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LA MALAFEDE

I buongustai della moderazione e i moralisti a parole
Nei giorni scorsi Franco Maletti, acuto osservatore della realtà politica e navigato esperto di relazioni sindacali (e non solo quelle), ha pubblicato un post illuminante. Lui prende in esame i sentimenti che agitano gli elettori e che, presumibilmente, saranno alla base delle loro scelte quando fra un mese dovranno scegliere sindaco e consiglio comunale.
Mi ritrovo parecchio nelle sue parole e questo stupisce oramai solamente i più duri di comprendonio, quelli che per comodità e per conservazione preferiscono dipingermi come non sono peraltro mai stato. Soprattutto ritrovo nelle sue parole quel ragionamento che sta alla base di un sentire che è oramai diventato merce rara. Si chiama “senso dello Stato” o anche “attenzione alla cosa pubblica”.
E’ quel sentire che impone limiti precisi a chi vuole amministrare la collettività e che determina l’assunzione di regole e atteggiamenti che garantiscono a tutti la tranquillità del rispetto e della tutela della res publica.
Proprio in base a queste considerazioni Franco ci racconta di come la sofferenza che gli (ci) procura il governo Monti è purtroppo poca cosa rispetto all’incubo berlusconiamo da cui siamo appena usciti, speriamo definitivamente. Che non per questo dobbiamo trangugiare tutto, ma che non possiamo (per dovere civico, prima di tutto) fare finta che questo sia solo un governo di centrodestra e non una specie di salvagente a cui siamo volenti o nolenti aggrappati, anche grazie a una politica incapace e inetta.

La cosa più stupefacente sono alcuni dei commenti al post di Franco, specialmente quelli che vengono da soggetti che evidentemente trovano normale che, in campagna elettorale, sindaco uscente e candidato incontrino e gozzoviglino con i costruttori - anche quelli che hanno sulle spalle condanne per abuso edilizio, che hanno appena delocalizzato attività industriali lasciando sul lastrico i lavoratori - in un normale aperitivo con gli scopi ben noti.
Io credo che non sia giusto: cosa pensano quelli che fanno la morale agli altri?
A scanso, il post di Franco lo pubblico qua sotto, così chi vuole leggerlo non deve fare la fatica di cercarselo.

