domanda di chiarezza, di nettezza, di semplicità, come se sempre più persone si accorgessero che la dissimulazione ammazza le parole e con loro, i nostri pensieri, fino a trasformare tutto in un minestrone di idee per finta che atri metteranno in ordine a costituire programmi e nuove speranze di plastica.

Ai nostri giorni la capacità di dissimulare è considerata una virtù, un pregio. Chi ne è capace fa carriera, è oggetto dell’apprezzamento di tutti, anche di quelli che ha appena fregato: “Hai visto che astuzia? Accidenti come sa incantare…”. Ci porta al massacro e contribuisce a rendere il nostro mondo più brutto e ingiusto, ma lo stesso ci piace, ci stimola, ci intriga.
La prevalenza della dissimulazione è un carattere tipico delle società in declino, dove la speranza collettiva ha lasciato il posto all’arrangiarsi individualistico e la paura di chiamare le cose col loro nome fa preferire la posizione dello struzzo. Che sia questa la strada che abbiamo imboccato? Che la morte dei significati delle parole preceda semplicemente la fine della nostra società?

Mariano 



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