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MAMMA MIA, LA STORIA CHE SI RIPETE...

Raccontando del fascismo a giovanottoni diciannovenni...

... mi sembrava di parlare dell'Italia di oggi. E mi sentivo strano, perché non sapevo più se mi stavo trasformando in uno di quegli insegnanti barbosi e autoreferenziali, pieni di boria e di frustrazioni per quello che avrebbero voluto essere e non sono stati.

Mentre raccontavo di come nasce la milizia fascista, era come se parlassi delle ronde padane: per fortuna quella hanno fatto la fine ingloriosa prima di diventare un pericolo. Ma esistono ancora e potrebbero tornare utili a menare le mani se solo lo scontro sociale e politico si radicalizzasse. Anche ottantacinque anni fa si temeva per l'ordine pubblico e si cercava di spaventare la gente col pericolo socialista, comunista, terrorista.

Parlavo loro della formazione del Partito Popolare e della suo sostegno al governo Mussolini, decisivo per trasformare un'emergenza democratica in dittatura, ... e guardo le gerarchie ecclesiastiche di oggi, buone solo a trattare con un governo sputtanato ogni ingiustizia possibile.

Cercavo di raccontare loro come il fascismo fosse stato capace di sollecitare gli istinti più bassi e gli individui più mediocri, finalmente liberi dalla briglia di un'organizzazione sociale democratica e dunque pronti a tutto per rivalersi delle frustrazioni patite: una bella divisa (in questo caso la camicia nera, ma avrebbe potuto essere anche solo un fazzoletto verde o una sciarpa rossa)  e via a picchiare, distruggere, ammazzare. Mi passavano per la mente le immagini dei parlamentari di punta, quelli della televisione e mi chiedevo quale fosse il valore aggiunto di molti di loro.

Descrivevo quel sentimento di ignavia che ha permesso il consumarsi della tragedia del fascismo e pensavo al disinteresse, allo schifo, al comodo ripiegare nel proprio privato e curare i propri interessi che è caratteristico dei tempi d'oggi. In fondo da sempre per gli Italiani è preferibile premiare i deboli e i mediocri, così non sono troppo diversi dalla massa, con alcune lodevoli eccezioni, normalmente quando il fango rischia di sommergere il paese e i suoi abitanti. I tanti "chi se ne frega" o "tanto sono tutti uguali" o, ancora, i "io di queste cose non mi interesso", sono oggi come allora il segno che per i più nulla è cambiato.

Meno male che il campanello ha interrotto il tutto: cambio ora.
Meno male che siamo in Europa e nel 2011, così a qualcuno tocca proteggerci; meno male che abbiamo un'opposizione che fa tenerezza e rabbia, così ci viene voglia tutti i giorni di provare domani a fare di meglio.

Mariano



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