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E ADESSO?

Una nuova puntata della riflessione profonda di un militante del PD intorno al suo partito. I mestieranti della politica all’opera.
Cucù, Berlusconi non c’è più di F. Maletti

pd_strappato Ognuno di noi, all’interno di un “vero” partito democratico, dovrebbe potere portare le sue esperienze personali dirette, sottoponendo alla valutazione e alla discussione le eventuali proposte. E magari, invece del dissenso o consenso “plebiscitario” espresso dal segretario di Circolo a nome di tutti, dovrebbe potere ogni volta, attraverso l’esercizio del voto a maggioranza, misurare l’effettivo valore della sua proposta.
Non mi sembra affatto originale osservare che, in questi ultimi diciassette anni, troppi hanno coltivato una concezione della politica in modo così personalistico da arrivare a rinnegare la loro provenienza. Mentre altri, arrivati più tardi, hanno ritenuto che, ad esempio, una laurea in Scienza delle Comunicazioni fosse fin troppo per fare una veloce carriera politica all’insegna di quel “nuovo” che, in quanto tale, ha sempre diritto a farsi largo a gomitate e spintoni
Il risultato, davanti agli occhi di tutti, è quello di un vuoto culturale progressivamente occupato da ambiziosi “saccenti” che, in virtù della consistenza numerica di loro seguaci speranzosi in atti di riconoscenza in cambio del totale servilismo, pretendono sempre più potere per avere più posti da distribuire.

La politica fatta per passione non esiste quasi più. Perché la politica fatta per interesse ne ha preso il posto totalmente. E chi fa politica per passione oggi serve soltanto se si lascia utilizzare e non intralcia chi fa politica per interesse.

Io che faccio politica per passione mi permetto di osservare che la “provenienza politica” non è mai una zavorra da buttare, ma un arricchimento da mettere a disposizione di tutti. Diventa un disvalore soltanto quando diventa un modo per creare gruppi organizzati autonomi, che tendono a prevaricare e ad imporsi grazie alla loro consistenza numerica. Diventa un disvalore perché, così facendo, nel momento delle scelte il consenso numerico finisce inevitabilmente col privilegiare i mediocri del gruppo organizzato rispetto a chi, pur avendo magari competenza e meriti superiori, nel partito cerca di superare le divisioni.
Oggi che, anche nel PD, l’antiberlusconismo non esiste più come alibi dello stare insieme, il fare politica per interesse può, partendo dai Circoli, prendere il totale sopravvento. Segnando con questo (a mio parere) la fine dello stesso PD. Ma, senza ombra di dubbio e a prescindere dal livello di democrazia apparente al suo interno, ciò segnerebbe anche la fine delle mie motivazioni per continuare ad essere un iscritto al Partito Democratico.

Concludo con un richiamo ai giovani che fanno politica per mestiere (e che non vedono l’ora di “rottamare” chi fa politica per passione) ricordando loro che già più di venti anni fa il premio Nobel Willy Brandt osservava come, per effetto delle nuove tecnologie, le “conoscenze” della intera umanità raddoppiassero mediamente ogni cinque anni. “Tutto questo imporrebbe” osservava “ che la saggezza degli uomini raddoppiasse almeno in pari misura per stare al passo con il loro utilizzo. Ma purtroppo” concludeva sconsolatamente, “per l’uomo questa è un’impresa quasi impossibile da realizzare: perché l’interesse immediato e personale ha tendenzialmente il sopravvento sulla valutazione delle conseguenze future”.
Ecco, vorrei che chi ritiene di “sapere tutto” riflettesse per un momento su queste parole. Almeno prima di concludere con il solito mantra che: “i vecchi di qualunque età servono a niente”.

novembre 2011 F. Maletti
franco.maletti@libero.it



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