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MONTI? NO, CALO

Governo paralizzato, paese nel panico, politica impotente economia al collasso
Terremoti
terremoto1La terra continua a tremare e zone importanti del nostro paese entrano in difficoltà perché il disastro non accenna a fermarsi. Le attività economiche non ripartono, la ricostruzione stenta a decollare anche solo dal punto di vista del progetto, ogni volta che sembra passato il peggio una nuova scossa riapre ferite, genera crolli e produce scoramento.
Di solito, di fronte  a un disastro di queste proporzioni un paese si raccoglie, si riunisce, ammutolisce e cerca le ragioni profonde per trovare una tregua necessaria a soccorrere, cercare risorse e mezzi e trovare i modi più efficaci per sostenere la ricostruzione. Forse è davvero così, ma ho dei dubbi che il sentimento della politica di oggi sia questo.

La terra trema, ma i riti e le cerimonie del nauseante teatrino vanno avanti come se niente fosse, vale a dire come se non fosse un problema nazionale fare fronte a una calamità di queste proporzioni. E allora vedi A, B e C che concionano di riforma elettorale, di elezioni anticipate o no, di formule politiche stantie e alle quali non credono neppure più loro. I rottamatori e gli innovatori organizzano le truppe per celebrare al meglio la loro vanità e per coprire l’assenza di idee e progetti unita alla ricchezza di legami con quei “poteri forti” che avrebbero abbandonato il governo Monti, almeno lui così dice.

Poi c’è una sinistra sindacale che dialoga con i leaders politici e cerca di farsi essa soggetto politico, abbandonando il ruolo di lobby per inventarsene uno più simile a quello che hanno avuto in passato le Trade Unions inglesi nel confronto con il Partito Laburista. Tutti scenari affascinanti, ma la terra trema, il paese affonda e la povertà dilaga.

Se ne accorge perfino chi percorre la tangenziale la mattina presto: non ci sono quasi più code, ingorghi, traffico frenetico. La gente non va più a lavorare perché non c’è lavoro, i camion non viaggiano perché hanno poco o niente da trasportare, i negozi sono pieni di gente che guarda le vetrine e vuoti di clienti.

Non so dire se è meglio o peggio che Monti se ne vada e con lui i suoi ineffabili ministri, visto che non stanno più combinando nulla di significativo e l’equità promessa era una barzelletta.
So che sto per iscrivermi anche io al partito di quelli che sono pronti a sposare qualunque ipotesi, purchè la si faccia finita con questa palude, mefitica per le mediocrità che la compongono e tossica per gli effetti che produce. Per "farla finita" intendo anche con questa informazione dozzinale, asservita e ripetitiva perché incapace di cercare il bello che c'è e il marcio da denunciare.

E speriamo che il terremoto si fermi, così l’Emilia potrà arrangiarsi da sola a rimettersi in sesto, perché non hanno proprio voglia di occuparsene. Buona legge elettorale e felice foto di Vasto..

Mariano



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