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MODELLI DI VITA

Toga party pagati da noi, spese folli, crescita esponenziale dei finanziamenti ai partiti e agli eletti. Tutte cose che si sapevano e si supponevano ben prima che emergessero con la forza di questi giorni. Non sarà che siamo tutti - chi più chi meno - un po’ Fiorito?
Il Fiorito che c’è in noi
festa_pdl_festa_pdl_lazio_kika_5_1 Che la politica italiana fosse oramai sotterrata dal marciume di una casta selezionata per vent’anni sulla base della fedeltà al capo - a destra come a sinistra e con oramai così poche eccezioni da renderle trascurabili – era cosa ampiamente risaputa. Che questa classe politica sia diventata un peso insopportabile per questo paese sull’orlo del fallimento è anche questo ormai chiaro e assodato, solo che non sempre siamo consapevoli degli effetti che i suoi comportamenti producono e dell’impatto devastante delle parole e dei costumi sul resto del paese.  
Sorge il sospetto che continuino a spolpare l’Italia perché sanno che quasi tutti gli Italiani, al loro posto, farebbero uguale. E’ solo una questione di ruolo, di astuzia, di capacità di leccare, di spregiudicatezza, ma la casta alla fine è come il paese.
Questa tesi, prima sostenuta da pochi temerari moralisteggianti, adesso comincia a trovare spazio anche fra i commentatori e gli opinion makers prima più indulgenti, Michele Serra in testa. Su “Repubblica” di qualche giorno fa, a commento di Fiorito e delle prodezze della Regione Lazio, proponeva l’idea di una classe politica modellata sul paese, entrando ufficialmente nel circolo dei “senza speranza”.

Basta andare in spiaggia e osservare abbigliamento, gesti e fattezze della fauna,  ascoltare i discorsi, vedere come trattano i figli, come si trattano fra loro, i tatuaggi, le mises. Poi spostarsi al ristorante scavalcando i suv dei nullatenenti per entrare ad ammirare le tavolate chiassose e petulanti. Poi ancora andare davanti alla scuola all’uscita dei pargoli e chiacchierare con mamme e papà sindacalisti dei figli (che hanno sempre ragione e sono belli e bravi per default) e pronti ad azzannare la maestra che non li valorizza abbastanza. Li senti parlare di vestiti firmati, esibire i corsi dei figli come pedigree di nobiltà posticcia comprata a caro prezzo, vantarsi di questo e di quello con l’ostentata e impunita arroganza ignorante dei loro rappresentanti politici in tv.

Basta osservare i poveracci da 1000 euro al mese come massimo con in mano lo smartfone che costa metà del mensile e li impicca a bollette tutto compreso, tutti tirati e disegnati in ogni parte del corpo, muscoli scolpiti a riempire giornate vuote anche di lavoro, sedere rifatto a rate generosamente esibito fino a farne grottesco simbolo del nulla; ascoltare che cosa si dicono e parlare con loro per scoprirli diversi/e da come si presentano, sfiancati dalla necessità di recitare una parte con la disperazione per il domani nel cuore. Pronti a rincorrere qualunque sogno, ancora pronti a credere a chiunque chieda loro poco offrendo in cambio molto.

I politicanti approfittano: promettono lavoro a chi ne vorrebbe tanto uno, una casa a poco prezzo a chi teme di non riuscire a pagare l’affitto, salute e bellezza per sembrare sempre almeno come tutti gli altri. I disperati lo sanno che sono tutte palle, che saranno ancora una volta presi in giro… ma non si sa mai! Una volta di più bisogna credere a politici e trafficanti, solo loro possono risolvere i nostri problemi, guarda come se la spassano, fra un toga party e una visita al gioielliere per far felice la moglie e l’amante: anche noi sfigati potremo un giorno diventare come loro, facciamo attenzione a metterci al servizio del politico giusto…

Sarà lunga!

Mariano



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