Mariano


Scelte elettorali
Le elezioni amministrative si stanno avvicinando (6-7 maggio prossimi) e mai come questa volta è alto il numero di elettori arrabbiati: indecisi se esprimere un voto di protesta oppure se astenersi del tutto dal recarsi alle urne. I commenti, a volte feroci, che arrivano un po’ da tutte le parti nei confronti del Governo Monti, dimostrano quanto rapidamente la gente dimentichi che molti dei maggiori disastri sono direttamente imputabili ai suoi predecessori. Berlusconi di questi disastri ne è il campione assoluto con ampio margine: che va dal “patriottico” salvataggio di Alitalia costato ai contribuenti la bellezza di cinque miliardi, alla fino all’ultimo spensierata negazione della crisi anche quando questa era evidente a tutti. Ma soprattutto per avere fatto votare da tutti i suoi cortigiani (nessuno escluso) che Ruby era la nipote di Mubarak: quegli stessi cortigiani che continuano a sedere in Parlamento e con i quali Monti deve giornalmente fare i conti affinchè “gentilmente” gli concedano di tentare di salvare l’Italia da quel disastro nel quale era precipitata proprio per loro colpa. Il cammino di Monti è sempre più disseminato di trappole e di ricatti: se lo lasciano andare avanti, a mio avviso, è soltanto perché deve ripulire il “letamaio” della politica quel tanto che serve per consentire ai cortigiani responsabili di tanto letamaio di rioccupare il potere come se nulla fosse. E, purtroppo, una legge elettorale come quella in vigore, che consente al leader di scegliersi (nominandoli uno per uno) i suoi futuri fedeli servitori, sembra fatta apposta perché quella di Monti non sia altro che una parentesi: la parentesi, appunto, che precede la rioccupazione del potere con intenti spartitori ancora più accentuati. Ma con un pericolo in più che si sta profilando: quello che Monti, dopo avere fatto per il momento solo leggi “lacrime e sangue” a carico di pensionati e lavoratori, venga mandato a casa quando sarà finalmente ora di fare leggi contro corruttori ed evasori fiscali, sui conflitti d’interesse tra Rai e Mediaset, sulla tassazione dei patrimoni, sulla riforma della giustizia affinchè la legge venga sempre applicata correttamente, senza “salvataggi” grazie alla prescrizione, e sia certa la punizione dei colpevoli. La tensione sta salendo rapidamente, insieme al sospetto che alla fine a pagare siano soltanto e sempre i soliti.
Ma, anche se andare a votare in questi casi significa quasi sempre andarci dopo che sono state create ad arte le condizioni per la elezione di chi è più lontano da noi come idee politiche (ovvero facendo in modo che il centrosinistra risulti agli occhi dell’opinione pubblica il responsabile della situazione, al posto di altri che se la stanno ridendo alle spalle dell’Italia intera e sono pronti a riprendersi al più presto il potere ceduto a Monti) quelle di maggio sono elezioni AMMINISTRATIVE: il risultato delle quali ha un significato politico indiretto e assolutamente non in grado di cambiare l’assetto politico attuale a livello nazionale.
Le elezioni amministrative hanno un grande vantaggio: ci danno ancora l’opportunità di SCEGLIERE le persone che riteniamo più meritevoli per amministrare il territorio nel quale viviamo. E tutto questo dà ad ogni elettore la responsabilità di decidere la qualità del suo futuro. Insieme a quello della sua famiglia, e quello del luogo nel quale intende continuare a vivere.
Molto spesso i candidati sono delle persone che conosciamo personalmente, per cui non conta molto il partito o la lista con la quale si presentano: ma quello che loro “sono” nella vita di tutti i giorni. Tutto dipende dal loro modo di avere la pazienza di ascoltare, dalla loro lealtà e correttezza, dalla loro capacità di dispensare consigli utili e disinteressati, dal modo con il quale si occupano del problema che hai loro esposto e per il quale dimostrano subito il loro interesse, con azioni concrete e conseguenti. Infatti, sono molti invece quelli che, pur manifestando ambizioni politiche, hanno delle capacità limitate che li rendono facilmente manipolabili e suggestionabili: se questi sono da un lato i collaboratori perfetti per certi sindaci ambiziosi desiderosi di non avere intralci nel loro glorioso cammino politico, dall’altro lato sicuramente non mantengono le promesse (per lo più esagerate) che hanno fatto pur di farsi eleggere. Disinteressandosi totalmente di chi ha dato loro fiducia con il voto (salvo ovviamente ricordarsi di chiederlo nuovamente quando è ora di essere rieletti).
Poi ci sono i portatori di interessi particolari, che raccolgono i voti necessari per essere eletti per lo più nell’ambito dei vari gruppi nei quali operano. Anche qui bisogna andarci cauti: perché i portatori di interessi corporativi quasi mai riescono ad essere portatori di vera giustizia ed equità sociale. Tendono infatti ad occuparsi esclusivamente del loro “orticello” al punto di dargli una “priorità assoluta” rispetto ai problemi veri e più importanti che riguardano tutta la comunità.
Ma, ancora più determinante, è la scelta del Sindaco. Al quale la legge attribuisce un potere molto più elevato rispetto al passato. Un potere che, se usato dalla persona sbagliata, può fare di lui una specie di esaltato convinto di dovere rispondere a nessuno dei suoi atti. Nemmeno al partito grazie ai voti del quale è stato eletto. Nemmeno ai suoi concittadini costretti a lunghe anticamere per potergli parlare. Questo è il tipo di sindaco che giustifica il suo operato come quello di “un esecutore di programma” (il programma che ha presentato a suo tempo per farsi eleggere ma che quasi nessuno legge prima di votarlo e che, anche se lo legge, tanto sa che “è soltanto un libretto dei sogni per ottenere il voto, quasi uguale al programma degli altri candidati”. Insomma: sanno già tutti che quel programma non verrà rispettato, semplicemente perché non ci sono i soldi che servirebbero. ), e che lui Sindaco, in quanto “esecutore” del programma, di eventuali sbagli non risponde: perchè non sono colpa sua ma del “programma” stesso. Oppure, arriva la salvifica “colpa delle mutate condizioni generali”. Per cui il sindaco, nella sua onnipotenza, si ritiene libero di apportare le modifiche che vuole ordinando alla sua giunta di metterle in atto con ogni mezzo se non vogliono essere “mandati a casa”. Obbligando il Consiglio a fare altrettanto.
Sperando di non avere involontariamente alimentato la confusione insieme al desiderio di astenersi dal voto, concluderei con un suggerimento che ritengo valido in ogni occasione in cui si è indecisi nella scelta: scegliere sempre chi si è sicuri che fa politica per PASSIONE ed evitare sempre chi fa politica per MESTIERE. Questo è l’unico modo che conosco per non rimanere delusi dopo. Chi fa politica per PASSIONE non è infallibile, può anche sbagliare: ma se sbaglia, lo fa in buona fede, convinto di fare gli interessi della comunità che rappresenta.
Chi invece fa politica per MESTIERE, sa coprire molto bene i suoi sbagli rendendoli invisibili. Ma si può stare certi che i suoi sbagli danneggeranno chiunque altro tranne lui. Anzi, alla fine, per lui gli sbagli risulteranno (guarda caso) un vantaggio.
Esiste anche un ultimo modo per fare politica: quello di chi non ha mai lavorato, né come lavoratore dipendente né come lavoratore autonomo. Oppure, di chi, pur avendolo fatto, “sceglie” come più conveniente fare politica per VIVERE, ricavando esclusivamente dalla politica i mezzi per il suo sostentamento. A chi ha fatto questo tipo di scelta personale vorrei soltanto ricordare che la politica è un servizio che viene fatto alla comunità, e non un mezzo che serve soltanto per tirarci fuori il proprio “stipendio”! E presentarsi dall’alto dei manifesti come una persona che nella politica ci mette le proprie idee va bene: ma aggiungere che fa politica per PASSIONE porta immediatamente pensare a quella per i soldi che si guadagnerà facendo il sindaco per cinque anni…
In base a queste riflessioni, che ho voluto rendere pubbliche nella speranza che qualcuno le voglia considerare utili per le sue scelte di voto, io a maggio (nel mio Comune si vota), mi recherò a votare NON con la certezza di eleggere la persona “tecnicamente” migliore, ma con la certezza consolatoria di avere evitato di dare il voto ad una persona della quale pentirmi in futuro.
Buon Voto a tutti.
Franco Maletti
marzo 2012 franco. maletti@libero.it



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