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LA SCUOLA SI MUOVE?

Fermenti e proteste in una scuola sotto assalto

Mercoledì un bel corteo festoso ha sfilato a Torino lungo il solito percorso, riunendo insieme studenti e insegnanti e personale della scuola. Lo stesso è successo in gran parte d'Italia, ma è presto per dire se si tratta di un vero risveglio oppure degli ultimi sussulti di un organismo già quasi cadavere.
Parole d'ordine tutte incentrate condannare l'operato del governo e della gelmini (la maiuscola non riesco proprio a mettercela), con una determinazione e una competenza che da tempo non trovavo. Si avvertiva che gli studenti avevano discusso della partecipazione al corteo, che essere lì non era per divertimento, ma il frutto di una scelta precisa che c'era anche la voglia e la sorpresa di trovarsi a sostenere gioiosamente le buone ragioni di una generazione che non ha davvero più nessuna speranza e pochissima fiducia nel mondo degli adulti.

Slogan razionali, poche invettive di pancia, quasi a voler sottolineare a differenza con una politica sempre più votata a fare leva sugli istinti più bassi di ciascuno di noi. Una politica che parla alla pancia e non alla testa, che spaventa invece di rassicurare, che grida invece di parlare, che enuncia invece di fare.
Il cambiamento c'è, si sente nell'aria, ancora non è raccontato e percepito dai mass media che, a volte, sono più autoreferenziali dei politici, ma c'è per davvero. C'è voglia di concretezza, di semplicità nelle relazioni e di complessità nell'assembleare le speranze e le competenze che ci vogliono per reggere le sfide di un mondo difficile.
Stamattina sento che gelmini vuole dare la quattordicesima agli insegnanti più "bravi": che desolazione per questa risposta alla scuola che vuole attenzione, risorse, competenze e rigore! Questo è l'esempio più tragico di dove si arriva a forza di parlare alla pancia e non alla testa e di come si deludono speranze e aspettative facendo leva sempre sul peggio.
Come durante il fascismo, quando i leccaculo e i mediocri erano classe dirigente e dettavano regole per escludere tutti quelli che avevano più numeri di loro... e gli Italiani erano felici e appoggiavano questo modo di governare dal paese, sorretti dalla propaganda, ma ben consapevoli anche allora della pochezza del tutto. Speranzosi però che, così facendo, ce ne sarebbe stato anche per loro. Come è andata a finire lo sappiamo, sappiamo anche che il nostro paese ci ricasca sempre.
Allora, miei cari colleghi, ci fumiamo anche stavolta questi piccoli segni di cambiamento riconducendo le speranze dei giovani alle nostre paranoie autoreferenziali?
Dai, mettiamoci un po' di lungimiranza, di coraggio e di generosità.

Mariano



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