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RIFORESTARE LA PIANURA PADANA: ANCHE 'ARIA E' UN BENE COMUNE!

Le chiacchiere non ripuliscono l'aria, gli alberi sì.

Dopo un inverno passato ad invocare la pioggia perché ripulisse un poco l'aria mefitica delle nostre città, si avvicina una primavera che si annuncia altrettanto tossica. In realtà non è la primavera ad esserlo, ma l'aria che respiriamo ogni giorno e che facciamo respirare ai nostri bambini, sempre più allergici a qualcosa, asmatici e scoloriti. Quando non ciccioni o ipercinetici a forza di fare sempre qualcosa di organizzato e controllato per far piacere a qualcuno delle migliaia di adulti e vecchi con tanto tempo libero che li scarrozzano qua e là.
Il fatto è che oramai, dopo una bella pioggia, in un giorno soltanto il livello di inquinanti nell'area torna ai massimi, ben al di sopra dei già generosi limiti stabiliti per legge: siamo già oltre il punto di non ritorno, quella soglia che ci permetteva di pensare che, con qualche giorno di blocco del traffico e una limitazione in più per i motori inquinanti, tutto sarebbe tornato a posto. Eppure continuiamo a pensare che le cose stanno così, come se volessimo illuderci che le misure giuste per preservare la salute nostra e dei nostri ragazzi sia solo un piccolo sacrificio in più e non invece quella rivoluzione - non necessariamente sanguinosa e triste - che oramai è nell'aria.

Mentre ne ragioniamo e proviamo a mettere in campo car e bike sharing, blocco del traffico, implementazione del trasporto pubblico, risparmio energetico, contenimento dei consumi, motori elettrici, chilometri zero eccetera, una proposta andrebbe fatta e sostenuta con una campagna di sensibilizzazione potente: quella per la riforestazione della pianura padana
Le aree agricole abbandonate superano solo in Piemonte il 10% del totale coltivato 20 anni fa. Credo che la stessa cosa sia accaduta nelle altre regioni del nord, solo che non ce ne siamo accorti perché molte di queste aree sono state coperte da capannoni, case e casette, con quell'incedere inarrestabile che ha devastato tutto il possibile. 
Non si tratta di impiegare le aree agricole dismesse per coltivare alberi, come in tante parti già si fa, magari per produrre biomassa per alimentare le centrali che crescono come funghi. Bisogna proprio ricreare foreste, con alberi autoctoni, capaci di rigenerare l'ambiente naturale, con i ritmi di crescita giusti e le varietà che servono.
Non sono un esperto del ramo, ma credo che la depurazione dell'aria e la rigenerazione della vita non consistano solo nello sperare che piova o che arrivi un po' di vento a spostare il problema e l'inquinamento un po' più in là. Ecco perché, insieme al potenziamento delle misure "classiche", incentivare chi rigenera foreste nei gerbidi e nelle aree agricole abbandonate potrebbe essere un buon tassello per permetterci un giorno di tornare a uscire di casa per "respirare una boccata d'aria buona".

Mariano



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