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CREDIBILITA

Dire e smentire in tempi di crisi mondiale
Ci vorrebbe un lapicida  di F. Maletti


smentire Molti degli argomenti che riguardano il nostro futuro sarebbero sicuramente di più facile comprensione se descritti da un lapicida, un incisore di iscrizioni su pietra. Prima di tutto perché quelli che, a seconda delle convenienze, smentiscono il giorno dopo quello che hanno dichiarato il giorno prima verrebbero subito smascherati e non potrebbero dare la colpa ai giornalisti. Secondo vantaggio, quello di evitare lunghi e soliloqui pieni di fumo, tendenti a dissolversi come un sogno distratto.
Una maggioranza degli italiani ha ormai concluso che la classe politica non è più credibile. Infatti, quanti sono tra i parlamentari, tutti nominati, quelli in grado di ragionare in modo autonomo e di comportarsi di conseguenza? Gli avvocati e le “ragazze” del premier? Quelli che hanno votato che Ruby è la nipote di Mubarak? Gli intrallazzatori e i faccendieri che continuano ad arricchirsi alla faccia nostra? I crociati delle quote latte pagate dal contribuente? Quelli che vanno scilipotando responsabilità? Quelli che aspettano una cartolina da Antigua? I vari “messi lì” perché innocui e servizievoli? I razzisti e gli omofobi? Quelli che “capiscono” la strage di Oslo? Quelli la cui unica preoccupazione è quella di arrivare a fine legislatura con il portafoglio pieno e, per cui richiesta l’ennesima fiducia, votano qualunque cosa?

Dovremo continuare a non aspettarci nulla di buono. La “crisi mondiale”è diventata la giustificazione di tutto, compreso l’immobilismo. E’ una emergenza che va addirittura “oltre” Berlusconi e il berlusconismo: anche se purtroppo viene affrontata berlusconianamente.
E’ un vero peccato. Perché nel frattempo nessuno sembra accorgersi che ormai “destra e sinistra” non esistono più: la differenza sta tra i ricchi sempre più ricchi e liberi di non rispettare la legge, e i poveri sempre più poveri, che invocano inutilmente giustizia.

I “villaggi di Asterix” nella globalizzazione scompaiono: anche quelli che si chiamano “Padania” e che ipotizzano un aldilà paradisiaco (il mitico federalismo) mentre nell’aldiquà sguazzano nella melma insieme ai pescecani delle varie cricche. Residua temporaneamente qualche paradiso fiscale per gli arraffatori: sono luoghi destinati a diventare sempre più affollati, anche se schiacciando il pulsante di un computer lo speculatore riesce a prevenire le decisioni politiche in una frazione di secondo, giocando sulla divisione tra gli Stati, e a spostare i capitali a seconda delle convenienze.
Le condizioni sociali ed economiche del mondo puntano ugualmente al riequilibrio: a meno che vogliano sterminare qualche miliardo di esseri umani, le collettività che ancora stanno meglio, ma a discapito di chi sta peggio, dovranno col tempo rassegnarsi ed adeguarsi.
I politici che conoscono questi scenari saprebbero anche quali sono le cose giuste da fare, ma non le fanno per timore di non essere rieletti la volta dopo: si accontentano così di una gestione burocratica dell’esistente. Eppure le risorse della Terra si stanno esaurendo rapidamente: siamo tanti e vogliamo troppo. Dovremmo smetterla di litigare per puntare idealmente alla Unione politica ed economica di tutti gli Stati del Mondo: una grande democrazia mondiale, con regole universalmente condivise ed una moneta unica... Non riusciamo a farlo neanche in Europa.

Ciò che tronca ogni illusione l’ho trovato riassunto in questo aforisma: “Anche per l’asceta che vive nel deserto dedicando tutta la sua vita alla preghiera e alla meditazione, ben presto si formano tre partiti: i favorevoli, i contrari, gli indifferenti”.

F. Maletti
agosto 2011



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