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MHHH, MARCHIONNE!

Il supermanager canadese incanta l'Italia

La performance di Marchionne da Fazio resterà negli annali della televisione, ma ancora di più nei manuali di psicologia dei prossimi anni. Un capolavoro di comunicazione, una capacità immensa di piegare la realtà all'ideologia, la propria, un fascino carismatico ipnotico incredibile.
Parte da un assunto anche condivisibile - quello per cui certi costumi rendono ingovernabile un'azienza di grandi dimensioni - per arrivare a teorizzare un modello di sindacato come piace a lui, sennò ciccia!

Vista la chiarezza dell'esposizione e la sincerità che ci ha messo, perché non ha spiegato che a Pomigliano difficilmente venivi assunto se non eri raccomandato? E che alla FIAT questa pratica andava benissimo perché rappresentava un modo per collegarsi al territorio e alle sue istituzioni, dalle quali riceve in cambio favori e qualche variante ai Piani regolatori?
Perché non ha spiegato che anche alla FIAT andava bene  concedere qualche privilegio ai delegati in cambio di qualche favorino e di un po' di collateralismo quando le cose si mettevano male? Oggi forse le cose non stanno più così alla FIAT, ma resta il fatto che essere sindacalisti comporta in qualche posto rischi inimmaginabili, in altri favori, prebende e facilitazioni ben evidenti alla gran massa dei lavoratori.
E che dire del sistema paramafioso instaurato da FIAT con i propri fornitori, dei suoi uffici acquisti e del controllo del territorio che fino a qualche anno fa era talmente asfissiante da allontanare dal torinese investitori anche ben intenzionati... insomma, un Marchionne a senso unico.
Una cosa mi ha impressionato più delle altre: Marchionne ha dato una lettura della realtà senza passato e senza futuro, come se vivessimo in un cartone animato a due dimensioni.
Non c'è storia e non c'è prospettiva, tutto è appiattito sull'oggi. Giusto quello di cui l'Italia non ha bisogno per uscire da questa stagione terribile.

Mariano



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