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MHHHH: MARCHIONNE

Torna il mito dell'uomo forte e i sindacati gli fanno da sponda

Questi primi giorni del'anno sono tutti dedicati alla vicenda della FIAT e alle discussioni intorno al ruolo e al carattere di Marchionne. Va detto che i suoi guadagni - da qualunque punto di vista la si guardi - sono scandalosi, lo sono le poche tasse che paga e tutto questo è ancora più disgustoso perché stiamo vivendo un periodo di vacche magre dove pagano anche gli operai, perfino quelli che non sono della FIOM.
Se non fanno schifo ai suoi supporter i modi e lo stile, non vanno certo assunti come unico elemento di valutazione del suo operato. D'altra parte un innovatore - come viene dipinto dai più - non può curarsi della forma, della cortesia, del rispetto delle regole... sennnò che uomo della provvidenza sarebbe? E allora tutti a lodare il suo abbigliamento, il suo stile di vita, a tessere lodi sulla sua capacità di ristrutturare, di infrangere tabù secolari, di destrutturare centri di potere che si credevano eterni e che paralizzano la nostra ingessata società italiana. Che è molto peggio di quella americana dove, com'è noto, se la passano tutti bene perché sono flessibili e pronti al cambiamento.
Negli ultimi due anni la FIAT di Marchionne non ha avviato la produzione di nessun nuovo modello, ha mandato in pensione la Stilo e la Multipla senza rimpiazzarle con alcun altro modello. L'unica auto  "nuova" uscita dalla catene di montaggio italiana è la Bravo. Anche la Mito dell'Alfa ha oramai più di tre anni e così la Lancia Delta. Tutto questo mentre i concorrenti sfornavano nuovi modelli a ripetizione.
Il risultato si è ben presto visto: le vendite sono crollate e stanno costantemente scendendo, perfino nei settori dove la FIAT è tradizionalmente più forte, quello delle utilitarie. In compenso le azioni salgono in borsa perché  lui doma gli operai e i riottosi sindacati comunisti.

Dunque sembrerebbe che di Marchionne si tenda a premiare la sua abilità nel fare politica, più che nel produrre automobili e profitti da successi industriali per gli azionisti. Mentre si recita questa sceneggiata che i lavoratori pagheranno cara, comunque vada a finire, il nostro mondo è costretto a schierarsi fra pro e contro la FIOM da un comportamento dissennato di tutti i sindacati, che hanno visto in questa vertenza l'occasione per regolare i conti fra loro.

I sindacati sono non da oggi una centrale di privilegi e ideologie, uno strumento comodo per coprire i fannulloni e quelli che si sono sempre fatti i cazzo loro alla faccia dei colleghi e dei compagni di lavoro. Sovente nei sindacati hanno fatto carriera i più furbi e quelli meglio spondati dai partiti. Specialmente nel pubblico impiego una energica pulizia farebbe proprio piacere a chi - come me - paga la tessera da 38 anni. Eppure i sindacati sono necessari, importanti strumenti di tutela dei lavoratori e, quando fanno bene il loro lavoro, di garanzia degli interessi collettivi. Bisogna criticarli, ma sempre va preservata la loro capacità di rappresentare segmenti del mondo del lavoro che altrimenti sarebbero costretti a cercare forme meno democratiche di manifestazione del disagio e del dissenso. In Italia questa storia l'abbiamo già vista e sappiamo anche come è andata a finire.

Per questo voglio che finisca subito questa guerra e che nessuno dei sindacati presenti nei luoghi di lavoro venga escluso dalla rappresentanza sui luoghi di lavoro.
E così, mi hanno costretto a prendere le parti della FIOM. Incredibile!

Mariano



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