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LA SCUOLA IN SUBBUGLIO

Scioperi, cortei, assemblee infuocate, ma che succede nella scuola italiana? Il governo Monti rianima perfino gli insegnanti. Sabato 24, manifestazione nazionale con defezioni importanti.
L’eterno equivoco
Il poco accorto ministro Profumo esterna la sua volontà di aumentare di sei ore l’orario degli insegnanti delle medie e delle superiori – ovviamente senza alcuna contropartita economica - e subito si scatena la giusta protesta degli insegnanti.
Ma come – dicono – il nostro orario non è mica fatto delle sole ore frontali di lezione! Ci sono i rapporti coi genitori, i consigli di classe, i collegi dei docenti. Le lezioni dobbiamo pur prepararle, oggi più che mai con le nuove tecnologie a cambiare la didattica e a richiedere ore di lavoro per la costruzione di schemi e supporti all’apprendimento da servire ai pargoletti poco propensi allo studio tradizionale. E poi ci sono i compiti da correggere…”.
Tutto vero: ma è per tutti la stessa cosa? Tutti fanno compiti in quantità che poi debbono correggere? Tutti preparano lezioni e si sbattono per aggiornare metodi e contenuti del loro lavoro? Ovviamente, no, e sarebbe terribile se gli insegnanti fossero tutti uguali, assatanati di scuola e persecutori di studenti.
Ovviamente ci sono i fanatici, quelli scrupolosi, quelli che vivono di rendita, quelli che si sbattono meno che possono, quelli che viaggiano col tassametro incorporato, i fannulloni, quelli che vanno al paese a Natale e tornano dopo Pasqua, eccetera.

Ci sono quelli più simpatici e quelli meno, gli amiconi degli studenti e quelli che li vorrebbero vedere in prigione, ‘sti delinquenti. Quelli che mantengono la disciplina in classe e quelli che non ce la fanno proprio, quelli che leggono il giornale e quelli che è peggio che una bestemmia.
A tutti deve essere richiesta una prestazione minima, garantita dall’istituto e codificata contrattualmente. La dirigenza deve essere garante della qualità della prestazione e delle serenità della scuola, della sua imparzialità e della sua capacità di comprendere, tollerando il meno possibile. Il ministro Profumo questo dovrebbe garantire alle famiglie italiane e agli insegnanti: rigore, competenza, accoglienza, sostegno ed eccellenza.
Se si tratta di chiedere uno sforzo agli insegnanti, lo negozi con i loro rappresentanti sindacali e coinvolga la categoria in un progetto di trasformazione e miglioramento della scuola pubblica statale italiana cominciando a risparmiare tagliando i fondi alla scuola paritaria e chiudendo i diplomifici che tanto male fanno alla reputazione del sistema di istruzione nazionale. Non è pensabile che persone che non vedono un aumento da anni, che subiscono tagli consistenti ai diritti e alle condizioni di lavoro possano accettare tutto questo senza una contropartita pur minima.

Poi c’è la questione dei precari, tanto agitata in questi giorni: se l’orario fosse aumentato come vuole il ministro, molti precari perderebbero il posto (lo fa per questo oltretutto!). Così si ripropone l’eterno dilemma della scuola italiana: serbatoio della disoccupazione intellettuale o servizio centrato sugli allievi, sugli studenti e sulle necessità formative del paese? Basta mettersi d’accordo e scegliere la strada che serve; quella scelta finora è la prima e degli esiti siamo i primi a lamentarci. Non sostengo che i precari vadano eliminati, ma che loro come tutti i lavoratori della scuola debbano essere subordinati a un progetto di istruzione compatibile con l’oggi e adatto a dare quella svolta al futuro che in tanti auspichiamo. Prima si stabiliscono le necessità orarie, di contenuti, le compatibilità, gli orari della scuola. Poi si stabilisce quanti insegnanti occorrono e con quale formazione. Non il contrario.

In questi giorni di agitazione ogni tanto ho l’impressione che alcuni dei colleghi che più si scaldano in difesa dei precari, per giustificare la loro avversione all’ aumento arbitrario dell’orario, sarebbero disposti a sbranarseli se solo le ore in più fossero retribuite. Anche poco, ma retribuite.
Infatti i sindacati si erano tutti schierati a difesa strenua della categoria, per sfilarsi subito dopo che il ministro Profumo ha annunciato il ritiro del provvedimento di aumento di 6 ore.

Ma non avevamo detto tutti che il problema non era quello, ma la qualità della scuola? Profumo recupera i soldi del mancato risparmio sul personale dal fondo di istituto, vale a dire il gruzzolo che serve alle scuole per programmare attività di recupero, sostegno, arricchimento e approfondimento. Dunque è tutto peggio di prima, ma i garantiti sono salvi e tutti contenti. 

Come Volevasi Dimostrare.

Mariano



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