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COMPAGNI: DI CHI?

Continua la distruzione del principale partito del centrosinistra. Dopo i frammenti e le schegge impazzite, ecco i rottamatori che si rottamano fra loro.
Caos democratico

06-Rudolf-Mates--illus.-for-A-Forest-Story-by-Josef-Kozisek-(Czechoslovakia--1929)_900 Veltroni che attacca Bersani e lo sbeffeggia nei suoi modi di esprimersi e di raccontare la politica, Renzi che – dall’alto di una carriera trascorsa a vivere di politica – rottama anche i suoi ex alleati giovani e giovanilisti, D’Alema che da il meglio di sé  nella amicizie e nella boria che oramai pare essere il suo marchio di fabbrica…
In giro per l’Italia un coacervo di correnti in lotta fra loro, piccoli e grandi potentati che operano come se il partito fosse una specie di campo di battaglia dove chi vince prende tutto il piatto e chi perde se ne deve andare se non vuole essere eliminato anche fisicamente. In ogni paese e città la delusione palpabile di chi nella scommessa di costruire un partito nuovo e aperto ci aveva creduto per davvero.
Il PD sembra avvitato in una spirale irreversibile che lo porterà ad una rapida e crudele autodistruzione, forse perché frutto di una “fusione fredda” che in parecchi stimavano impossibile, forse perché anch’esso parte integrante e fondamentale di un sistema che non sta più su.

In questo va segnalato che il PD si è forse berlusconizzato meno di altri partiti del centrosinistra sul piano dell’impatto mediatico. Nella sua gestione, dal centro fin nella più lontana periferia, la berlusconizzazione ha fatto emergere una generazione di amministratori e di militanti che ha fatto piazza pulita del dibattito politico, della selezione meritocratica e di tutte quelle belle cose che un partito dovrebbe mettere in piedi mentre seleziona la classe dirigente del paese.
Piccoli (in tutti i sensi) dittatori che scambiano l’elezione per investitura, la carica politica per titolo nobiliare, l’esercizio del potere per licenza di arbitrio, le regole come vincoli e lacciuoli da eludere per governare meglio e con più efficienza, il ricorso agli amici come pratica per creare quella corte che può garantire sopravvivenza e, qualche volta, prebende supplementari. Ed eccoci qua.

In pochi sono oggi disposti a scommettere sulla ripresa del PD, sulla sua capacità di svoltare e provare a diventare quello che aveva promesso che sarebbe stato… e questo è un danno incredibile per tutto il centrosinistra, ma anche per l’Italia intera. Se nemmeno oggi il PD appare una seria alternativa al berlusconismo che tramonta, il dramma è davvero a tinte fosche.
Forse una strada ci sarebbe da percorrere. Si chiama coraggio. Il coraggio di aprire per davvero il partito, di disfare correnti e conventicole per accogliere forze nuove, rinunciando al potere delle bande a favore delle idee e della ricerca di soluzioni e persone per dare una svolta all'Italia.

Avrà il PD il coraggio di una rifondazione? Se lo troverà il coraggio, sarà ancora in tempo a provarci?

Mariano



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