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E SE DESSIMO UN CALCIO AL CALCIO?

Discoteche, scommesse, droga e sesso
La domenica nel marcio

calcio1Che il calcio fosse sempre meno sport e sempre più spettacolo si sapeva da tempo. Che, anche per questo, gli scandali e le truffe fossero all’ordine del giorno, anche. Se qualcuno ancora pensava che non fosse vero, ci hanno poi pensato Moggi e la sua cricca a confermare che al peggio non c’è limite. Per fortuna ciclicamente la magistratura è stata costretta a interessarsi al magico mondo del calcio e ha almeno in parte impedito che il marciume dilagasse fino a soffocare il piacere della partita domenicale. 
Così abbiamo spesso visto a quale punto fosse la commistione fra calcio e mondo delle mafie nostrane, ma abbiamo anche colto segni di resurrezione e di riscossa, sempre dopo che un congruo numero di attori dell’ambiente erano finiti in galera e sulle cronache nere dei giornali.

In questi giorno scopriamo che siamo daccapo: intorno al mondo del calcio (e attorno ai mondi dove girano tanti soldi, parecchi in nero) c’è una flora e una fauna che non ha nulla da invidiare alle più trucide rappresentazioni dello spirito dei faccendieri italici. Gente di tutte le risme, millantatori, calciatori indebitati a causa della droga e delle scommesse, pronti perfino a drogare i compagni pur di salvarsi dal giro tossico in cui sono piombati, stimati professionisti con conto in Svizzera e cassetta di sicurezza piena dei proventi delle scommesse sulle partite truccate. Insomma uno schifo.

Non serve a niente evocare l’esempio che lo sport dovrebbe dare ai nostri ragazzi, sono già belli scafati di loro e ben educati dagli innumerevoli esempi di menefreghismo e sopraffazione che viene dagli ambienti a loro più famigliari. Non serve neppure richiamare la magia del calcio, quello giocato e che tanto ci ha fatto trepidare, finita anche quella.

E’ tutto finito da tempo. Forse è giunto il momento di dare un calcio al calcio. Solo così possiamo sperare che risorga, più pulito e più bello. Dare un calcio al calcio potrebbe anche insegnare a questo popolo di bambini che, quando un giocattolo si rompe, non serve a niente piangere e maledire il destino cinico e baro. Val più lavorare per farne uno più bello e robusto di prima.

Mariano



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