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LE MONDE: EDITORIALE DI OGGI

Riflettere sul nucleare, senza tabù né settarismi 

Ecco come la pensano i nuclearisti d'oltralpe.
Non ci sono più dubbi: Fukushima è davvero un disastro nucleare il cui nome appare ora sulla scala di gravità - e nella storia industriale - vicino a quello di Chernobyl.
Probabilmente è prematuro per seppellire l'atomo civile, soprattutto in un paese così "nuclearizzato" come la Francia, ma il settore sta di nuovo per entrare in una crisi acuta nella quale il suo rigore e la sua trasparenza saranno sottoposti a dura prova.
Giustamente messo in discussione, iI piccolo mondo del nucleare civile è infatti afflitto due mali: una forma di arroganza e di poca trasparenza nei confronti dell'opinione pubblica.


Ma ciò che è in discussione oggi non è altro che la dottrina nucleare della infallibilità. Gli ingegneri ammettono volentieri che il "rischio zero" non esiste. Ma i loro sapienti calcoli delle probabilità portano sempre alla conclusione che il rischio è infinitesimale e che la loro industria è "la più sicura" del mondo. Un ingegnere di EDF ed Areva può solo immaginare questa scena, irreale per lui: negli Stati Uniti, quando il Pentagono immagina scenari catastrofici, non solo è autorizzato a consultare gli esperti, ma invita anche gli scrittori e gli sceneggiatori intorno al tavolo - per pensare l'impensabile ...

Questa arroganza, accoppiata con una forte endogamia in un mondo di scienziati dell'atomo da cui difficilmente si esce, ha dato vita al "nucleocrate", un esperto riluttante a condividere le sue conoscenze di alto livello scientifico e inaccessibile ai comuni mortali. Ha alimentato una cultura della segretezza che in Giappone ha assunto proporzioni inquietanti. Per venti anni, TEPCO, la potente compagnia di esercizio dell'impianto di Fukushima, ha deliberatamente nascosto nelle relazioni presentate alla autorità preposta alla sicurezza nucleare giapponese, gravi carenze in alcuni reattori.

La situazione è così diversa in Francia, dove un comitato di informazione locale è responsabile per ognuna delle diciannove centrali di EDF, a fare da collegamento tra i loro manager e la popolazione locale; e dove ogni incidente deve essere segnalato da EDF all'Autorità per la sicurezza nucleare (ASN), che lo rende pubblico sul proprio sito web? Vogliamo sperarlo.

Ma tutti i loro sforzi di rigore, umiltà e trasparenza saranno sufficienti a far accettare - se non amare - una fonte di energia che, piaccia o meno, comporta un rischio mortale, anche se allontana la minaccia, anch'essa terribile, che le emissioni di gas a effetto serra rappresentano per l'umanità? Niente è meno sicuro, tanto che è vero che questa trasparenza sdrammatizza l'atomo nello stesso modo in cui alimenta delle paure irrazionali nei suoi confronti.

Ci sono voluti 20 anni per dissipare il ricordo dell'incubo di Chernobyl. Fino a ieri era un brutto sogno. Eppure, tutti i protagonisti del "rinascimento" del nucleare negli anni 2000, temevano un incidente grave che avrebbe fatto precipitare il settore in un lungo letargo. Il dramma di Fukushima impone ai "nucleocrati" francesi di pensare anche che l'impensabile.

Articolo pubblicato nell'edizione del 17.03.11. e tradotto in fretta da me (scusate l'approssimazione)



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