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FEDERALISMO DELLA LEGA: UNA NUOVA PRESA IN GIRO

Dopo gli annunci roboanti, il nulla assordante

A mano a mano che si avvicina il fatidico 17 gennaio (oramai manca una settimana scarsa) aumentano le fibrillazioni e si fanno sempre più roboanti le dichiarazioni della Lega che deve portare a casa questo benedetto federalismo altrimenti minaccia lo scioglimento delle camere  e le elezioni anticipate.
Per chi vuole saperne di più nel dettaglio un articolo imponente di Massimo Bordignon su lavoce.info chiarisce abbastanza bene la caratteristica dei provvedimenti contenuti nei decreti già licenziati dalla Bicamerale e di quelli ancora in fase di discussione, in particolare il decreto sul federalismo fiscale..
Basta una lettura frettolosa per comprendere che il contenuto dei decreti tutto fa tranne che introdurre il federalismo nel nostro paese. Si modifica la denominazione delle tasse, di accorpano balzelli diversi, ma sempre la gestione della raccolta e della distribuzione delle risorse avviene centralmente. Alla faccia di tutti quelli che pensavano che il federalismo avrebbe almeno prodotto una maggiore responsabilizzazione degli enti locali nella costruzione di un sistema fiscale decentrato e capace di combattere l'evasione fiscale per ridurre le tasse e liberare risorse per investimenti.

Ci immaginavamo - noi che siamo federalisti da prima che la Lega cominciasse ad esistere - che i comuni avrebbero ottenuto tutte le funzioni che possono svolgere e che le articolazioni territoriali superiori ne sarebbero stata la derivazione diretta e lo strumento per realizzare politiche di largo respiro. Il tutto in un quadro legislativo nazionale che definiva le regole della convivenza civile, il quadro dei diritti/doveri, richiamando in ciascuno l'assunzione di una propria responsabilità nella conduzione della comunità, del comune, della provincia (se serve) e dello stato. Ci immaginavamo un federalismo basato sulla Costituzione, carta di tutti e fondante dell'Italia d'oggi.

Pensavamo che una distribuzione più equa e calibrata delle risorse avrebbe fatto da stimolo all'assunzione di responsabilità da parte di quegli amministratori e politici che hanno abituato il paese alla disparità. Pensavamo anche che il federalismo fosse il modo per sconfiggere la malavita organizzata, liberando la politica e l'economia dai legami perversi con le zone grigie della finanza e del controllo dell'economia e del territorio, semplicemente rendendo trasparenti e compatibili i meccanismi di costruzione della spesa pubblica e di destinazione delle risorse economiche disponibili.

Erano tutte bufale, la Lega finge di cambiare per non cambiare nulla: tutto si continuerà a decidere a Roma, tutto passerà per Roma e tutto partirà da Roma. In questo  è vera erede della peggiore partitocrazia della prima repubblica e zavorra di un nord alla disperazione, oltre che per l'asfissia delle speranze, anche per l'afasia di un centrosinistra che non ha più nemmeno il nerbo per rendere almeno dolorosa questa gigantesca presa per il culo.

Mariano



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