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BERLUSCONI: LA SAGGEZZA DEI VECCHI?

Aiuto! Ci stanno fregando perfino i luoghi comuni

Quando avevo quindici ani pensavo che a quaranta si fosse vecchi e a sessanta oramai inutili, pronti per la tomba. Poi - come sarà certamente accaduto a tutti voi e ancora accadrà ai ragazzi di oggi - l'età della rottamazione si è progressivamente alzata e oggi  (56 anni) penso di avere ancora parecchio da fare, dare e dire. E' così la vita.

Lo sconquasso sociale del trionfo dell'individualismo ha però prodotto un cambiamento epocale nel rapporto fra le generazioni e nel modo in cui ciascuno di noi sente e vive lo scorrere delle stagioni della vita. Mi dispiace dirlo, ma anche in questo caso berlusconi è un precursore e un'icona insuperabile.

Il vecchio è sempre stato considerato il saggio, depositario di esperienze, di conoscenze, di relazioni e di quella autorevolezza che deriva dall'aver vissuto, dall'aver provato, dall'aver visto e partecipato. Dunque l'aspetto fisico del vecchio richiamava queste caratteristiche e la cura della sua persona stava semmai nella ricercatezza con cui presentava le sue cose profonde al mondo più giovane e più dinamico. Il vecchio era indicatissimo per occuparsi di bambini perché aveva maturato quella pazienza nella cura dei piccoli che non sempre i giovani genitori hanno, il vecchio sapeva viziarli mentre indicava loro la strada giusta per diventare adulti responsabili e felici. Il vecchio saggio adoperava i risparmi di una vita per aiutare i figli a comperarsi la casa o per investire in beni durevoli per il futuro, il vecchio era quello che a Natale regala i soldi ai nipoti non più bambini, ben sapendo che quello era il regalo preferito. Il vecchio stolto viveva alle spalle dei figli che sopportavano il carico per dovere generazionale.
Il vecchio era anche quello che andava in giro per le scuole a parlare della lotta partigiana e sopportava a stento gli uffa! dei ragazzi annoiati, quello che Guccini metteva nelle canzoni per segnare lo scorrere delle stagioni e la coniugazione delle generazioni.
Poi è arrivato lui: si trucca col cerone, si mette i tacchi nascosti per sembrare più alto,si fa lifting e trapianti di capelli, punture nel pisello (brrr!) per avercelo sempre pronto all'uso. Lui, che si circonda di fanciulle-nipotine, che costruisce dei figai per i suoi ospiti illustri, che usa gli immobili e le strutture dello stato per i suoi affari privati e viceversa, lui che non è mai vecchio, che è grasso al mattino e magro al pomeriggio, lui, lui lui.
Pensi che sia lui, poi ti guardi incontro e scopri che...
Molti nostri vecchi hanno un reddito più alto dei loro figli, anche di quelli che hanno già superato i quaranta. Molti di loro si permettono viaggi e vacanze, vanno in palestra, frequentano corsi e conferenze, sbuffano se debbono occuparsi dei nipoti, ma lo fanno come forma di assistenza sociale ai figli in difficoltà. Quando frequentano n centro sociale per giocare a carte, non li cacci nemmeno con le cannonate e parlano con disinvoltura dei loro diritti e glissano sui doveri e sulle responsabilità ben di più di quanto lo facciano le persone più giovani. Qualcuno si tinge i capelli, maschio o femmina che sia, qualcun altro si mostra sempre abbronzato, qualcun altro spadroneggia sulle piste da ballo in salsa cubana.
Pensano ai cazzi loro, hanno lavorato tutta la vita e non devono nulla alla società, semmai è la società che deve loro qualcosa, anzi. tutto.
Per fortuna i vecchi non sono tutti così, non tutti si sono berlusconizzati, ma i vecchi moderni prevaricano gli altri si mettono sempre davanti, rompono le palle fino a quando quelli normali si stufano e abbandonano il terreno.
Che bella cosa sarebbe la riscossa dei vecchi che vogliono restituire alla collettività in saggezza e impegno quello che hanno ricevuto nel corso della loro esistenza. Che bello vecchi importanti e appassionati che pensano agli altri, perché hanno capito che questo è il modo migliore per occuparsi di se stessi.

Mariano



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