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MONTI E TRAMONTI

Un appello ad abbandonare la logica del leader a favore della ragione delle cose. Franco Maletti ci racconta di come possiamo fare per estirpare il berlusconismo che c’è in noi e a costruire i presupporti per quell’equità di cui ancora non si vede traccia.
Il cambiamento “adulto”  di F. Maletti

E’ straordinario come la maggior parte delle persone riesca a dimenticare così in fretta quella che fino a ieri era l’immagine di sé che l’Italia dava al Mondo tramite i suoi governanti: un paese di cicale rappresentato da un signore gaudente e sempre in festa, con stuoli di lacchè e di prostitute scortati e difesi dagli eunuchi della Lega che arrivavano a sostenere che la Ruby era davvero la nipote di Mubarak. Abbiamo visto vari scilipoti osannanti e pronti a qualunque sacrificio purchè questo riguardasse gli “altri”: perché “ci sono i comunisti alle porte, dai quali bisogna difendersi con qualunque mezzo, anche illecito”. Abbiamo visto parlamentari usati come droni privi di cervello colpire e distruggere avversari politici, prescindendo aprioristicamente dalla bontà di qualunque loro argomentazione: perché l’ordine impartito era quello di impedirgli anche solo di parlare.
Abbiamo visto come l’arroganza del potere sia in grado di superare ogni limite umanamente accettabile attraverso la sua pacchianeria e cafonaggine, tentando di imporre tutto questo come “stile di vita”. Abbiamo assistito impotenti alla gangsterizzazione della politica: portata quasi giornalmente nelle case degli italiani da un Vespa gongolante.
Adesso basta.
Un amico mi ha ricordato, con lapalissiano realismo, che “se si continua a fare quello che si è sempre fatto, si otterranno i risultati che si sono sempre ottenuti”.
Dopo diciassette anni di berluscoleghismo, credo sia inutile soffermarsi sui risultati che si sono ottenuti e sulle promesse che sono state disattese. Mentre invece sarebbe utile riflettere sul perché ci sia voluto tanto tempo per aprire (e a quanto pare ancora non del tutto) i nostri occhi. Stiamo finalmente apprendendo (a nostre spese) che i poteri carismatici di un “capo” (leader alla Berlusconi o condottiero alla Bossi che sia), sono stati e sono sempre i mezzi migliori per nascondere le verità, calpestare le libertà e uccidere le coscienze. E oggi, di tutto questo ci viene presentato il conto. Proprio un attimo prima di precipitare nel baratro del non ritorno.
I sacrifici che ci vengono richiesti sono dolorosi per definizione. Perché altrimenti non sarebbero sacrifici e non ci sarebbe alcun tipo di cambiamento: ma soltanto la prosecuzione di quel “sogno” in grado di dare frutti materiali soltanto per il suo sostenitore ed il suo stuolo di parassiti. Esperimento, oltretutto, che gli italiani hanno già fatto.
Ma guai a considerare Monti come una specie di “leader” alternativo al quale affidare con fiducia il futuro di tutti noi. Perché non è credendo in una persona che si sopporta meglio il dolore che comportano certi sacrifici. Il dolore si sopporta nel modo migliore soltanto quando si crede nel giusto e non, come più di uno ancora pretende, credendo negli altri.

F. Maletti
dicembre 2011
franco.maletti@libero.it



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